Rocca Imperiale (CS) Il Paese della Poesia a cura di Pietrino Pischedda

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Rocca Imperiale
(CS)


Il Paese
della
Poesia


a cura di Pietrino Pischedda



Rocca Imperiale non è il Paese dei Balocchi ma Il Paese della Poesia, il cui Castello Svevo ogni anno si reincanta come per magia, perché in esso aleggia la Musa che dall’alto ammanta il Borgo intero ornandolo di parole che suonano Poesia.


Questo villaggio, arroccato ai piedi del superbo Maniero, nelle sue vie strette e lastricate dà l’idea di un Santuario a cielo aperto, in cui il pellegrin che passa si sofferma di tanto in tanto a leggere e meditare le parole scolpite sulle stèle delle facciate delle case, a nome e ricordo di Poeti Nostrani, antichi e attuali.


Dall’alto della Rocca fino al Mare si inseguono vivide e divine le parole di migliaia di Poeti che si gloriano dell’alloro poetico ricevuto dalle mani del grande ispiratore e artefice de Il Federiciano, Giuseppe Aletti.


Io non ho più parole per narrare le meraviglie di Codesto Paese, perché ogni volta che mi accingo a parlarne rimango incantato e mi si spezza il sentire, che si annulla nella realtà beatificante del vedere.


È impressionante, infatti, vedere Piazza d’Armi, all’interno del Castello, gremita all’inverosimile di Innamorati della Poesia, accompagnati come a festa di nozze da parenti e amici che incoraggiano e plaudono.

La Poesia qui, in questa contrada calabra bagnata dal Mar Jonio, ci avverte che non è morta e non è fantasia ma è una Persona che vive e si eterna nella continuità senza fine dei suoi Cultori, che sono i Poeti di ieri e di oggi

FEDERICIANO IX di Pietrino Pischedda

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FEDERICIANO  IX

Rocca Imperiale 18 – 26 agosto 2017

  • È la seconda volta che partecipo al Festival della Poesia egregiamente organizzato da Aletti Editore e dal suo Staff, compreso il piccolo Carlo, il quale, come il padre Giuseppe, promette bene in fatto di manager della sezione “Germogli”.
  • Chissà perché, ma stavolta ho sentito più vivo e familiare questo incontro di tanti poeti venuti da ogni parte d’Italia.
  • Mi sono emozionato come un bambino, quando Giuseppe Aletti, amico carissimo di “vecchia” data, ha rievocato la nascita della Rivista Orizzonti, alla cui realizzazione è stato importante anche il mio contributo nel lontano 1994.
  • Non so come ringraziare Giuseppe per l’elogio che ha fatto di me davanti al Sindaco e al vice Sindaco di Rocca Imperiale.
  • La Poesia anche quest’anno ci ha unito e ci ha sollecitato a coltivarla intensamente senza mai stancarci. Essa è vita ed è ispiratrice di alti sentimenti di fratellanza e di amore.
  • Il Paese della Poesia, Rocca Imperiale, nelle vie lastricate che s’inerpicano fino al Castello che sorveglia come Nume tutelare il borgo sottostante, è ormai diventato il Sacrario ideale e reale, dove la Parola poetica è stampata sulle facciate delle case e aleggia e profuma al pari dei limoni, copiosamente presenti in questa contrada.
  • Rientrato a Roma nel primo pomeriggio, sento ancora risuonare i versi declamati dai Poeti Federiciani in Piazza d’Armi all’interno del Castello. Risento pure la mia voce mentre proclama quelle parole che sanno di poesia.
  • Tutto il Borgo ormai, dalla possente Fortezza alla Marina, canta poesia.
  • Tutto merito di quel giovane che io conosco da tempo e che fa grande e importante la Poesia, Giuseppe Aletti.
  • Io sono tra i chiamati della prima ora (20 agosto).
  • SPECIALE ABRUZZO di Pietrino Pischedda

    Posted on mar 13 in: Senza categoria - No Comments »


    SPECIALE ABRUZZO


    di


    Pietrino Pischedda


    Tutto nasce da qui, da questo luogo suggestivo, il Teatro dei Marsi ad Avezzano, in una serata magica, quella dell’11 marzo 2017, che ha visto la presenza del mitico Franco Battiato e la partecipazione di numerosissimi fan, tra i quali c’ero anch’io con mia moglie. grazie a un dono di mia figlia, che ha provveduto  all’acquisto dei biglietti.

    L’impatto con l’Abruzzo è stato subito accogliente: prima a Magliano dei Marsi, da “Martino”, tipico ristorante locale che offre delizie a non finire; poi al B&B “A casa di nonna”, a Massa d’Albe, rifugio accogliente  e ideale per il weekend e non solo, posto alle pendici del Monte Velino.

    Il punto di attrazione, però, era lì, all’interno di quel tempio d’Avezzano, dove l’atteso era lui, il vate della canzone soffusa di una carica mistica così potente da tramortire i sensi e portare lo spirito a un  godimento inenarrabile e ineguagliabile.

    Due ore sono passate nell’appagamento totale di corpo e anima, prima coinvolti dalla voce suadente e monacale di Juri Camisasca e poi dalla sequenza dei brani misticheggianti e meditativi di Franco Battiato, applauditissimo da una assemblea in festa.

    Si è così avverato e concretizzato il mio desiderio di vedere e ascoltare da vicino questo grande maestro della musica italiana, in un’atmosfera surreale di giochi di luce e di strumenti musicali suonati con vera arte.

    La serata si è congiunta alla notte, nella quale, dopo aver nutrito lo spirito con la valenza mistica della canzone del cantautore siciliano, si è deliziato anche il corpo con il cibo semplice ma appagante in un piccolo ristorante, “Il teatrino”, accanto al grande Teatro.

    La notte “a casa della nonna” si è caricata dei ricordi della prima serata che si sono trasformati in sogni, dolci e cari sogni di una musica destinata a segnare significativamente la mia emotività per sempre.

    La musica è arte e genera arte  rendendo la mente adusa a sentire i suoni provenienti dalla Natura incontaminata dei monti ancora innevati sul finire dell’inverno, di questo inverno.

    La mattina seguente, di domenica, con le note indimenticabili e incancellabili della vigilia, non poteva non avere un interesse altrettanto allettante dal punto di vista culturale, con la visita all’area archelogica di Alba Fucens.

    A mezzogiorno avanzato, la decisione di fare la trasvolata dal Velino al Gran Sasso sfrecciando con la propria auto attraverso i villaggi incantevoli di Ovindoli,  Rocca di Mezzo, Terranera,  in un crescendo di salite, discese e tornanti con scene di montagne innevate da vero incanto.

    Per il pranzo ci attendeva Assunta nel suo bel ristorante a Tempera, dove l’accoglienza cortese e la buona cucina sono di casa.

    Prima di intraprendere la via del ritorno nella Capitale, mi è sembrato doveroso rivisitare Camarda. dove un tempo avevo casa e dove trascorrevo momenti di intenso silenzio e beatificante pace. Dopo otto anni dal terribile terremoto che ha coinvolto L’Aquila e i dintorni, si è riaperta la ferita nel cuore per le immagini di un paese desolato, dove si intravvedono i tentativi di un risanamento e di una ripresa, che auspichiamo avvenga quanto prima.

    Pietrino Pischedda

    Una vacanza breve ma speciale a Mattinata di Pietrino Pischedda

    Posted on ago 11 in: Senza categoria - No Comments »

    Una vacanza breve ma speciale a Mattinata
    di
    Pietrino Pischedda

    Che tutta la Puglia sia bella e ricca di attrazioni dal punto di vista paesaggistico e artistico non spetta a me dirlo, visto l’afflusso turistico che si registra in tutto l’arco dell’anno, ma soprattutto nella bella stagione per via dell’accoglienza offerta dal suo mare incontaminato.

    Il caso ha voluto che quest’anno, nella prima settimana d’agosto, con la consorte capitassi in un angolo di paradiso, precisamente a Mattinata, in provincia di Foggia.

    Di contrada in contrada, dopo aver girato attorno al Cimitero dell’antica Apeneste, attraverso un labirinto di stradine, costeggiate da entrambi i lati da miriadi di ulivi, il nostro viaggio dalla Capitale si è concluso davanti al mare, su una terrazza spaziosissima, costruita da mani d’uomo, prospiciente il Golfo di Manfredonia e  resa incredibilmente accogliente dalla presenza di ulivi e di una grande piscina.

    L’Hotel La Rotonda sul mare, prenotato pochi giorni prima, ci ha regalato l’habitat più sereno e confortevole mai provato negli anni precedenti.

    L’amenità del luogo, la buona cucina, il silenzio, il tratto umano e signorile dei proprietari e del personale lasciano il segno, dopo che l’esperienza di una breve vacanza ha avuto il suo epilogo.

    Ciò che più crea stupore infinito e mai pago è lo spettacolo offerto da quella magica terrazza, che dà la sensazione di stare sul mare, sia quando si sta seduti a uno fra tanti tavolini a sorseggiare una tazzina di caffè, sia quando ci si affaccia alla lunghissima balaustrata in legno, sovrastante la spiaggia ghiaiosa colma d’ombrelloni e di bagnanti, con lo sguardo proteso sulle acque cristalline racchiuse nel Golfo di Manfredonia.


    Quando la contemplazione è ormai satura di emozioni e si è quasi inebriati dalla visione di tanto splendore, che si perde all’orizzonte, diventa incontrollata la voglia di scendere qualche gradino e tuffarsi in un mare setoso e avvolgente, restii a uscirne, perché il corpo e lo spirito ne traggono incommensurabile giovamento.

    Mai avremmo voluto abbandonare, neppure per un istante, quel luogo beato e beatificante, se una ricorrenza importante, quale quella del nostro decennale di matrimonio, non ci avesse spinto oltre, la sera del 6 agosto, verso la chiesa parrocchiale  Maria Regina di Siponto, dopo aver visitato, nella stessa località, la bella Basilica di Santa Maria Maggiore.

    Il giorno prima della partenza, la pioggia incessante e copiosa fin dalle prime ore ci ha fatto cambiare nuovamente programma per andare su nel Gargano in visita a Monte Sant’Angelo.

    Che spettacolo questa cittadina biancovestita, accoccolata sulla montagna e convergente con il Santuario di S. Michele Arcangelo, nelle cui sacre latebre l’anima si redime e si rigenera!


    Ora che il viaggio è finito, rimane la consapevolezza di aver scelto, aiutati dalla fortuna, il luogo giusto per una vacanza degna del suo nome, ma col proposito di ritornarci nel prossimo futuro.

    Pietrino Pischedda

    Roma, 11 agosto 2016

    IL GRANDE CORO DI ROMA IN CONCERTO A REBIBBIA: a cura di Pietrino Pischedda

    Posted on gen 17 in: Senza categoria - Commenti disabilitati

    IL GRANDE CORO DI ROMA


    IN CONCERTO


    A REBIBBIA

    Il giorno dopo, quando le “stanche membra” si son riposate e la mente si è snebbiata, il pensiero rivede, come in un fotogramma amatoriale, la sequenza di immagini susseguitesi nella fredda mattinata di ieri, 16 gennaio 2016, all’esterno e all’interno del carcere di Rebibbia.
    Arrivato alla stazione della Metro B di Rebibbia, non avendo precedentemente calcolato quanta strada avrei dovuto fare per arrivare in Via Bartolo Longo, dove si trova la Casa di Reclusione, mi sono avviato a piedi come in una sorta di viaggio penitenziale in preparazione all’impatto che, come componente del Coro, avrei vissuto a contatto con la popolazione carceraria.
    Varcato l’ingresso della struttura e sottopostomi ai controlli di rito, raggiunsi il salone rettangolare, dove il M° Fabrizio Adriano Neri predisponeva i cantori in ordine di sezione e di statura e si accingeva a far riscaldare le nobili ugole per il Concerto ormai imminente.
    Nel frattempo la sala andava riempiendosi di detenuti, venuti spontaneamente ad assistere all’evento a loro beneficio.
    Alle 10.30 l’incipit e quindi l’esecuzione dei brani, come da programma, sotto la direzione del M° Fabrizio Adriano Neri, con l’accompagnamento al piano del M° Andrea Calvani, con la partecipazione del Mezzosoprano Amalia Dustin e la presentazione del repertorio da parte della corista Rita Magnani.
    È stato un tripudio di voci osannanti, un susseguirsi di battiti di mani da parte di chi, lasciato per il momento l’angolo della solitudine e della sofferenza, ha voluto condividere con noi le note della bella musica, ispiratrice di nobili ideali.
    Non posso sottacere quanto questo Concerto mi abbia toccato ed emozionato.
    È stata una condivisione palpabile di fratellanza in questa “valle di lacrime”, in cui tutti siamo peccatori e tutti siamo chiamati al riscatto individuale e collettivo.
    Un grazie particolare alla Direzione, alle Guardie Carcerarie e soprattutto ai Detenuti, i quali, invitati dal nostro Maestro, hanno cantato e condiviso con noi le note di alcuni brani del repertorio.
    Al rientro a casa, accompagnato in macchina da alcuni colleghi alla Metro di Piazza Bologna e percorrendo Via XXI Aprile, la mente, ancora sovraccarica d’emozione, non ha fatto spazio alla memoria che in quella data è racchiuso il ricordo del Natale di Roma.
    Oggi quella mente, momentaneamente e benevolmente distratta rispetto alle glorie delle origini, è più che mai viva, memore dell’incontro recente con chi aspettava la visita dei fratelli.

    Pietrino Pischedda

    IN CORBULA PANIS SUAVIS

    Posted on ott 18 in: Senza categoria - Commenti disabilitati

    Questo piccolo-grande cesto contiene veramente pane profumato e buono, come quello che io ho conosciuto da ragazzo e che con amore e fatica preparava mia madre per tutta la famiglia.
    Qui ci sono parole che contano e che fanno riflettere.
    Questo non è un contenitore qualunque ma un recipiente di idee, riflessioni. suggerimenti, ecc., che scaturiscono dai miei stati d’animo, a seconda dell’ispirazione del momento.
    Se qualche imperfezione risultasse nelle mie pubblicazioni, me ne scuso già fin d’ora con i lettori.

    Pietrino Pischedda

    «IL FEDERICIANO»: Appunti di un viaggio poetico di Pietrino Pischedda

    Posted on set 02 in: Senza categoria - Commenti disabilitati

    “IL FEDERICIANO”


    Appunti di un viaggio poetico

    di

    Pietrino Pischedda

    Rocca Imperiale

    Agosto 2015

    Dopo vent’anni ho rivisto il mio “vecchio” amico Giuseppe Aletti, che nel frattempo tanta strada ha fatto e a tante glorie, meritatamente, è assurto.

    Era l’anno 1996, quando a Roma ebbi la fortuna di conoscere l’Aletti, giovane intelligente e promettente, che mi propose di collaborare alla nascente Rivista Orizzonti, nelle cui pagine anch’io trovai uno spazio culturale, curando, assieme a Paola Massa, la sezione poetica dal titolo “Frustule poetiche” su “Donna e Natura” nella Letteratura dal ‘200 in poi.
    L’approdo a Rocca Imperiale, riconosciuto ormai “Il Paese della Poesia”, non  è stato casuale ma pienamente motivato da un evento eccezionale, cioè dalla Festa della Poesia, che quest’anno si è svolta dal 22 al 30 agosto.

    Questo borgo medievale, che, a vederlo dalle pendici, mi è sembrato un presepe composito di case variamente colorate, sovrastate dal Castello Svevo, ha destato subito in me un’emozione e un’impressione non comuni.
    Arrivato a metà della sinuosa panoramica che porta verso l’antico Maniero, attratto dalla roccia bianco-giallastra, che, alla luce del sole, pareva sorridermi e darmi il benvenuto, mi soffermai un attimo e dalla mia autovettura immortalai il mio arrivo con alcuni scatti fotografici.
    Appagato da questa prima visione, proseguii il viaggio fino all’Agriturismo “Il Vecchio Casale”, percorrendo una stradina di campagna, in parte bitumata e in parte sterrata.
    In questa vecchia struttura, intelligentemente ammodernata e immersa nella natura, ebbi subito la sensazione che il mio lungo percorso dalla Capitale alla Calabria sarebbe stato ripagato dal silenzio e dalla buona cucina.

    Così poi è stato.

    Se il corpo, giustamente, doveva appagarsi del profumo e della bontà delle leccornie della tradizione culinaria locale, maggiore doveva risultare il soddisfacimento dello spirito a contatto con l’Arte, che qui si respira a pieni polmoni.
    Quando la mattina del 29, dopo una notte di meritato riposo, mi inoltrai nei vicoli e vicoletti del paese, in un saliscendi di interminabili scale a gradoni, ebbi sussulti di gioia inenarrabili. Sentii il profumo dei limoni proveniente dall’agro rocchese ma ancor più deliziai il mio spirito alla vista delle Muse, che in ogni angolo e piazza, ostentano al passante i moti del cuore dei poeti federiciani scolpiti su stele di ceramica.


    Il tutto con il placet dell’Amministrazione rocchese e con il marchio inconfondibile di Aletti Editore.

    Il clou della giornata, però, mi attendeva lassù, in cima alla rocca, nel Castello incantato, le cui mura sono impregnate anch’esse di voci e profumi poetici dalle trascorse edizioni de “Il Federiciano”.
    Nella terrazza del Maniero, capiente sala a cielo aperto, mi accolse un’aria di festa, un’assemblea di Poeti Federiciani, invitati là per declamare i loro versi e ricevere l’alloro poetico simboleggiato da una pergamena.

    Il mio io si unì a quello dei convenuti e, dopo aver salutato l’amico ritrovato, Giuseppe Aletti, attesi il mio turno per rendere noti a tutti i miei versi e avere tra le mani l’attestato agognato.
    Quando ormai le voci ispirate dei Poeti si accingevano a calare il sipario, si affacciò la splendida Luna per condividere la gioia degli astanti e condurre tutti i partecipanti lungo i vicoletti semibui del borgo fino alla stele velata che ancora teneva segreto il nome e i versi del vincitore.


    La festa poi continuò fino a notte fonda dopo la degustazione della pasta maritata, in un tripudio di musiche e danze .

    “Questo dì fu solenne” (Leopardi).

    VACANZE ABRUZZESI 2015 (di Pietrino Pischedda)

    Posted on lug 28 in: Senza categoria - Commenti disabilitati

    Rituffarmi in Abruzzo, in quest’estate rovente 2015, è stato per me un riappropriarmi dei profumi di una natura incontaminata e salutare.
    Il lago di Scanno, luogo da noi eletto per queste brevi vacanze di fine luglio, è stato oggetto di indubbia contemplazione non appena ci siamo affacciati al balcone della camera dell’hotel Acquevive nella via Circumlacuale.
    Questo bacino d’acqua, benché contenuto nelle sue dimensioni, posto ai piedi della cittadina di Scanno,, distante 3 km, per chi arriva dalla strada strettissima e tortuosa delle gole del Sagittario, dalle quali si ammira il lago di S. Domenico, è la sala d’aspetto accogliente e silenziosa che invita l’ospite a salire e visitare il borgo, di una bellezza unica e rara, accoccolato sulla montagna, che mira quel suo specchio d’acqua  e che gode di essere mirato dai numerosi turisti per un saliscendi vario e ineguagliabile di viuzze tutte lastricate e linde come non mai.

    Scanno, con il suo lago, è il biglietto da visita offerto al turista per proseguire il suo viaggio e arrivare al Passo Godi, dove natura mozzafiato e fauna si fondono insieme.

    È stata per me una sorpresa, forse irripetibile, la visita a una ventina di daini, che nel meriggio di un clima accogliente, giacevano tutti insieme, come una grande famiglia, sotto un antico e larghissimo leccio.
    La nostra visita, discreta e rispettosa dell’ambiente che percorrevamo, è stata ripagata dall’incontro quasi umano, o forse più che umano, con quelle umili creature, che alla nostra presenza si sono alzate e ci sono venute incontro per darci il benvenuto.
    In questa porzione d’Abruzzo, contrassegnata dal Parco Nazionale, dove il verde predomina e dove, ad ogni passo, si sente lo scorrere dell’acqua cristallina e il ripetersi delle cascate gettantesi dalle alte rocce, l’anima e il corpo del viandante si sentono appagati e inclini a fissarvi la tenda per dimenticare le contrarietà che il quotidiano riserva.
    È in questo angolo di paradiso terrestre che si trova la famosa Camosciara, un vero miracolo della natura, dove il visitatore, cammin facendo, è attratto dal melodioso fluire delle acque attraverso sparsi rivoli e, dulcis in fundo, dalle cascate che sembrano dire al visitatore: “Soffermati almeno un istante e riprendi vigore dopo aver toccato con mano la mia forza risanatrice.

    Flora e fauna, acque sorgive e lacustri, paesaggi d’altura sconfinati, orizzonti che si perdono oltre vista, gente ospitale, cibo sano della terra d’Abruzzo, hanno lasciato in me un’impressione e un appagamento, che forse è il caso di dover e voler rivivere.

    In Val Pusteria: riflessioni di Pietrino Pischedda

    Posted on ago 02 in: Senza categoria - Commenti disabilitati

    In Val Pusteria


    23 . 31 luglio 2012

    (Riflessioni a caldo)

    C’è chi d’estate ama il mare e chi la montagna; ma c’è anche chi ama entrambe le cose.

    Per me nessuna distinzione. Il mare mi ha sempre appassionato fin da bambino, forse perché era l’unica realtà a me più vicina.

    Divenuto adulto e quindi autonomo, ho iniziato a uscire dalla mia bellissima isola, a conoscere altre compagini naturali e a contemplare dalle vette dei monti i boschi, i fiumi, i laghi, le città e persino lo stesso mare, che sempre accarezza e lenisce le mie inquietudini.

    Superare i 2000 m, dopo aver percorso sentieri impervi, non è impossibile, anche se faticoso. Ѐ una fatica che dà un valore aggiunto e appagante.

    Mai avevo provato l’esperienza dell’altitudine in maniera così inebriante come quest’anno.

    Lasciare anche solo per una settimana la città e i problemi legati alla quotidianità della vita, per vivere un momento di silenzio e interiorità ad alta quota, è bello e consolatorio.

    La Val Pusteria mi ha dato sensazioni uniche e rare.  Queste vallate, intrise del profumo delle mele, che di filare in filare ti salutano appena ti presenti, sono avvolte e protette dalle Dolomiti.

    Dalla stanza d’albergo vedevo vicino lo schienale verde e roccioso di quella catena che lambisce le nuvole e sembra toccare il cielo.

    Percorrendo a piedi i sentieri di montagna avvertivo attorno a me il silenzio della natura interrotto di tanto in tanto dal fluttuare delle acque limpide e luccicanti che scendono a valle. Man mano che camminavo la mia Natura umano-terrena si compenetrava in quella divina datrice di tanta bellezza.

    A 2270 m, la visione e la contemplazione del grande Lago della Siromba (Große Seefeld See), circondato da ripide fiancate, hanno confermato il mio sì incondizionato per la Natura.

    (Pietrino Pischedda)

    Dietrich Buxtehude, membra Jesu nostri patientis sanctissima: traduzione e analisi del testo ad opera di Pietrino Pischedda

    Posted on feb 03 in: Senza categoria - Commenti disabilitati

    Pietrino Pischedda

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    D. BUXTEHUDE

    Membra Jesu Nostri patientis sanctissima

    Traduzione, analisi e commento del testo a cura di P. Pischedda

    Roma

    febbraio 2012

    Buxtehude (Oldesloe, Holstein, 1673 – Lubecca, 9.5.1707)  è  il più famoso compositore e organista della Germania del Nord: sono particolarmente note le sue Abendmusiken durante le due ultime domeniche dell’anno liturgico e durante la seconda, terza e quarta domenica di Avvento di ogni anno.[1]

    Le pause improvvise nelle sinfonie introduttive delle sue cantate sacre rivelano un’estasi mistica, un respiro dell’anima di fronte al mondo incantato della natura nordica.

    Le caratteristiche musicali di Buxtehude attirarono anche il giovane Bach da Lüneburg alla Marienkirche di Lubecca per ascoltare Dietrich.

    La semplicità popolare delle cantate hanno fatto di Buxtehude una specie di gran «gran predicatore del popolo».[2]

    L’eclettismo è una peculiarità della multiforme struttura spirituale di Buxtehude, il quale ha saputo compendiare in sé le tre fasi di sviluppo dell’epoca barocca: lo stile dotto (polifonico – contrappuntistico), lo stile popolare (omofono e piacevole) e lo stile “romantico” (contraddistinto dall’uso espressivo della dissonanza).[3]

    Senza soffermarmi sulle numerose opere composte da Buxtehude, la cui analisi non rientra nelle mie competenze, ritengo più interessante spendere due parole, solo per quanto concerne la parte testuale, sul ciclo di cantate della passione, dal titolo Membra Jesu Nostri (1680).

    La narrazione (in gran parte costituita da versetti tratti dall’Antico Testamento e in minima dal Nuovo)) è affidata al coro, mentre le arie a solo, i duetti, i terzetti sono realizzati su strofe ritmate di libera invenzione, che trattano delle membra di Cristo crocifisso (i piedi, le ginocchia, le mani, i fianchi, il petto, i cuore e il viso). L’Amen finale corona degnamente l’intera composizione.[4]

    Il testo, “Salve mundi salutare”[5], noto anche come “Rhythmica oratio”, è un poema dello scrittore medioevale Arnolfo di Louvain (ca. 1200 – 1250).[6]

    Ecco qui tutta la mia curiositas, nata più che altro da un verbo “galeotto”, “blandicentur”, forse un refuso ad opera di un copista. Forma strana, inesistente, per lo meno ignota, anche ai cervelloni che col latino hanno a che fare!  La partitura che ho tra le mani mi dà esattamente questa versione!

    Che fare? Accettare per partito preso oppure indagare, confrontare, approfondire? Ho scelto la seconda soluzione

    Su Buxtehude e su questo Oratorio che mi sono proposto di analizzare molto inchiostro è stato versato e svariate interpretazioni e versioni sono state prodotte.

    Il mio vuol essere un modesto contributo, che, unito a tutti gli altri, può sortire beneficio a molti.

    Un ringraziamento speciale va al M° Osvaldo Guidotti[7], il quale mi ha dato l’occasione di conoscere questo autore.

    Buxtehude: Le sette cantate

    .

    Ad pedes

    ( due violini, una viola da gamba e cinque voci (due soprani, contralto, tenore e basso e basso continuo).

    1. 1. Sonata (introduzione orchestrale:

    due violini, viola da gamba,

    e basso continuo).

    2. Concerto (cinque voci).

    Ecce super montes[8] “Ecco sui monti

    pedes evangelizantis                                        i passi d’un messaggero,

    et annunciantis pacem                                      un araldo di pace” ( BJ)[9]

    3. Aria (soprano).

    Salve mundi salutare,                                       Salve, Salvatore del mondo,

    salve Jesu care!                                                 salve, Gesù caro!

    Cruci tuae me aptare                                        Vorrei invero attarmi alla tua croce,

    vellem vere, tu scis quare,                                tu sai perché,

    da mihi tui copiam                                            dammi la tua forza.

    4. Aria (soprano)

    Clavos pedum, plagas duras,                           Abbraccio con affetto i chiodi

    et tam graves impressuras                                dei piedi, le piaghe dolorose

    circumplector cum affectu,                              e così profonde da segnarti,

    tuo pavens in aspectu,                                      sbigottito per il tuo aspetto,

    tuorum memor vulnerum                                 memore delle tue ferite.

    5. Aria (Basso)

    Dulcis Jesu, pie deus,                                       Dolce Gesù, Dio clemente,

    Ad te clamo licet reus,                                     a te grido, sebbene peccatore,

    praebe mihi te benignum,                                mostrati a me benigno,

    ne repellas me indignum                                  non respingere me indegno

    de tuis sanctis pedibus                                     dai tuo santi piedi.

    6. Concerto (da capo:

    Ecce super montes [10] “Ecco sui monti

    pedes evangelizantis                                        i passi d’un messaggero,

    et annunciantis pacem                                      un araldo di pace” (BJ)

    7. Concerto (cinque voci).

    Salve mundi salutare,                                       Salve, Salvatore del mondo,

    salve Jesu care!                                                 Salve, Gesù caro!

    Cruci tuae me aptare                                        Vorrei invero attarmi alla tua croce,

    vellem vere, tu scis quare,                                tu sai perché,

    da mihi tui copiam                                           dammi la tua forza..

    II. Ad genua

    1. Sonata

    2. Concerto (cinque voci).

    Ad ubera portabimini,[11] Sarete portati sul seno

    et super genua blandientur[12] vobis                   e sulle ginocchia vezzeggiati.[13]

    3. Aria (tenore)

    Salve Jesu, rex sanctorum,                               Salve, Gesù, Re dei Santi,

    spes votiva peccatorum,                                   speranza di preghiera dei peccatori,

    crucis ligno tanquam reus,                                appeso al legno della croce come reo,

    pendens homo verus deus,                               vero uomo vero Dio,

    caducis nutans genibus                                    vacillante sulle fragili ginocchia.

    4. Aria (contralto).

    Quid sum tibi responsurus                               Che cosa ti risponderò?

    actu vilis corde durus?                                     Io vile nell’agire e insensibile?

    Quid rependam amatori,                                  Che cosa ricambierò all’amante,

    qui elegit pro me mori,                                     che scelse di morire per me,

    ne dupla morte morerer?                                  perché non morissi di doppia morte?

    5. Aria (due soprani e basso).

    Ut te quaeram mente pura,                               Sia questa la mia prima premura:

    sit haec mea prima cura,                                   che ti cerchi con cuore puro;

    non est labor et gravabor,                                 non ci sarà fatica e gravame

    sed sanabor et mundabor,                                ma sarò guarito e mondato,

    cum te complexus fuero                                   quando ti avrò abbracciato.

    6. Concerto

    Ad ubera portabimini,[14] Sarete portati sul seno

    et super genua blandientur vobis                     e sulle ginocchia vezzeggiati.

    III. Ad manus

    1. Sonata

    2. Concerto (cinque voci).

    Quid sunt plagae istae[15] Perché quelle piaghe

    in medio manuum tuarum?                               in mezzo alle tue mani?[16] (BJ)

    3. Aria (soprano).

    Salve Jesu, pastor bone,                                   Salve Gesù, Buon Pastore,

    fatigatus in agone,                                            esausto nella prova,

    qui per lignum es distractus                             lacerato sul legno,

    et ad lignum es compactus                               unito strettamente al legno,

    expansis sanctis manibus                                  le sante mani stese.

    4. Aria (soprano).

    Manus sanctae, vos amplector,                        Vi stringo, o mani sante,

    et gemendo condelector,                                  mi compiaccio del mio pianto,

    grates ago plagis tantis,                                    rendo grazie per tante piaghe,

    clavis duris guttis sanctis                                 per i duri chiodi, per le gocce sante,

    dans lacrymas cum oculis                                 con le lacrime agli occhi.

    5. Aria (contralto, tenore e basso).

    In cruore tuo lotum                                          Mi affido tutto a te

    me commendo tibi totum,                                lavato nel tuo sangue,

    tuae sanctae manus istae                                  queste tue mani sante

    me defendant, Jesu Christe,                             mi difendano, Cristo Gesù,

    extremis in pericoli                                           negli estremi pericoli.

    6. Concerto

    Quid sunt plagae istae                                      Perché quelle  piaghe

    in medio manuum tuarum?                              in mezzo alle tue mani? (BJ)

    IV. Ad latus

    1. Sonata

    2. Concerto (cinque voci).

    Surge, amica mea[17],                                          Alzati, amica mia,

    speciosa mea, et veni,                                       mia bella, e vieni!O mia colomba,

    columba mea in foraminibus petrae,                che stai nelle fenditure della roccia,

    in caverna maceriae                                          nei nascondigli dei dirupi.  (BJ) [18]

    3. Aria (soprano).

    Salve latus salvatoris,                                       Salve, costato del Salvatore,

    in quo latet mel dulcoris,                                 nel quale si cela la dolcezza del miele,

    in quo patet vis amoris,                                    nel quale si svela la forza dell’amore,

    ex quo scatet fons cruoris,                               dal quale sgorga una sorgente di sangue,

    qui corda lavat sordida                                    che lava i cuori abietti.

    4. Aria (contralto, tenore e basso).

    Ecce tibi appropinquo,                                     Ecco, mi avvicino a te,

    parce, Jesu, si delinquo,                                   perdonami, o Gesù, se  pecco,

    verecunda quidem fronte,                                però con volto timido

    ad te tamen veni sponte                                   son venuto da te spontaneamente

    scrutari tua vulnera                                           per scrutare le tue ferite.

    5. Aria (soprano).

    Hora mortis meus flatus                                   In punto di morte la mia anima

    intret Jesu, tuum latus,                                     entri nel tuo costato

    hinc expirans in te vadat,                                 ed esalando di qui giunga a te,

    ne hunc leo trux invadat,                                 perché non sia preda del feroce leone

    sed apud te permaneat                                     ma resti sempre presso te.

    6. Concerto

    Surge, amica mea,                                            Alzati, amica mia,

    speciosa mea, et veni,                                       mia bella, e vieni! O mia colomba,

    columba mea in foraminibus petrae,                che stai nelle fenditure della roccia,

    in caverna maceriae[19] nei nascondigli dei dirupi.  (BJ)


    V. Ad pectus

    1. Sonata

    2. Concerto a 3 voci

    (contralto, tenore e basso).

    Sicut modo geniti infantes rationabiles            Come bambini appena nati

    et sine dolo concupiscite,                                 bramate il puro latte spirituale

    ut in eo crescatis in salutem.                            per crescere con esso verso la salvezza:

    Si tamen gustatis,.                                            se davvero avete già gustato

    quoniam dulcis est Dominus[20] quanto è buono il Signore. (BJ)[21]

    3. Aria (contralto).

    Salve, salus mea, deus,                                     Salve, mia salvezza, Dio,

    Jesu dulcis, amor meus,                                    Gesù amabile, mio amore,

    salve, pectus reverendum,                                salve, petto degno di venerazione,

    cum tremore contingendum,                            da toccare con tremore,

    amoris domicilium                                            dimora d’amore.

    4. Aria (tenore).

    Pectus mihi confer mundum,                           Donami un petto mondo,

    ardens, pium, gemebundum,                            ardente, devoto, gemente,

    voluntatem abnegatam,                                    una volontà generosa,

    tibi semper conformatam,                                conforme alla tua,

    juncta virtutum copia                                       insieme a tutte le virtù.

    5. Aria (basso).

    Ave, verum templum dei,                                Ti saluto, vero tempio di Dio,

    precor miserere mei,                                         ti prego, abbi pietà di me,

    tu totius arca boni,                                           tu, arca del sommo bene,

    fac electis me apponi,                                       fa’ che sia aggregato agli eletti,

    vas dives deus omnium                                    vaso ricco, Dio di tutti.

    6. Concerto a 3 voci

    Sicut modo geniti infantes rationabiles[22] Come bambini appena nati

    et sine dolo concupiscite,                                 bramate il puro latte spirituale

    ut in eo crescatis in salutem.                            per crescere con esso verso la salvezza:

    Si tamen gustatis,                                             se davvero avete già gustato

    quoniam dulcis est Dominus                            quanto è buono il Signore. (BJ)


    VI. Ad cor

    1. Sonata

    2. Concerto a 3 voci (due soprani e basso).

    Vulnerasti cor meum,[23] Tu mi hai rapito il cuore,

    soror mea, sponsa,                                               sorella mia, sposa

    vulnerasti cor meum.                                        Tu mi hai rapito il cuore.[24] (BJ)

    3. Aria (sop rano).

    Summi regis cor, aveto,                                    Cuore del sommo Re, salute!

    te saluto corde laeto,                                        ti saluto con cuor lieto,

    te complecti me delectat                                  l’abbracciarti mi diletta

    et hoc meum cor affectat,                                e questo mio cor alletta,

    ut ad te loquar, animes                                     animalo  a parlarti.

    4. Aria (soprano).

    Per medullam cordis mei,                                 Penetri il tuo amore

    peccatoris atque rei,                                         nell’intimo del mio cuore,

    tuus amor transferatur,                                     peccatore e reo,

    quo cor tuum rapiatur                                       perché il tuo cuore sia rapito

    languens amoris vulnere                                   languente per la ferita d’amore.

    5. Aria (basso).

    Viva cordis voce clamo,                                   Grido con la viva voce del cuore,

    dulce cor, te namque amo,                               dolce cuore, perché ti amo,

    ad cor meum inclinare,                                     di rivolgerti al mio cuore,

    ut se possit applicare                                        per potersi avvicinare

    devoto tibi pectore                                           con devoto amore.

    6. Concerto a 3 voci (due soprani e basso).

    Vulnerasti cor meum,[25] Tu mi hai rapito il cuore,

    soror mea, sponsa,                                            sorella mia, sposa

    vulnerasti cor meum.                                        Tu mi hai rapito il cuore. (BJ)

    VII. Ad faciem

    1. Sonata

    2. Concerto (cinque voci).

    Illustra faciem tuam super servum tuum,[26] Fa’ splendere il tuo volto sul tuo servo,

    salvum me fac in misericordia tua                    salvami per la tua misericordia[27]. (BJ)

    3. Aria (contralto, tenore e basso).

    Salve, caput cruentatum,                                  Salve, capo insanguinato,

    totum spinis coronatum,                                   di spine tutto coronato,

    conquassatum, vulneratum,                            sconquassato, ferito,

    arundine verberatum                                         percosso con una canna,

    facie sputis illita                                                   di sputi coperta la faccia.

    4. Aria (contralto).

    Dum me mori est necesse,                                Al momento in cui devo morire,

    noli mihi tunc deesse,                                       non negarmi il tuo aiuto,

    in tremenda mortis hora                                   nell’ora tremenda della morte,

    veni, Jesu, absque mora,                                   vieni, Gesù, senza indugio,

    tuere me et libera                                              proteggimi e liberami.

    5. Aria (cinque voci).

    Cum me jubes emigrare,                                   Quando mi ordini di partire,

    Jesu care, tunc appare,                                     Gesù caro, mostrati allora,

    o amator amplectende,                                     o amante da abbracciare,

    temet ipsum tunc ostende,                               mostrati allora

    in cruce salutifera.                                            sulla croce salutare.

    Amen                                                               Amen


    [1] Cfr. LA MUSICA, Enciclopedia storica, a cura di A. BASSO, vol. I, UTET, Torino, 1966, p. 255.

    [2] Ibidem, p. 635.

    [3] Ibidem, p. 637.

    [4] Ibidem, p. 642.

    [5] http://www.hs-augsburg.de/~harsch/Chronologia/Lspost13/Arnulfus/arn_memb.html#pec

    [6] Rhythmica oratio ad unum quodlibet membrorum Christi patientis et a cruce pendentis; in: Bernardi opera, PL vol. 184, col. 1319 sqq. ed. J. P. Migne, Paris 1844 sqq.; in: Poésie latine chrétienne du moyen âge ed. H. Spitzmuller, Paris 1971

    [7] Osvaldo Guidotti, Organista Direttore Compositore: http://www.aramus.it/

    [8] Na 2, 1.

    [9] Na 2, 1:  Ἰδοὺ ἐπὶ τὰ ὄρη οἱ πόδες εὐαγγελιζομένου καὶ ἀπαγγέλλοντος εἰρήνην· (LXX)

    [10] Na 2, 1.

    [11] Is. 66, 12.

    [12] In diversi spartiti viene riportato “blandicentur” al posto di “blandientur”, verosimile quest’ultimo alla Vulgata.  Paolo Diacono, nella sua opera Excerpta ex libris Pompeii Festi de significatione verborum, riporta il termine “blandicella, -orum” (= parole carezzevoli, lusinghiere). L’uso della forma “blandicentur” nel latino medievale potrebbe avere, secondo una mia interpretazione del tutto personale, una valenza “denominativa” oppure “accomodatizia”, non quanto al senso ma quanto a una dizione più confacente. In ultima e plausibile analisi potrebbe trattarsi di un errore del copista.

    [13] Is. 66, 12: τὰ παιδία αὐτῶν ἐπ’ ὤμων ἀρθήσονται καὶ ἐπὶ γονάτων παρακληθήσονται (LXX))“I suoi bimbi saranno portati in braccio, sulle ginocchia saranno accarezzati”. (BJ)

    [14] Is. 66, 12.

    [15] Zc 13, 6.

    [16] Τί αἱ πληγαὶ αὗται ἀνὰ μέσον τῶν χειρῶν σου; (LXX)

    [17] Ct 2, 13 – 14.

    [18] 13 ἀνάστα ἐλθέ, ἡ πλησίον μου, καλή μου, περιστερά μου, 14 καὶ ἐλθὲ σύ, περιστερά μου ἐν σκέπῃ τῆς πέτρας ἐχόμενα τοῦ προτειχίσματος. (LXX)

    [19] Ct 2, 13 – 14.

    [20] I Pt 2 – 3.

    [21] La Vulgata (! Pt 2, 2 – 3) riporta qualche variante testuale: sicut modo geniti infantes, rationabile sine dolo lac concupiscite, ut in eo crescatis in salutem, si tamen gustatis quoniam dulcis est Dominus (riferimento al Sal 34, 9). Il testo greco si presenta così: 2  ὡς ἀρτιγέννητα βρέφη τὸ λογικὸν ἄδολον γάλα ἐπιποθήσατε, ἵνα ἐν αὐτῷ αὐξηθῆτε εἰς σωτηρίαν,3  εἰ ἐγεύσασθε ὅτι χρηστὸς ὁ κύριος.

    [22] I Pt 2 – 3

    [23] Ct 4, 9.

    [24] Ct 4,9 Ἐκαρδίωσας ἡμᾶς, ἀδελφή μου νύμφη, ἐκαρδίωσας ἡμᾶς (LXX)

    [25] Ct 4, 9.

    [26] Sal 30, 17.

    [27] Ps 30, 17  ἐπίφανον τὸ πρόσωπόν σου ἐπὶ τὸν δοῦλόν σου, σῶσόν με ἐν τῷ ἐλέει σου. (LXX)

    14)