Una vacanza breve ma speciale a Mattinata di Pietrino Pischedda

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Una vacanza breve ma speciale a Mattinata
di
Pietrino Pischedda

Che tutta la Puglia sia bella e ricca di attrazioni dal punto di vista paesaggistico e artistico non spetta a me dirlo, visto l’afflusso turistico che si registra in tutto l’arco dell’anno, ma soprattutto nella bella stagione per via dell’accoglienza offerta dal suo mare incontaminato.

Il caso ha voluto che quest’anno, nella prima settimana d’agosto, con la consorte capitassi in un angolo di paradiso, precisamente a Mattinata, in provincia di Foggia.

Di contrada in contrada, dopo aver girato attorno al Cimitero dell’antica Apeneste, attraverso un labirinto di stradine, costeggiate da entrambi i lati da miriadi di ulivi, il nostro viaggio dalla Capitale si è concluso davanti al mare, su una terrazza spaziosissima, costruita da mani d’uomo, prospiciente il Golfo di Manfredonia e  resa incredibilmente accogliente dalla presenza di ulivi e di una grande piscina.

L’Hotel La Rotonda sul mare, prenotato pochi giorni prima, ci ha regalato l’habitat più sereno e confortevole mai provato negli anni precedenti.

L’amenità del luogo, la buona cucina, il silenzio, il tratto umano e signorile dei proprietari e del personale lasciano il segno, dopo che l’esperienza di una breve vacanza ha avuto il suo epilogo.

Ciò che più crea stupore infinito e mai pago è lo spettacolo offerto da quella magica terrazza, che dà la sensazione di stare sul mare, sia quando si sta seduti a uno fra tanti tavolini a sorseggiare una tazzina di caffè, sia quando ci si affaccia alla lunghissima balaustrata in legno, sovrastante la spiaggia ghiaiosa colma d’ombrelloni e di bagnanti, con lo sguardo proteso sulle acque cristalline racchiuse nel Golfo di Manfredonia.


Quando la contemplazione è ormai satura di emozioni e si è quasi inebriati dalla visione di tanto splendore, che si perde all’orizzonte, diventa incontrollata la voglia di scendere qualche gradino e tuffarsi in un mare setoso e avvolgente, restii a uscirne, perché il corpo e lo spirito ne traggono incommensurabile giovamento.

Mai avremmo voluto abbandonare, neppure per un istante, quel luogo beato e beatificante, se una ricorrenza importante, quale quella del nostro decennale di matrimonio, non ci avesse spinto oltre, la sera del 6 agosto, verso la chiesa parrocchiale  Maria Regina di Siponto, dopo aver visitato, nella stessa località, la bella Basilica di Santa Maria Maggiore.

Il giorno prima della partenza, la pioggia incessante e copiosa fin dalle prime ore ci ha fatto cambiare nuovamente programma per andare su nel Gargano in visita a Monte Sant’Angelo.

Che spettacolo questa cittadina biancovestita, accoccolata sulla montagna e convergente con il Santuario di S. Michele Arcangelo, nelle cui sacre latebre l’anima si redime e si rigenera!


Ora che il viaggio è finito, rimane la consapevolezza di aver scelto, aiutati dalla fortuna, il luogo giusto per una vacanza degna del suo nome, ma col proposito di ritornarci nel prossimo futuro.

Pietrino Pischedda

Roma, 11 agosto 2016

IL GRANDE CORO DI ROMA IN CONCERTO A REBIBBIA: a cura di Pietrino Pischedda

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IL GRANDE CORO DI ROMA


IN CONCERTO


A REBIBBIA

Il giorno dopo, quando le “stanche membra” si son riposate e la mente si è snebbiata, il pensiero rivede, come in un fotogramma amatoriale, la sequenza di immagini susseguitesi nella fredda mattinata di ieri, 16 gennaio 2016, all’esterno e all’interno del carcere di Rebibbia.
Arrivato alla stazione della Metro B di Rebibbia, non avendo precedentemente calcolato quanta strada avrei dovuto fare per arrivare in Via Bartolo Longo, dove si trova la Casa di Reclusione, mi sono avviato a piedi come in una sorta di viaggio penitenziale in preparazione all’impatto che, come componente del Coro, avrei vissuto a contatto con la popolazione carceraria.
Varcato l’ingresso della struttura e sottopostomi ai controlli di rito, raggiunsi il salone rettangolare, dove il M° Fabrizio Adriano Neri predisponeva i cantori in ordine di sezione e di statura e si accingeva a far riscaldare le nobili ugole per il Concerto ormai imminente.
Nel frattempo la sala andava riempiendosi di detenuti, venuti spontaneamente ad assistere all’evento a loro beneficio.
Alle 10.30 l’incipit e quindi l’esecuzione dei brani, come da programma, sotto la direzione del M° Fabrizio Adriano Neri, con l’accompagnamento al piano del M° Andrea Calvani, con la partecipazione del Mezzosoprano Amalia Dustin e la presentazione del repertorio da parte della corista Rita Magnani.
È stato un tripudio di voci osannanti, un susseguirsi di battiti di mani da parte di chi, lasciato per il momento l’angolo della solitudine e della sofferenza, ha voluto condividere con noi le note della bella musica, ispiratrice di nobili ideali.
Non posso sottacere quanto questo Concerto mi abbia toccato ed emozionato.
È stata una condivisione palpabile di fratellanza in questa “valle di lacrime”, in cui tutti siamo peccatori e tutti siamo chiamati al riscatto individuale e collettivo.
Un grazie particolare alla Direzione, alle Guardie Carcerarie e soprattutto ai Detenuti, i quali, invitati dal nostro Maestro, hanno cantato e condiviso con noi le note di alcuni brani del repertorio.
Al rientro a casa, accompagnato in macchina da alcuni colleghi alla Metro di Piazza Bologna e percorrendo Via XXI Aprile, la mente, ancora sovraccarica d’emozione, non ha fatto spazio alla memoria che in quella data è racchiuso il ricordo del Natale di Roma.
Oggi quella mente, momentaneamente e benevolmente distratta rispetto alle glorie delle origini, è più che mai viva, memore dell’incontro recente con chi aspettava la visita dei fratelli.

Pietrino Pischedda

IN CORBULA PANIS SUAVIS

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Questo piccolo-grande cesto contiene veramente pane profumato e buono, come quello che io ho conosciuto da ragazzo e che con amore e fatica preparava mia madre per tutta la famiglia.
Qui ci sono parole che contano e che fanno riflettere.
Questo non è un contenitore qualunque ma un recipiente di idee, riflessioni. suggerimenti, ecc., che scaturiscono dai miei stati d’animo, a seconda dell’ispirazione del momento.
Se qualche imperfezione risultasse nelle mie pubblicazioni, me ne scuso già fin d’ora con i lettori.

Pietrino Pischedda

«IL FEDERICIANO»: Appunti di un viaggio poetico di Pietrino Pischedda

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“IL FEDERICIANO”


Appunti di un viaggio poetico

di

Pietrino Pischedda

Rocca Imperiale

Agosto 2015

Dopo vent’anni ho rivisto il mio “vecchio” amico Giuseppe Aletti, che nel frattempo tanta strada ha fatto e a tante glorie, meritatamente, è assurto.

Era l’anno 1996, quando a Roma ebbi la fortuna di conoscere l’Aletti, giovane intelligente e promettente, che mi propose di collaborare alla nascente Rivista Orizzonti, nelle cui pagine anch’io trovai uno spazio culturale, curando, assieme a Paola Massa, la sezione poetica dal titolo “Frustule poetiche” su “Donna e Natura” nella Letteratura dal ‘200 in poi.
L’approdo a Rocca Imperiale, riconosciuto ormai “Il Paese della Poesia”, non  è stato casuale ma pienamente motivato da un evento eccezionale, cioè dalla Festa della Poesia, che quest’anno si è svolta dal 22 al 30 agosto.

Questo borgo medievale, che, a vederlo dalle pendici, mi è sembrato un presepe composito di case variamente colorate, sovrastate dal Castello Svevo, ha destato subito in me un’emozione e un’impressione non comuni.
Arrivato a metà della sinuosa panoramica che porta verso l’antico Maniero, attratto dalla roccia bianco-giallastra, che, alla luce del sole, pareva sorridermi e darmi il benvenuto, mi soffermai un attimo e dalla mia autovettura immortalai il mio arrivo con alcuni scatti fotografici.
Appagato da questa prima visione, proseguii il viaggio fino all’Agriturismo “Il Vecchio Casale”, percorrendo una stradina di campagna, in parte bitumata e in parte sterrata.
In questa vecchia struttura, intelligentemente ammodernata e immersa nella natura, ebbi subito la sensazione che il mio lungo percorso dalla Capitale alla Calabria sarebbe stato ripagato dal silenzio e dalla buona cucina.

Così poi è stato.

Se il corpo, giustamente, doveva appagarsi del profumo e della bontà delle leccornie della tradizione culinaria locale, maggiore doveva risultare il soddisfacimento dello spirito a contatto con l’Arte, che qui si respira a pieni polmoni.
Quando la mattina del 29, dopo una notte di meritato riposo, mi inoltrai nei vicoli e vicoletti del paese, in un saliscendi di interminabili scale a gradoni, ebbi sussulti di gioia inenarrabili. Sentii il profumo dei limoni proveniente dall’agro rocchese ma ancor più deliziai il mio spirito alla vista delle Muse, che in ogni angolo e piazza, ostentano al passante i moti del cuore dei poeti federiciani scolpiti su stele di ceramica.


Il tutto con il placet dell’Amministrazione rocchese e con il marchio inconfondibile di Aletti Editore.

Il clou della giornata, però, mi attendeva lassù, in cima alla rocca, nel Castello incantato, le cui mura sono impregnate anch’esse di voci e profumi poetici dalle trascorse edizioni de “Il Federiciano”.
Nella terrazza del Maniero, capiente sala a cielo aperto, mi accolse un’aria di festa, un’assemblea di Poeti Federiciani, invitati là per declamare i loro versi e ricevere l’alloro poetico simboleggiato da una pergamena.

Il mio io si unì a quello dei convenuti e, dopo aver salutato l’amico ritrovato, Giuseppe Aletti, attesi il mio turno per rendere noti a tutti i miei versi e avere tra le mani l’attestato agognato.
Quando ormai le voci ispirate dei Poeti si accingevano a calare il sipario, si affacciò la splendida Luna per condividere la gioia degli astanti e condurre tutti i partecipanti lungo i vicoletti semibui del borgo fino alla stele velata che ancora teneva segreto il nome e i versi del vincitore.


La festa poi continuò fino a notte fonda dopo la degustazione della pasta maritata, in un tripudio di musiche e danze .

“Questo dì fu solenne” (Leopardi).

VACANZE ABRUZZESI 2015 (di Pietrino Pischedda)

Posted on lug 28 in: Senza categoria - Commenti disabilitati

Rituffarmi in Abruzzo, in quest’estate rovente 2015, è stato per me un riappropriarmi dei profumi di una natura incontaminata e salutare.
Il lago di Scanno, luogo da noi eletto per queste brevi vacanze di fine luglio, è stato oggetto di indubbia contemplazione non appena ci siamo affacciati al balcone della camera dell’hotel Acquevive nella via Circumlacuale.
Questo bacino d’acqua, benché contenuto nelle sue dimensioni, posto ai piedi della cittadina di Scanno,, distante 3 km, per chi arriva dalla strada strettissima e tortuosa delle gole del Sagittario, dalle quali si ammira il lago di S. Domenico, è la sala d’aspetto accogliente e silenziosa che invita l’ospite a salire e visitare il borgo, di una bellezza unica e rara, accoccolato sulla montagna, che mira quel suo specchio d’acqua  e che gode di essere mirato dai numerosi turisti per un saliscendi vario e ineguagliabile di viuzze tutte lastricate e linde come non mai.

Scanno, con il suo lago, è il biglietto da visita offerto al turista per proseguire il suo viaggio e arrivare al Passo Godi, dove natura mozzafiato e fauna si fondono insieme.

È stata per me una sorpresa, forse irripetibile, la visita a una ventina di daini, che nel meriggio di un clima accogliente, giacevano tutti insieme, come una grande famiglia, sotto un antico e larghissimo leccio.
La nostra visita, discreta e rispettosa dell’ambiente che percorrevamo, è stata ripagata dall’incontro quasi umano, o forse più che umano, con quelle umili creature, che alla nostra presenza si sono alzate e ci sono venute incontro per darci il benvenuto.
In questa porzione d’Abruzzo, contrassegnata dal Parco Nazionale, dove il verde predomina e dove, ad ogni passo, si sente lo scorrere dell’acqua cristallina e il ripetersi delle cascate gettantesi dalle alte rocce, l’anima e il corpo del viandante si sentono appagati e inclini a fissarvi la tenda per dimenticare le contrarietà che il quotidiano riserva.
È in questo angolo di paradiso terrestre che si trova la famosa Camosciara, un vero miracolo della natura, dove il visitatore, cammin facendo, è attratto dal melodioso fluire delle acque attraverso sparsi rivoli e, dulcis in fundo, dalle cascate che sembrano dire al visitatore: “Soffermati almeno un istante e riprendi vigore dopo aver toccato con mano la mia forza risanatrice.

Flora e fauna, acque sorgive e lacustri, paesaggi d’altura sconfinati, orizzonti che si perdono oltre vista, gente ospitale, cibo sano della terra d’Abruzzo, hanno lasciato in me un’impressione e un appagamento, che forse è il caso di dover e voler rivivere.

In Val Pusteria: riflessioni di Pietrino Pischedda

Posted on ago 02 in: Senza categoria - Commenti disabilitati

In Val Pusteria


23 . 31 luglio 2012

(Riflessioni a caldo)

C’è chi d’estate ama il mare e chi la montagna; ma c’è anche chi ama entrambe le cose.

Per me nessuna distinzione. Il mare mi ha sempre appassionato fin da bambino, forse perché era l’unica realtà a me più vicina.

Divenuto adulto e quindi autonomo, ho iniziato a uscire dalla mia bellissima isola, a conoscere altre compagini naturali e a contemplare dalle vette dei monti i boschi, i fiumi, i laghi, le città e persino lo stesso mare, che sempre accarezza e lenisce le mie inquietudini.

Superare i 2000 m, dopo aver percorso sentieri impervi, non è impossibile, anche se faticoso. Ѐ una fatica che dà un valore aggiunto e appagante.

Mai avevo provato l’esperienza dell’altitudine in maniera così inebriante come quest’anno.

Lasciare anche solo per una settimana la città e i problemi legati alla quotidianità della vita, per vivere un momento di silenzio e interiorità ad alta quota, è bello e consolatorio.

La Val Pusteria mi ha dato sensazioni uniche e rare.  Queste vallate, intrise del profumo delle mele, che di filare in filare ti salutano appena ti presenti, sono avvolte e protette dalle Dolomiti.

Dalla stanza d’albergo vedevo vicino lo schienale verde e roccioso di quella catena che lambisce le nuvole e sembra toccare il cielo.

Percorrendo a piedi i sentieri di montagna avvertivo attorno a me il silenzio della natura interrotto di tanto in tanto dal fluttuare delle acque limpide e luccicanti che scendono a valle. Man mano che camminavo la mia Natura umano-terrena si compenetrava in quella divina datrice di tanta bellezza.

A 2270 m, la visione e la contemplazione del grande Lago della Siromba (Große Seefeld See), circondato da ripide fiancate, hanno confermato il mio sì incondizionato per la Natura.

(Pietrino Pischedda)

Dietrich Buxtehude, membra Jesu nostri patientis sanctissima: traduzione e analisi del testo ad opera di Pietrino Pischedda

Posted on feb 03 in: Senza categoria - Commenti disabilitati

Pietrino Pischedda

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D. BUXTEHUDE

Membra Jesu Nostri patientis sanctissima

Traduzione, analisi e commento del testo a cura di P. Pischedda

Roma

febbraio 2012

Buxtehude (Oldesloe, Holstein, 1673 – Lubecca, 9.5.1707)  è  il più famoso compositore e organista della Germania del Nord: sono particolarmente note le sue Abendmusiken durante le due ultime domeniche dell’anno liturgico e durante la seconda, terza e quarta domenica di Avvento di ogni anno.[1]

Le pause improvvise nelle sinfonie introduttive delle sue cantate sacre rivelano un’estasi mistica, un respiro dell’anima di fronte al mondo incantato della natura nordica.

Le caratteristiche musicali di Buxtehude attirarono anche il giovane Bach da Lüneburg alla Marienkirche di Lubecca per ascoltare Dietrich.

La semplicità popolare delle cantate hanno fatto di Buxtehude una specie di gran «gran predicatore del popolo».[2]

L’eclettismo è una peculiarità della multiforme struttura spirituale di Buxtehude, il quale ha saputo compendiare in sé le tre fasi di sviluppo dell’epoca barocca: lo stile dotto (polifonico – contrappuntistico), lo stile popolare (omofono e piacevole) e lo stile “romantico” (contraddistinto dall’uso espressivo della dissonanza).[3]

Senza soffermarmi sulle numerose opere composte da Buxtehude, la cui analisi non rientra nelle mie competenze, ritengo più interessante spendere due parole, solo per quanto concerne la parte testuale, sul ciclo di cantate della passione, dal titolo Membra Jesu Nostri (1680).

La narrazione (in gran parte costituita da versetti tratti dall’Antico Testamento e in minima dal Nuovo)) è affidata al coro, mentre le arie a solo, i duetti, i terzetti sono realizzati su strofe ritmate di libera invenzione, che trattano delle membra di Cristo crocifisso (i piedi, le ginocchia, le mani, i fianchi, il petto, i cuore e il viso). L’Amen finale corona degnamente l’intera composizione.[4]

Il testo, “Salve mundi salutare”[5], noto anche come “Rhythmica oratio”, è un poema dello scrittore medioevale Arnolfo di Louvain (ca. 1200 – 1250).[6]

Ecco qui tutta la mia curiositas, nata più che altro da un verbo “galeotto”, “blandicentur”, forse un refuso ad opera di un copista. Forma strana, inesistente, per lo meno ignota, anche ai cervelloni che col latino hanno a che fare!  La partitura che ho tra le mani mi dà esattamente questa versione!

Che fare? Accettare per partito preso oppure indagare, confrontare, approfondire? Ho scelto la seconda soluzione

Su Buxtehude e su questo Oratorio che mi sono proposto di analizzare molto inchiostro è stato versato e svariate interpretazioni e versioni sono state prodotte.

Il mio vuol essere un modesto contributo, che, unito a tutti gli altri, può sortire beneficio a molti.

Un ringraziamento speciale va al M° Osvaldo Guidotti[7], il quale mi ha dato l’occasione di conoscere questo autore.

Buxtehude: Le sette cantate

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Ad pedes

( due violini, una viola da gamba e cinque voci (due soprani, contralto, tenore e basso e basso continuo).

  1. 1. Sonata (introduzione orchestrale:

due violini, viola da gamba,

e basso continuo).

2. Concerto (cinque voci).

Ecce super montes[8] “Ecco sui monti

pedes evangelizantis                                        i passi d’un messaggero,

et annunciantis pacem                                      un araldo di pace” ( BJ)[9]

3. Aria (soprano).

Salve mundi salutare,                                       Salve, Salvatore del mondo,

salve Jesu care!                                                 salve, Gesù caro!

Cruci tuae me aptare                                        Vorrei invero attarmi alla tua croce,

vellem vere, tu scis quare,                                tu sai perché,

da mihi tui copiam                                            dammi la tua forza.

4. Aria (soprano)

Clavos pedum, plagas duras,                           Abbraccio con affetto i chiodi

et tam graves impressuras                                dei piedi, le piaghe dolorose

circumplector cum affectu,                              e così profonde da segnarti,

tuo pavens in aspectu,                                      sbigottito per il tuo aspetto,

tuorum memor vulnerum                                 memore delle tue ferite.

5. Aria (Basso)

Dulcis Jesu, pie deus,                                       Dolce Gesù, Dio clemente,

Ad te clamo licet reus,                                     a te grido, sebbene peccatore,

praebe mihi te benignum,                                mostrati a me benigno,

ne repellas me indignum                                  non respingere me indegno

de tuis sanctis pedibus                                     dai tuo santi piedi.

6. Concerto (da capo:

Ecce super montes [10] “Ecco sui monti

pedes evangelizantis                                        i passi d’un messaggero,

et annunciantis pacem                                      un araldo di pace” (BJ)

7. Concerto (cinque voci).

Salve mundi salutare,                                       Salve, Salvatore del mondo,

salve Jesu care!                                                 Salve, Gesù caro!

Cruci tuae me aptare                                        Vorrei invero attarmi alla tua croce,

vellem vere, tu scis quare,                                tu sai perché,

da mihi tui copiam                                           dammi la tua forza..

II. Ad genua

1. Sonata

2. Concerto (cinque voci).

Ad ubera portabimini,[11] Sarete portati sul seno

et super genua blandientur[12] vobis                   e sulle ginocchia vezzeggiati.[13]

3. Aria (tenore)

Salve Jesu, rex sanctorum,                               Salve, Gesù, Re dei Santi,

spes votiva peccatorum,                                   speranza di preghiera dei peccatori,

crucis ligno tanquam reus,                                appeso al legno della croce come reo,

pendens homo verus deus,                               vero uomo vero Dio,

caducis nutans genibus                                    vacillante sulle fragili ginocchia.

4. Aria (contralto).

Quid sum tibi responsurus                               Che cosa ti risponderò?

actu vilis corde durus?                                     Io vile nell’agire e insensibile?

Quid rependam amatori,                                  Che cosa ricambierò all’amante,

qui elegit pro me mori,                                     che scelse di morire per me,

ne dupla morte morerer?                                  perché non morissi di doppia morte?

5. Aria (due soprani e basso).

Ut te quaeram mente pura,                               Sia questa la mia prima premura:

sit haec mea prima cura,                                   che ti cerchi con cuore puro;

non est labor et gravabor,                                 non ci sarà fatica e gravame

sed sanabor et mundabor,                                ma sarò guarito e mondato,

cum te complexus fuero                                   quando ti avrò abbracciato.

6. Concerto

Ad ubera portabimini,[14] Sarete portati sul seno

et super genua blandientur vobis                     e sulle ginocchia vezzeggiati.

III. Ad manus

1. Sonata

2. Concerto (cinque voci).

Quid sunt plagae istae[15] Perché quelle piaghe

in medio manuum tuarum?                               in mezzo alle tue mani?[16] (BJ)

3. Aria (soprano).

Salve Jesu, pastor bone,                                   Salve Gesù, Buon Pastore,

fatigatus in agone,                                            esausto nella prova,

qui per lignum es distractus                             lacerato sul legno,

et ad lignum es compactus                               unito strettamente al legno,

expansis sanctis manibus                                  le sante mani stese.

4. Aria (soprano).

Manus sanctae, vos amplector,                        Vi stringo, o mani sante,

et gemendo condelector,                                  mi compiaccio del mio pianto,

grates ago plagis tantis,                                    rendo grazie per tante piaghe,

clavis duris guttis sanctis                                 per i duri chiodi, per le gocce sante,

dans lacrymas cum oculis                                 con le lacrime agli occhi.

5. Aria (contralto, tenore e basso).

In cruore tuo lotum                                          Mi affido tutto a te

me commendo tibi totum,                                lavato nel tuo sangue,

tuae sanctae manus istae                                  queste tue mani sante

me defendant, Jesu Christe,                             mi difendano, Cristo Gesù,

extremis in pericoli                                           negli estremi pericoli.

6. Concerto

Quid sunt plagae istae                                      Perché quelle  piaghe

in medio manuum tuarum?                              in mezzo alle tue mani? (BJ)

IV. Ad latus

1. Sonata

2. Concerto (cinque voci).

Surge, amica mea[17],                                          Alzati, amica mia,

speciosa mea, et veni,                                       mia bella, e vieni!O mia colomba,

columba mea in foraminibus petrae,                che stai nelle fenditure della roccia,

in caverna maceriae                                          nei nascondigli dei dirupi.  (BJ) [18]

3. Aria (soprano).

Salve latus salvatoris,                                       Salve, costato del Salvatore,

in quo latet mel dulcoris,                                 nel quale si cela la dolcezza del miele,

in quo patet vis amoris,                                    nel quale si svela la forza dell’amore,

ex quo scatet fons cruoris,                               dal quale sgorga una sorgente di sangue,

qui corda lavat sordida                                    che lava i cuori abietti.

4. Aria (contralto, tenore e basso).

Ecce tibi appropinquo,                                     Ecco, mi avvicino a te,

parce, Jesu, si delinquo,                                   perdonami, o Gesù, se  pecco,

verecunda quidem fronte,                                però con volto timido

ad te tamen veni sponte                                   son venuto da te spontaneamente

scrutari tua vulnera                                           per scrutare le tue ferite.

5. Aria (soprano).

Hora mortis meus flatus                                   In punto di morte la mia anima

intret Jesu, tuum latus,                                     entri nel tuo costato

hinc expirans in te vadat,                                 ed esalando di qui giunga a te,

ne hunc leo trux invadat,                                 perché non sia preda del feroce leone

sed apud te permaneat                                     ma resti sempre presso te.

6. Concerto

Surge, amica mea,                                            Alzati, amica mia,

speciosa mea, et veni,                                       mia bella, e vieni! O mia colomba,

columba mea in foraminibus petrae,                che stai nelle fenditure della roccia,

in caverna maceriae[19] nei nascondigli dei dirupi.  (BJ)


V. Ad pectus

1. Sonata

2. Concerto a 3 voci

(contralto, tenore e basso).

Sicut modo geniti infantes rationabiles            Come bambini appena nati

et sine dolo concupiscite,                                 bramate il puro latte spirituale

ut in eo crescatis in salutem.                            per crescere con esso verso la salvezza:

Si tamen gustatis,.                                            se davvero avete già gustato

quoniam dulcis est Dominus[20] quanto è buono il Signore. (BJ)[21]

3. Aria (contralto).

Salve, salus mea, deus,                                     Salve, mia salvezza, Dio,

Jesu dulcis, amor meus,                                    Gesù amabile, mio amore,

salve, pectus reverendum,                                salve, petto degno di venerazione,

cum tremore contingendum,                            da toccare con tremore,

amoris domicilium                                            dimora d’amore.

4. Aria (tenore).

Pectus mihi confer mundum,                           Donami un petto mondo,

ardens, pium, gemebundum,                            ardente, devoto, gemente,

voluntatem abnegatam,                                    una volontà generosa,

tibi semper conformatam,                                conforme alla tua,

juncta virtutum copia                                       insieme a tutte le virtù.

5. Aria (basso).

Ave, verum templum dei,                                Ti saluto, vero tempio di Dio,

precor miserere mei,                                         ti prego, abbi pietà di me,

tu totius arca boni,                                           tu, arca del sommo bene,

fac electis me apponi,                                       fa’ che sia aggregato agli eletti,

vas dives deus omnium                                    vaso ricco, Dio di tutti.

6. Concerto a 3 voci

Sicut modo geniti infantes rationabiles[22] Come bambini appena nati

et sine dolo concupiscite,                                 bramate il puro latte spirituale

ut in eo crescatis in salutem.                            per crescere con esso verso la salvezza:

Si tamen gustatis,                                             se davvero avete già gustato

quoniam dulcis est Dominus                            quanto è buono il Signore. (BJ)


VI. Ad cor

1. Sonata

2. Concerto a 3 voci (due soprani e basso).

Vulnerasti cor meum,[23] Tu mi hai rapito il cuore,

soror mea, sponsa,                                               sorella mia, sposa

vulnerasti cor meum.                                        Tu mi hai rapito il cuore.[24] (BJ)

3. Aria (sop rano).

Summi regis cor, aveto,                                    Cuore del sommo Re, salute!

te saluto corde laeto,                                        ti saluto con cuor lieto,

te complecti me delectat                                  l’abbracciarti mi diletta

et hoc meum cor affectat,                                e questo mio cor alletta,

ut ad te loquar, animes                                     animalo  a parlarti.

4. Aria (soprano).

Per medullam cordis mei,                                 Penetri il tuo amore

peccatoris atque rei,                                         nell’intimo del mio cuore,

tuus amor transferatur,                                     peccatore e reo,

quo cor tuum rapiatur                                       perché il tuo cuore sia rapito

languens amoris vulnere                                   languente per la ferita d’amore.

5. Aria (basso).

Viva cordis voce clamo,                                   Grido con la viva voce del cuore,

dulce cor, te namque amo,                               dolce cuore, perché ti amo,

ad cor meum inclinare,                                     di rivolgerti al mio cuore,

ut se possit applicare                                        per potersi avvicinare

devoto tibi pectore                                           con devoto amore.

6. Concerto a 3 voci (due soprani e basso).

Vulnerasti cor meum,[25] Tu mi hai rapito il cuore,

soror mea, sponsa,                                            sorella mia, sposa

vulnerasti cor meum.                                        Tu mi hai rapito il cuore. (BJ)

VII. Ad faciem

1. Sonata

2. Concerto (cinque voci).

Illustra faciem tuam super servum tuum,[26] Fa’ splendere il tuo volto sul tuo servo,

salvum me fac in misericordia tua                    salvami per la tua misericordia[27]. (BJ)

3. Aria (contralto, tenore e basso).

Salve, caput cruentatum,                                  Salve, capo insanguinato,

totum spinis coronatum,                                   di spine tutto coronato,

conquassatum, vulneratum,                            sconquassato, ferito,

arundine verberatum                                         percosso con una canna,

facie sputis illita                                                   di sputi coperta la faccia.

4. Aria (contralto).

Dum me mori est necesse,                                Al momento in cui devo morire,

noli mihi tunc deesse,                                       non negarmi il tuo aiuto,

in tremenda mortis hora                                   nell’ora tremenda della morte,

veni, Jesu, absque mora,                                   vieni, Gesù, senza indugio,

tuere me et libera                                              proteggimi e liberami.

5. Aria (cinque voci).

Cum me jubes emigrare,                                   Quando mi ordini di partire,

Jesu care, tunc appare,                                     Gesù caro, mostrati allora,

o amator amplectende,                                     o amante da abbracciare,

temet ipsum tunc ostende,                               mostrati allora

in cruce salutifera.                                            sulla croce salutare.

Amen                                                               Amen


[1] Cfr. LA MUSICA, Enciclopedia storica, a cura di A. BASSO, vol. I, UTET, Torino, 1966, p. 255.

[2] Ibidem, p. 635.

[3] Ibidem, p. 637.

[4] Ibidem, p. 642.

[5] http://www.hs-augsburg.de/~harsch/Chronologia/Lspost13/Arnulfus/arn_memb.html#pec

[6] Rhythmica oratio ad unum quodlibet membrorum Christi patientis et a cruce pendentis; in: Bernardi opera, PL vol. 184, col. 1319 sqq. ed. J. P. Migne, Paris 1844 sqq.; in: Poésie latine chrétienne du moyen âge ed. H. Spitzmuller, Paris 1971

[7] Osvaldo Guidotti, Organista Direttore Compositore: http://www.aramus.it/

[8] Na 2, 1.

[9] Na 2, 1:  Ἰδοὺ ἐπὶ τὰ ὄρη οἱ πόδες εὐαγγελιζομένου καὶ ἀπαγγέλλοντος εἰρήνην· (LXX)

[10] Na 2, 1.

[11] Is. 66, 12.

[12] In diversi spartiti viene riportato “blandicentur” al posto di “blandientur”, verosimile quest’ultimo alla Vulgata.  Paolo Diacono, nella sua opera Excerpta ex libris Pompeii Festi de significatione verborum, riporta il termine “blandicella, -orum” (= parole carezzevoli, lusinghiere). L’uso della forma “blandicentur” nel latino medievale potrebbe avere, secondo una mia interpretazione del tutto personale, una valenza “denominativa” oppure “accomodatizia”, non quanto al senso ma quanto a una dizione più confacente. In ultima e plausibile analisi potrebbe trattarsi di un errore del copista.

[13] Is. 66, 12: τὰ παιδία αὐτῶν ἐπ’ ὤμων ἀρθήσονται καὶ ἐπὶ γονάτων παρακληθήσονται (LXX))“I suoi bimbi saranno portati in braccio, sulle ginocchia saranno accarezzati”. (BJ)

[14] Is. 66, 12.

[15] Zc 13, 6.

[16] Τί αἱ πληγαὶ αὗται ἀνὰ μέσον τῶν χειρῶν σου; (LXX)

[17] Ct 2, 13 – 14.

[18] 13 ἀνάστα ἐλθέ, ἡ πλησίον μου, καλή μου, περιστερά μου, 14 καὶ ἐλθὲ σύ, περιστερά μου ἐν σκέπῃ τῆς πέτρας ἐχόμενα τοῦ προτειχίσματος. (LXX)

[19] Ct 2, 13 – 14.

[20] I Pt 2 – 3.

[21] La Vulgata (! Pt 2, 2 – 3) riporta qualche variante testuale: sicut modo geniti infantes, rationabile sine dolo lac concupiscite, ut in eo crescatis in salutem, si tamen gustatis quoniam dulcis est Dominus (riferimento al Sal 34, 9). Il testo greco si presenta così: 2  ὡς ἀρτιγέννητα βρέφη τὸ λογικὸν ἄδολον γάλα ἐπιποθήσατε, ἵνα ἐν αὐτῷ αὐξηθῆτε εἰς σωτηρίαν,3  εἰ ἐγεύσασθε ὅτι χρηστὸς ὁ κύριος.

[22] I Pt 2 – 3

[23] Ct 4, 9.

[24] Ct 4,9 Ἐκαρδίωσας ἡμᾶς, ἀδελφή μου νύμφη, ἐκαρδίωσας ἡμᾶς (LXX)

[25] Ct 4, 9.

[26] Sal 30, 17.

[27] Ps 30, 17  ἐπίφανον τὸ πρόσωπόν σου ἐπὶ τὸν δοῦλόν σου, σῶσόν με ἐν τῷ ἐλέει σου. (LXX)

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Diario di un viaggio a Vienna (23-27.12.2011) di Pietrino Pischedda

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Viaggio a Vienna

23-27.12.2011

di Pietrino Pischedda


Natale diverso, quest’anno, o perlomeno non tra i parenti, come da tradizione.
Passare il Natale a Vienna ricrea lo spirito, ritempra le forze, suscita entusiasmo, accende la mente a nuove idee e a nobili progetti.
Siamo arrivati, consorte ed io, nella capitale austriaca il 23 sera con un volo della Niki partendo da Fiumicino. All’aeroporto Wien-Schwechat ci attendeva mia figlia, giunta due ore prima dalla Germania.
Nonostante fossero le 11.00 di sera, dopo aver sistemato i bagagli nell’hotel Atlanta, non molto discosto dal centro, abbiamo voluto pregustare l’atmosfera natalizia segnatamente data dalla ricchezza di luminarie attraverso le vie che portano allo Stephansdom, simbolo di Vienna.
Dopo esserci rifocillati in un tipico ristorante di fronte all’Università, siamo tornati in hotel percorrendo a piedi le magiche strade illuminate dai lampadari e dai festoni natalizi, anch’essi emananti suggestivi fasci di luce.

L’indomani, a metà  mattinata, ripercorrendo a piedi la zona centrale, abbiamo appagato quello che era il nostro desiderio principale, e cioè la visita dell’Hofburg: residenza imperiale di Vienna di un tempo e fulcro dell’impero asburgico.

In un’ala di quel complesso architettonico è possibile contemplare il Sissi Museum, una mostra quanto mai interessante dal punto di vista – se mi è permesso dire  -  del pettegolezzo, che illustra la vita privata di Elisabetta nei suoi variegati aspetti: ribelle al cerimoniale di corte, cultrice della bellezza, esperta cavallerizza, poetessa, pittrice, amante dei viaggi.
Nella Schatzkammer dell’ Hofburg di Vienna è custodita la Heilige Lanze o Longinuslanze (Lancia Sacra), uno dei simboli più importanti del Sacro Romano Impero e una delle più significative reliquie del Medioevo.
La lancia è menzionata solo nel Vangelo di Gv (19, 31 – 37):
« Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. 32 Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo  e poi all’altro che era stato crocifisso insieme con lui. 33 Venuti però da Gesù e vedendo che era già  morto, non gli spezzarono le gambe, 34 ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua. 35 Chi ha visto ne dà  testimonianza e la sua testimonianza è vera ed egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. 36 Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà  spezzato alcun osso. 37 E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».
Il nome del soldato, Longino,  che colpì il costato di Gesù  non è menzionato nel Vangelo di Gv ma nel Vangelo di Nicodemo.

Vicino al Sisi Museum, sul lato sinistro, si trova la chiesa di S. Michele, costruita in stile tardo romanico nel XIII sec. e rimaneggiata tra il XIV e il XV sec. in stile gotico.

L’interno è a tre navate. La chiesa è nota per le sue catacombe e per Mozart, che qui fece suonare per la prima volta l’ultima sua opera, il Requiem.

A mezzanotte la Messa di Natale nella cattedrale di S. Stefano (Stephansdom), strapiena di fedeli, animata dalle voci del Coro e dall’Organo monumentale del duomo.
L’omelia era naturalmente in lingua tedesca ma c’è  stato anche un breve discorso in italiano da parte di un concelebrante, evidentemente originario della nostra terra.
All’uscita dal duomo un vento gelido sferzava il nostro volto, assuefattosi per poco tempo al tepore umano e spirituale del tempio esalante ancora profumo d’incenso.

Il tempo a nostra disposizione restava troppo stretto, per cui utilizzare anche il giorno di Natale non ci è sembrata una violazione o una profanazione della solenne festività .
Dopo aver visitato il Sissi Museum, ci siamo introdotti in un’altra ala dello straordinario complesso di edifici, per conoscere le tradizioni della mensa imperiale rappresentate dalle argenterie di corte, dai sontuosi servizi da tavola, dai bellissimi e lunghissimi centrotavola e dalle tovaglie di inestimabile valore.

Bellissimo il servizio inglese da dessert che Elisabetta donò all’imperatore Francesco Giuseppe. Creato nel 1870 da William Coleman, i piatti sono adorni di disegni naturalistici, di insetti, uccelli, fauna marina e flora.

Dopo una visita così importante e caratterizzata dalla presenza soprattutto di utensili improntati alla cucina e adibiti per i banchetti di corte, meritavamo anche noi di sederci a tavola e festeggiare il Natale in un ristorante italiano non lontano dalla Stephansplatz.

Tante calorie accumulate con la consumazione di cibi e bevande così prelibati richiedevano poi la volontà  di dissiparle attraverso un camminare prolungato e costante, pena la brutta sorpresa di vedere l’ago della bilancia innalzarsi oltre il dovuto.
Sotto il freddo pungente, ogni tanto volgendo lo sguardo alle vetrine colorate dei negozi del centro, chiusi già  dal pomeriggio della vigilia di Natale, e sentendo il cigolare delle carrozze turistiche trainate da cavalli che sfrecciavano in sequenza davanti ai nostri occhi,

passando davanti alla Pestaule, o Colonna della Peste, fatta costruire da Leopoldo I come segno di ringraziamento per la fine della grave ondata di peste che aveva colpito la città  e che aveva causato 75.000 morti, abbiamo fatto ritorno in hotel quando ormai era buio.

Ogni volta che  si viaggia, bisogna essere metodici, pianificando il soggiorno in modo tale da non disperdere le energie in troppi interessi che poi non tutti  vengono pienamente soddisfatti.
La nostra meta prefissata era la corte degli Asburgo e questa abbiamo seguito.
Rimaneva una preziosa chicca da vedere, da gustare con calma alla vigilia del ritorno in Italia. Non si poteva escludere in questo nostro viaggio culturale il belvedere di Vienna, cioè¨ Il Castello di Schönbrunn.

Fu Carlo VI a voler fare del castello di Schönbrunn la residenza estiva della famiglia imperiale. Egli però morì prima di iniziare i lavori di ampliamento del palazzotto di caccia preesistente, che vennero invece portati a termine da sua figlia Maria Teresa d’Austria, coadiuvata da abili architetti dell’epoca, tra i quali spicca il nome di Nicola Picasso.
Tra il 1805 e il 1809 il Castello di Schönbrunn fu anche la residenza di Napoleone Bonaparte.
L’imperatore Francesco Giuseppe vi abitò dalla nascita (1830)  fino alla morte (1916). Nel 1918 l’imperatore Carlo I abdicò e pose fine alla secolare monarchia austriaca.
Attualmente il castello di Schönbrunn ha 1.441 stanze di diversa metratura, alcune delle quali adibite ad usi governativi, altre, circa 200,  aperte al pubblico in forma di museo.
Noi abbiamo visitato e ammirato  stanza dopo stanza i vari oggetti messi in mostra considerando che gli Asburgo, se non fosse per le disgrazie familiari loro occorse lungo un arco notevole di tempo, hanno avuto una tale dovizie di beni e di benessere da fare invidia anche ai potenti dei nostri giorni.
L’imperatrice Elisabetta d’Austria, chiamata Sissi, ha vissuto in questo contesto di gloria e di sfarzo, pur non essendo incline, per il suo stile di vita e per il suo carattere a rimanere rinchiusa dentro gli schemi di un cerimoniale di corte rigido e costrittivo.
Dopo la morte tragica del figlio Rodolfo decise di uscire da quei meandri di palazzo e darsi ai viaggi per l’Europa.
A Ginevra però trovò la morte per mano di un anarchico italiano mettendo fine a quella che era la sua grande aspirazione alla libertà .

Le sue spoglie riposano, insieme agli imperiali Asburgo, nella cripta della chiesa dei Cappuccini a Vienna, che noi abbiamo onorato con pietà  e raccoglimento la mattina del 27 dicembre, poco prima della partenza.

Il pranzo in un ristorante viennese si è concluso con la Sachertorte, torta al cioccolato inventata da Franz Sacher per Klemens von Metternich il 9 luglio 1932 a Vienna.
Nel pomeriggio il ritorno a Roma, sempre con un volo della Niki.
Rimane il proposito di ritornare quanto prima nella capitale austriaca per ammirare ancora tante meraviglie.

VACANZE ABRUZZESI: Estate 2011 (di Pietrino Pischedda)

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Vacanze Abruzzesi

Estate 2011

Dal diario di Pietrino Pischedda

23 luglio

Partiamo, consorte ed io, nella prima mattinata con destinazione Roccaraso, nota località  turistica abruzzese, in provincia de L’Aquila.

La pioggia ci accompagna per tutta la durata del viaggio, 3 ore circa!

Al centro della cittadina ci accoglie un bellissimo hotel, che nella fattispecie rispecchia l’ordine e l’eleganza della Svizzera da cui mutua il nome, Suisse.

Dopo aver scaricato i bagagli ed esserci sistemati in camera, consumiamo un pranzo abbondante e piacevole all’interno della stessa struttura.

Nel pomeriggio non piove più. L’aria diventa frizzante ma gradevole.

Decidiamo di noleggiare una bici per parte e fare una lunga escursione sulle piste ciclabili che si snodano fuori dal centro abitato.

Durante il percorso respiriamo l’aura pungente che scende dai monti circostanti e gradiamo l’odore acre del fieno che qui viene imballato sotto forma di grandissime ruote.

La sera, la cittadina brulica soprattutto di turisti romani che si riversano nelle vie del centro animate da gruppi musicali e allietata dalle insegne colorate dei negozi, dei ristoranti e degli alberghi.

24 luglio

La giornata, già  dal primo mattino, si presenta limpida e soleggiata.

L’invito a percorrere a piedi i vari sentieri che portano verso la montagna non ci coglie impreparati. Il proposito, infatti, di stare ogni giorno a contatto con la natura viene rispettato in maniera incondizionata.

Giungiamo alle 9.00 all’Ombrellone, zona periferica di Roccaraso e punto di partenza sia della seggiovia sia per i molteplici sentieri che spronano il turista alla scoperta di una natura incontaminata, ricca di faggi e di fiori di montagna dal profumo inebriante.

Percorriamo a piedi la strada asfaltata che porta al Campetto degli Alpini con l’intenzione poi di arrampicarci su in alto fino al pianoro dove è collocata una croce monumentale visibile da tutta la vallata circostante.

La parte finale cosparsa di fitta boscaglia e costituita da terreno ripido e insidioso ci costringe a ritornare sulla piana. Di qui scegliamo uno dei sentieri numerati per fare rientro in paese.

Il sentiero 105 ci porta alla località  Quadrone, immenso anfiteatro naturale, circondato da una pineta rigogliosa e ristoratrice.

Lungo i sentieri e negli spazi aperti contempliamo molte specie arbustive ed erbacee: la ginestra, il ribes, il corniolo, la rosa canina, il ginepro, il prugno, il lampone, la fragolina di bosco, le campanule e le bellissime orchidee.

Camminare per me significa entrare nella Natura. Ed è per questo che cammino lentamente, non corro quasi mai. La Natura per me non è un campo da ginnastica. Io vado per vedere, per sentire, con tutti i miei sensi. Così il mio spirito entra negli alberi, nel prato, nei fiori. Le alte montagne sono per me un sentimento”. (Reinhold Messner)

25 luglio

Un’altra mattinata in bici, lunga, faticosa ma corroborante.

La prima tappa è a Rivisondoli, cittadina a breve distanza da Roccaraso.

Per arrivare al centro storico bisogna percorrere una strada ripida e tortuosa e quindi pedalare con non poco sforzo. Arrivati in cima, oltre al belvedere della parrocchiale con la sua bella torre campanaria che svetta sulle case colorate e domina l’ampio piazzale, si può ammirare tutto il tessuto urbano abbarbicato sulla collina a mo’ di presepe.

Dopo aver ristabilito un po’ le nostre forze, decidiamo di proseguire per Pescocostanzo, a pochi km dal paese che lasciamo.

Affrontiamo ancora una breve salita e quindi attraverso una lunga pedonale entriamo a Pescocostanzo, cittadina altrettanto interessante per il suo centro storico con la sua basilica secentesca e il Municipio che ostenta sulla torretta un vistoso orologio. Le case con le porte dalla bella fattura e dai colori anticati rendono magica questa città .

Per le strade lastricate si incontrano numerosi visitatori che rompono il silenzio tipico dei paesi di montagna.

La minaccia della pioggia annunciata ci costringe a riavviare i pedali e fare ritorno in breve tempo, stavolta in discesa, al nostro hotel, il cui nome – lo ricordo ancora – è Suisse.

Nel pomeriggio una visita alla chiesetta di s. Bernardino da Siena. Sull’architrave della porta d’ingresso leggiamo la seguente frase in latino:

Quod faciens iter hic sis Bernardine refectus

Rasidines renovant quod posuere Patres.

Anno Salutis MDCCLI

(Poiché durante il tuo peregrinare, qui, o Bernardino, ti sei ristorato,

i Roccolani restaurano ciò che i Padri hanno edificato.

L’Anno della Salvezza 1751)

(trad. Pischedda)

26 luglio

In mattinata, dato il tempo favorevole, rivisitiamo Rivisondoli percorrendo a piedi la pedonale, che dal Palaghiaccio, alla periferia di Roccaraso, porta direttamente alla località prescelta.

Percorsa la lunga gradinata, che dall’ingresso della cittadina conduce al centro storico, visitiamo la parrocchiale, dedicata a s. Nicola di Bari, costruita nei primi anni del ‘900.

Nel pomeriggio ci spostiamo col bus di linea a Castel di Sangro, a 12 km da Roccaraso.

Attraversiamo le vie del centro ricche di negozi e andiamo su in vetta alla collina, percorrendo dei tornanti a gradinata, dove è collocata la Basilica Collegiata. Non è  però visitabile all’interno a motivo dei lavori di restauro in corso.

Scendendo ci soffermiamo in Piazza Plebiscito, spaziosa, quadrangolare, circondata da una grande terrazza belvedere, da una chiesa secentesca e da palazzi colorati.

Sul tardo pomeriggio facciamo rientro in hotel.

27 luglio

In mattinata andiamo a spasso per Roccaraso a goderci le vetrine dei negozi e ad intrattenerci con le persone che in questi gironi di relax  abbiamo conosciuto.

Nel pomeriggio, con la macchina ci spostiamo a Sulmona, patria del poeta latino Ovidio. Questa città  nel suo centro storico offre tante cose da vedere al visitatore: palazzi sontuosi, negozi copiosi, chiese numerose, piazze ampie lastricate, un acquedotto medioevale,

costruito nel 1256 sotto il regno di Manfredi, figlio di Federico II di Svevia e formato da 21 arcate, che circondano un immenso anfiteatro dove si svolge la giostra cavalleresca risalente agli Svevi.

Una leggera pioggia disturba la nostra visita mentre ammiriamo i confetti tipici di Sulmona, rinomati in tutto il mondo.

Nel tardo pomeriggio facciamo rientro in hotel.

28 luglio

Una mattinata all’insegna del camminare nel bosco percorrendo il sentiero 101 che dall’Ombrellone ci porta a Punta Rossa e da qui al Trampolino Roma, da cui la panoramica dei monti circostanti e delle vallate è mozzafiato.

L’umida terra per la pioggia caduta insistentemente tutta la notte e le foglie anch’esse mollicce che fanno da tappeto ai percorsi segnati sui tronchi dei faggi rendono più agevole il nostro camminare. Ci inoltriamo nella fitta boscaglia di faggi e di pini che rendono la Natura sacra.

I raggi del sole filtranti attraverso i frondosi rami sembrano incoraggiarci ad andare avanti per i saliscendi dei sentieri che dopo due ore finalmente ci riportano al punto di partenza, dove è posizionata la stazione della seggiovia che ci invita a non andare via ma a godere ancora dello spettacolo della montagna.

La seggiovia è là pronta ad accoglierci e dopo una decisione convinta e subitanea risaliamo, seduti, appesi ad un filo e sospesi nel vuoto.

Arrivati in cima, sostiamo un po’ e come astronauti sulla luna compiamo una breve passeggiata sulla terrazza naturale per contemplare un altro panorama che lascia il fiato sospeso. Vediamo i monti illuminati dal sole, scorgiamo in lontananza Rivisondoli e più in qua Roccaraso che ci aspetta per il pranzo meritato.

Ripercorriamo in seggiovia il tratto già  fatto all’andata e poi a piedi arriviamo in hotel.

Dopo il pranzo e il riposo pomeridiano la giornata non è finita.

Roccaraso è turisticamente e culturalmente organizzata.

Alla periferia, in direzione Rivisondoli, il Palaghiaccio offre in questi giorni uno spettacolo quanto mai emozionante e divertente: vi si svolgono infatti i campionati nazionali di pattinaggio artistico con la partecipazione di circa 700 giovani.

Decidiamo di andarci. Restiamo là inchiodati per due ore ad ammirare gli artisti singoli o in coppia che pattinano con eleganza e bravura. Anche la musica che li accompagna è coinvolgente.

29 luglio

Il desiderio di rivisitare con più calma e tranquillità Pescocostanzo, del X sec., è troppo forte, per cui dopo colazione ci affrettiamo a prendere il bus di linea che in venti minuti ci porta a destinazione. Andiamo subito al centro storico, perché è là che si trovano i gioielli architettonici.

Arriviamo in breve tempo alla piazza su cui si affaccia la Collegiata di Santa Maria del Colle (XIV-XV sec.) che contiene al suo interno magnifiche opere d’arte: nella navata centrale il soffitto a cassettoni dorato e dipinto, realizzato da C. Sabatini intorno al 1680. L’interno si presenta a cinque navate suddivise da imponenti pilastri ed è frutto della ricostruzione seguita al terremoto del 1456. E’ ricco di marmi, altari intarsiati, soffitti lignei. In particolare ammiriamo sull’altare maggiore la statua lignea duecentesca, inoltre il battistero in marmi policromi e la barocca cancellata in ferro battuto, opera dei maestri Santo e Ilario di Rocco (1699-1705), che chiude la Cappella del Sacramento.

Sulla stessa scalinata della Collegiata si affaccia la chiesa di Santa Maria del Suffragio dei Morti, che presenta un portale secentesco, un soffitto a cassettoni in legno  e un grandioso altare scolpito nel legno di noce, terminato da Ferdinando Mosca nel 1716. Sul retro della chiesa si può notare una porta murata, che evidentemente, attraverso una piccola gradinata, dava accesso alla chiesa, sul cui architrave si trovano in rilievo due teschi, con la seguente scritta:

NI SATIS EST NOSTRUM
CUNCTI
MISERESCITE CIVES

(Se non abbiamo fatto abbastanza, voi tutti concittadini abbiate misericordia di noi)

(trad. Pischedda)

Ci dirigiamo quindi nella piazza successiva dove, dirimpetto alla Collegiata anzidetta, si erge il cinquecentesco Palazzo Comunale con la torre dell’orologio.

Un pausa al bar della piazza per un aperitivo e poi rientro a piedi fino all’hotel per il pranzo.

Il pomeriggio è dedicato tutto allo shopping.

30 luglio

E vanno gli uomini ad ammirare le vette dei monti, ed i grandi

Flutti del mare, ed il lungo corso dei fiumi, e l’immensità

Dell’Oceano, ed il volgere degli astri e si dimenticano di se medesimi”.

(S. Agostino)

Prima di ripartire per  Roma, nel 150° anniversario dell’Unità  d’Italia e quindi nella commemorazione dei nostri fratelli caduti nei campi di battaglia per amor patrio, sentiamo il dovere di salire con la macchina fino al M. Zurrone (circa 1600 mt ), sulla cui cima, al termine di una lunga gradinata, scandita dalle stazioni della Via Crucis, si trova un monumento con una croce altissima innalzata appunto  alla  memoria dei Caduti senza croce.

La giornata bellissima e soleggiata, da quella altezza, ci offre una visione paradisiaca: la Natura circostante e sottostante, con la panoramica dei boschi che nei giorni scorsi abbiamo attraversato e dei paesi che abbiamo visitato e ammirato, sembra invitarci a soffermarci più del dovuto, memori del pensiero di Julius Kugy:

Non cercate nel Monte un’impalcatura per arrampicare,

cercate la sua anima”.

In verità  noi lassù abbiamo ritrovato noi stessi e abbiamo dato la carica giusta e necessaria alla nostra anima, dopodiché ci siamo avviati per le strade tortuose della montagna e dell’A 24 per rientrare a Roma.

Prologo di Giovanni: breve commento di Pietrino Pischedda

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Gv 1, 1- 18

Prologo

In principio era il Verbo,

e il Verbo era presso Dio

e il Verbo era Dio.

Egli era in principio presso Dio:

tutto è stato fatto per mezzo di lui,

e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.

In lui era la vita

E la vita era la luce degli uomini;

la luce splende nelle tenebre,

ma le tenebre non l’hanno accolta.

Venne un uomo mandato da Dio

E il suo nome era Giovanni.

Egli venne come testimone

Per rendere testimonianza alla luce,

perché tutti credessero per mezzo di lui.

Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce.

Veniva nel mondo

la luce vera,

quella che illumina ogni uomo.

Egli era nel mondo,

e il mondo fu fatto per mezzo di lui,

eppure il mondo non lo riconobbe.

Venne fra la sua gente,

ma i suoi non l’hanno accolto.

A quanti però l’hanno accolto,

ha dato il potere di diventare figli di Dio:

a quelli che credono nel suo nome,

i quali non da sangue,

né da volere di carne, né da volere di uomo,

ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne

E venne ad abitare in mezzo a noi;

e noi vedemmo la sua gloria,

gloria come di unigenito dal Padre,

pieno di grazia e di verità .

Giovanni gli rende testimonianza

E grida:«Ecco l’uomo di cui io dissi:

Colui che viene dopo di me

Mi è passato avanti,

perché era prima di me.

Dalla sua pienezza

Noi tutti abbiamo ricevuto

E grazia su grazia.

Perché la legge fu data per mezzo di Mosè,

la grazia e la verità  vennero per mezzo di Gesù Cristo.

Dio nessuno l’ha mai visto:

proprio il Figlio unigenito,

che è nel seno del Padre,

lui lo ha rivelato.

(BJ)

Belle le parole di Giovanni, poetiche, ispirate, confortanti, portatrici di vita, di luce, di serenità .

Una luce squarcia le tenebre che avvolgono il mondo, fin dai primordi ma soprattutto ora, all’inizio di questo 2011, che si affaccia minaccioso, contraddittorio, fratricida, irrispettoso verso quel Dio creatore, datore del Verbo fattosi carne, respinto da chi vuole ancora brancolare nel buio.

Molti credono di essere la luce e non riconoscono la luce vera, il Verbo preesistente, la Sapienza incarnata.

Serpeggiano ormai, dovunque, operatori del male, subdoli suggeritori di bene, vani trasmettitori di gioia e di luce.

Guai farsi ingannare e trascinare da coloro che si sentono detentori della verità  al di fuori della Chiesa e offrono rimedi effimeri e pericolosi.

In lui era la vita

E la vita era la luce degli uomini;

la luce splende nelle tenebre,

ma le tenebre non l’hanno accolta.

Falsi profeti si annidano nelle dimore terrene e cercano di offuscare la luce divina.

A quanti però l’hanno accolto,

ha dato potere di diventare figli di Dio.

Beato chi, come Giovanni, rende testimonianza al Verbo incarnato e si sente figlio di Dio.

Roma, 2.1.2011 (Pietrino Pischedda)