… cuius sapientia condǐti sumus

Posted on lug 05 in: Senza categoria - No Comments »

… cuius sapientia condǐti sumus

Siamo ripieni di sapienza, siamo fatti di sapienza, siamo un meraviglioso “impasto” di sapienza. Pensate all’impasto formato ad arte dal costruttore e come per mezzo di quell’amalgama, pietra su pietra, si forma la costruzione di una casa. Senza la sapienza saremmo uomini falliti, all’oscuro di tutto, senza prospettive, senza conoscenza delle cose.
È importante quel pronome iniziale, la cui relazione presuppone non un nome qualunque ma una Persona che ci guida nella conoscenza e nello spirito di verità. Al vertice dei sette doni dello Spirito Santo c’è La Sapienza, che non è quella del mondo ma quella di Dio, il quale è Sapienza infinita.
Guidati dallo Spirito noi abbiamo il dono del discernimento, che possiamo facilmente perdere se ci lasciamo sedurre dall’orgoglio, dalla tentazione di considerare giusto tutto ciò che facciamo.
Chi si lascia guidare dalla Sapienza non intraprende strade sbagliate. Le deviazioni sono sempre frutto di calcoli umani dettati da superbia  e da mania di onnipotenza.
Uomo saggio è colui che con umiltà vaglia ciò che è bene e ciò che è male.
La tentazione del frutto proibito si sussegue vertiginosamente di secolo in secolo, dai primordi dell’umanità fino ad oggi. L’uomo che vuol fare di testa sua, che vuole strafare, che pretende di essere il dominatore assoluto, sarà il risultato del fallimento totale. L’uomo di tal fatta, colmo di ingordigia e di prepotenza, dovrà prima o poi fare i conti con il biglietto di ritorno.
Siamo in un mondo di insipienti, di esseri che decidono deliberatamente della vita degli altri credendo di avere la coscienza a posto.
Le esperienze negative maturate nel corso della storia non hanno fatto rinsavire l’uomo ma l’hanno riportato a riprovare nuovi piani diabolici improntati a sopraffare la dignità della persona umana. I pregiudizi razziali si ripetono nella quasi indifferenza di chi assiste a sì triste spettacolo.
Tra i sette doni dello Spirito Santo c’è quello del Consiglio. Sapienza e Consiglio formano il binomio perfetto dell’uomo che vuole farsi guidare per operare nella rettitudine e nel timore di Dio.
PpischeddaS
Roma 5 luglio 2020

In su giannile ‘e domo

Posted on lug 03 in: Senza categoria - No Comments »

In su giannile ‘e domo

Sere d’estate, sere paesane, scene da film in bianco e nero, salotti di famiglia al chiarore di luna in su giannile ‘e domo.
“E ite in su friscu”? “Eia in su friscu”! Domanda e risposta tra il ficcanaso di passaggio e un componente del nucleo domestico. Il tutto composto di cortesia da entrambe le parti.
Era, e suppongo che lo sia ancora, la prassi del viver quotidiano in tempo d’estate, nei borghi della Sardegna, e non solo, intrattenersi per ore dopo cena, fuori della porta di casa, parlando del più e del meno e colloquiando spesso con altri piccoli assembramenti di famiglie, postati nelle vicinanze a ridosso del limitare delle proprie abitazioni.
Non c’erano nel dopoguerra i comfort di oggi; non esistevano neppure  i servizi essenziali di cui fortunatamente usufruiamo ora.
Il lieve calo della temperatura dopo il tramonto consentiva di godere al meglio il sereno della notte stando all’aria aperta.
Il parlarsi tra famiglie a pochi metri di distanza costituiva una sorta di gazzettino serale fai da te con tutte le notizie del giorno. In una comunità di pochi abitanti infatti era facile cogliere tutti gli spifferi che attraversavano le poche vie del paese. “A l’ischizzis ite est sutzessu a su fulanu custu manzanu in sa inza sua”? “No! E ite”? “L’ada acciapada totta irraighinada”!
Oh s’iscuru, cantu mi dispiaghede. Un omine gasinche onu, chi no faghede male mancu a una musca”!
Espressioni e notiziole di questo genere si susseguivano col passare delle ore, mentre il contadino che aveva lavorato sodo per tutta la giornata, appoggiato al muro della facciata, lo si sentiva abbondantemente russare.
I bambini, finché potevano, partecipavano anche loro alla conversazione allegra e simpatica della comitiva.
C’era allora, dubito ora, il senso della comunità, lo spirito dell’amicizia composta anche di scherzi accettabili e condivisi. Erano sopportate le battute di spirito non lesive della dignità delle persone ed erano molto contenuti i commenti di natura comportamentale.
PpischeddaS
Roma 3 luglio 2020

Sull’onestà non si discute!

Posted on lug 01 in: Senza categoria - No Comments »

Sull’onestà non si discute!

Vorrei vedere! Le persone oneste si notano immediatamente! Tutto può rivelare l’onestà e l’onorabilità dell’uomo e della donna. Io posso vantarmi di aver avuto genitori più che dignitosi e contrassegnati dall’honos. Uomini d’onore non si comprano ma si fanno attraverso il lavoro, la lealtà, il rispetto, l’amore, il sacrificio e la dedizione alla famiglia. Queste virtù valgono per i credenti e i non credenti. Non è consequenziale che chi crede sia onesto e chi non lo è sia disonesto. Queste sono logiche che lasciamo ai benpensanti o ai malpensanti. L’onestà è connaturata alla famiglia nella quale si costruiscono e si praticano i valori che ci legano alla società in cui viviamo.
Ogni giorno mi capita di incontrare gente credibile come anche gente sospettosa e truffaldina. Le persone disoneste e, per fortuna, quelle oneste si “annusano” a distanza.
Da che mondo è mondo la storia è piena di santi e malfattori! Ormai è diventato uno slogan ripetitivo e per niente costruttivo l’etichettare il nostro tempo come disastroso e intriso di corruzione. Io non voglio essere accomunato al gregge dei perversi, come d’altronde ciascuno di voi che nella propria coscienza sa di essere a posto in fatto di rettitudine e di onorabilità.
Ci sono, per nostra fortuna, persone, anche tra i giovani, che si distinguono per la ricchezza di quei valori che sono stati loro inculcati in famiglia.
Anche giugno ormai ce lo lasciamo alle spalle. Luglio è appena all’inizio e ci porta direttamente al discorso vacanze. Ma chi è che fa le vacanze? Non tutti, credo la massima parte, possono permettersi di chiudere la porta di casa e partire per trascorrere un periodo, seppur breve, di relax. La mancanza di mezzi ci rende consapevoli, ma non invidiosi, che è anche bello vivere la nostra quotidianità a contatto con la gente del nostro quartiere o del borgo in cui viviamo. Riscopriremo perlomeno il valore prezioso dell’amicizia. Ditemi se è poca cosa!


PpischeddaS
Roma 1º luglio 2020

No comment

Posted on giu 25 in: Senza categoria - No Comments »

No comment

Io non commento quanto avviene nelle Sedi della politica: me ne astengo in maniera assoluta.
Come cittadino, però, non posso far finta di non vedere e di non fare le mie considerazioni personali sul comportamento di determinati personaggi, il cui  linguaggio non può non essere considerato scurrile e disgustoso.
Sembra che il Coronavirus abbia prodotto seri problemi di autocontrollo e di perdita di rispetto della propria e altrui dignità.
Rimango inorridito, andando in giro per la città, per come certi individui, nella complessa compagine metropolitana, diano fuoco alle polveri per un nonnulla, innescando discussioni senza fondamento alcuno.
I riflessi di siffatti atteggiamenti sono evidentemente e facilmente intuibili.
La valenza di “civis”, a mio parere, si sta gradualmente sgretolando e si assiste a un degrado in fatto di etica individuale e sociale.
Manca il galateo! Tradotto: sono assenti le buone maniere.
Capisco le situazioni critiche di chi ha perso il lavoro e non sa come tirare avanti per sostentare la propria famiglia. Si tratta di drammi umani a cui la Politica deve dare al più presto risposte certe. E io confido che si vada avanti nella giusta direzione sovvenendo alle necessità degli indigenti.
È appena iniziata l’estate e non pochI (tra questi alcuni che si credono “luminari”) sostengono che con l’alta temperatura il virus ormai sia stato debellato. Non è vero!  I fatti a livello globale parlano in maniera molto chiara. L’illusione è la negazione della realtà effettuale e l’anticamera della confusione totale.
PpischeddaS
Roma 25 giugno 2020

RIFLESSIONE di Pietrino Pischedda

Posted on feb 22 in: Senza categoria - No Comments »

RIFLESSIONE di Pietrino Pischedda

Mi viene il pensiero che esista l’homo absconditus, non in senso negativo ma positivo, in quanto costui, prima di relazionarsi con gli altri, si relaziona con se stesso, con la sua interiorità, con la sua sincerità, con la sua vita privata, con la sua dimensione spirituale talmente insondabile che nessuno al mondo può scandagliare. L’uomo di oggi deve sentire il bisogno di appartarsi dal frastuono della città, dal parlare inconcludente dell’homo politicus, dal blaterare dell’uomo di strada che crede di essere homo sapiens, quando invece, ignorantemente, è homo ignorans. Il nascondersi nella propria privacy non deve necessariamente costituire una sorta di antemurale di difesa dall’altro, considerando l’altro come nemico da evitare sempre e dovunque. La occultatio sui, il velamento di se stesso, si commisura, paradossalmente e positivamente, con la libertà dell’altro, il quale, a sua volta, può determinarsi a far tesoro della ricchezza della propria interiorità per poi metterla a frutto nella communio con i suoi simili, a partire dalla comunità con cui quotidianamente si confronta. Il rinchiudersi in se stessi apparentemente sembrerebbe un depauperamento della propria persona e della propria personalità; in realtà, invece, è un consolidamento del proprio Ego interiore, sfrondato degli orpelli esteriori che caratterizzano l’homo vanus di tutti i giorni. È quanto mai espressiva, significativa e vera l’affermazione agostiniana che può riassumere questa mia riflessione odierna: “Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas.” Posso io avere l’ardire di asseverare di possedere la verità? Posso io essere vero, credibile, giusto, ecc.? È una domanda a cui deve seguire una risposta: risposta che scaturisce dalla profondità della nostra vita spirituale fondata su verità da prendere in maniera assoluta.

Pietrino Pischedda

Roma 22 febbraio 2020

ANNO 2019: di Pietrino Pischedda

Posted on dic 31 in: Senza categoria - No Comments »

ANNO 2019 : di Pietrino Pischedda

La carità delle noci, di manzoniana memoria, rappresenta un po’ la situazione di povertà dell’oggi, che, a dispetto delle apparenze, è una realtà concreta. I cosiddetti ricchi, e ce ne sono in abbondanza, vengono di gran lunga superati da una massa di poveri da vera paura. Si moltiplicano le opere benefiche a favore dei senza tetto, ma sembrano non bastare.
Ogni anno che termina riporta un consuntivo disastroso in fatto di assistenza. Ci vorrebbe un miracolo, ma il miracolo spetta a noi farlo!
È triste sentire che ancora muoiono per strada dei poveri a causa del freddo! Una manciata di noci (tradotto, una manciata di carità) ad opera di pochi, anche questi poveri, non può sopperire ai bisogni di milioni di bocche che aspettano il necessario per vivere dignitosamente.
La macchina dello Stato gira sempre male, non fermandosi o soffermandosi per strada a soccorrere il malcapitato. Non è sufficiente la carità operosa di Francesco per lenire i disagi di un popolo sempre più in difficoltà economica.
Sant’Egidio con la numerosa schiera di volontari è senz’altro encomiabile, ma non basta!
Parlo di Roma, perché vivo a Roma. Se si estende il campo di azione e si getta lo sguardo oltre, sappiamo, senza far finta di non saperlo, che l’anno che si chiude registra una catastrofe in termini umanitari.
L’accoglienza del prossimo non va boicottata o derisa, ma sostenuta ed estesa a largo raggio, pena il degrado sociale in continua crescita.
Tutti ci auguriamo che l’anno nuovo sia migliore. Io non sono un indovino e tanto meno un profeta. Magari fossi un profeta, molto più credibile dell’indovino che mai indovina e che pratica l’arte mantica a volte per sbarcare il lunario!
Tutti insieme proviamo a rendere più credibile e dignitosa la comunità di cui facciamo parte!
Buon anno in tutta sincerità!
Pietrino Pischedda
Roma 31 dicembre 2019

IL GRANDE CORO DI ROMA IN CONCERTO A RAVELLO: di Pietrino Pischedda

Posted on dic 16 in: Senza categoria - No Comments »

IL GRANDE CORO DI ROMA IN CONCERTO A RAVELLO

RAVELLO: città stupenda, di cui si possono dire tante cose, che si compendiano nell’unica parola che si chiama Bellezza! Pare che prima il Creatore e poi la mano dell’uomo abbiano composto questo presepe che corona lo specchio di mare dove ci si può tranquillamente specchiare senza che l’identità personale venga distorta o sfigurata. Le luminarie di questo periodo natalizio rendono ancor più suggestiva l’immagine di questo Comune della Costiera Amalfitana, ma non sarebbero neppure necessarie, perché di per sé il tessuto urbano è talmente ben composito che non avrebbe bisogno di ritocchi di nessun genere.

Perché, però, parlo di Ravello?

Una Comitiva straordinaria si è spostata dalla Capitale per raggiungere in pullman Ravello percorrendo strade tortuose mozzafiato per i panorami indescrivibili sottostanti.

Un’allegra Compagnia, dotata di buone voci, capitanata dal noto e ottimo M° Fabrizio Adriano Neri. L’illustre Ensemble, con altre due persone di rilievo: la Mezzosoprano statunitense Amalia Dustim e il Pianista Andrea Calvani.

Non si è trattato di una gita semplicemente turistica (magari c’è stato pure questo aspetto), ma di un impegno musicale di tutto rispetto nell’Auditorium prestigioso della città.

Alle 18:00 di sabato 14 dicembre 2019 il Grande Coro di Roma, di cui da alcuni anni faccio parte, si è esibito in concerto regalando alla comunità di Ravello un numero cospicuo di brani musicalmente e artisticamente importanti.

Ravello rimarrà un dolce ricordo di paesaggi rasserenanti che fanno bene all’anima.

Una due giorni all’insegna della Musica che conta e che ti fa essere sereno dentro.

Pietrino Pischedda

Roma 16 dicembre 2019

-2:41

M a t t i n a t a: una vacanza con i fiocchi!

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HOTEL LA ROTONDA -MATTINATA (FG)

Dal sorgere del Sole al sorgere della Luna

di

Pietrino Pischedda

Esistono le beatitudini anche sulla Terra per chi sa coniugare Cielo Terra Mare ed è capace di contemplare ogni elemento che la Natura ci offre.


Ieri mattina mi son dato la sveglia ben presto e alle 6.00 ero già sulla terrazza dell’hotel prospiciente il mare, in attesa che spuntasse dalle onde, tra i primi bagliori dell’alba, la immensa palla di fuoco che ci illumina e riscalda durante il giorno. Quanto ho visto è inenarrabile, perché meraviglioso è il prodigio che si ripete quotidianamente e si rivela datore di bene per tutto il creato.

Che dire di questa realtà, unica al mondo, che oltre all’hotel, le cui stanze, seppur un po’ spartane, si presentano decorose e dotate dei servizi necessari, offre la bellezza di una enorme propaggine che va ad affacciarsi direttamente sul mare, dando l’impressione di trovarsi su una nave da crociera, nella quale il personale si contraddistingue per professionalità, cortesia e grande senso di ospitalità?

Tutto vero ciò che sto raccontando!

È la seconda volta che vengo in questo angolo di paradiso, abbellito anche da una piscina.

Qui sembra di stare nella piazza del paese, dove in qualsiasi ora del giorno, fino al tramonto, si ritrovano numerosi ospiti di turno, riuniti per nuclei famigliari, attorno ai tavolini, per gustare il caffè o le bibite che il simpaticissimo Pasquale si affretta a servire.

Una piccola comunità multietnica di persone di ogni età, di ogni credo con simpatia e spontaneità scambia sorrisi, saluti e instaura sane e lodevoli amicizie.

Non è però solo la bella piazza-terrazza, tutta alberata, a creare vincoli di fraternità, ma anche il ristorante che, oltre al pregio dell’ampiezza e bellezza delle sale, si contraddistingue per la bontà e genuinità delle vivande, per la cordialità e la professionalità dei camerieri in perfetta tenuta di servizio, diretti magistralmente dal capo sala Paolo.

Ogni sera, inoltre, dopo cena, una porzione di terrazza si trasforma in una confortevole sala cinematografica a cielo aperto: il bravissimo Pasquale, infatti, tira fuori dal suo capiente cilindro un film più bello dell’altro.

Prima che inizi lo spettacolo c’è l’attesa del sorgere della Luna, che mostra, come sempre, tutto il suo splendore. Da questo vasto spiazzo la si vede spuntare all’orizzonte, prima rossa e poi man mano che si alza nel cielo, lucente a servizio della Natura, che da lei si sente protetta.

Grazie per questo eccellente dono, che, tradotto, è l’Hotel La Rotonda a Mattinata (FG)!

Pietrino Pischedda

2 settembre 2018

NECROPOLI ETRUSCA di CERVETERI

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Cerveteri: alla scoperta del mondo degli Etruschi visitando l’immensa necropoli.


Sai, quando ti viene improvvisamente il ghiribizzo di fare qualcosa di culturalmente e ricreativamente diverso, sopratutto nel giorno della festa della Repubblica, che cosa avviene? Si parte di buon mattino e si adempie quel voto da anni agognato e mai realizzato. Una decisione repentina ma salutare quella di stamani di andare a visitare la necropoli etrusca di Cerveteri, a metà strada tra la Capitale e Civitavecchia. Quando si entra in quel Regno e si percorrono i lunghi e ombreggiati camminamenti tra frondose e maestose querce che vegliano sui numerosi tumuli che racchiudono le segrete tombe degli antichi Etruschi da XXV secoli, il silenzio cala tra i pellegrini che si apprestano a tributare la doverosa devozione alle anime dei Padri che aleggiano in ogni angolo dello sconfinato sacrario. Le pietre qui parlano: parlano etrusco; esprimono civiltà; narrano Arte, che ha segnato i secoli successivi. Suggestivo ed emozionante l’ingresso nella grande tomba ipogea appartenuta alla nobile famiglia dei Matuna o nella famosa tomba della Capanna che imita le abitazioni di quel periodo storico. Con marcata sorpresa il nostro andare tra i sepolcri è rimasto brevemente sospeso dall’apparizione di un gatto uscito chissà da quale anfratto. La presenza di quel micio ci ha fatto supporre che altri felini si aggirano tra gli infiniti tumuli ricoperti di vegetazione spontanea e comunicano con gli spiriti che si aggirano invisibili tra le pietre tagliate e scolpite dalle abili mani degli Etruschi, la cui civiltà non è destinata a perire ma a rimanere sempre viva nei secoli avvenire.

Pietrino Pischedda
2 giugno 2018

“AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA” al Brancaccio (11. 11. 2017): commento di Pietrino Pischedda

Posted on nov 12 in: Senza categoria - Commenti disabilitati

AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA

Ieri sera al Brancaccio.

La commedia più bella che abbia mai visto a teatro. Tutto all’insegna dell’allegria, del divertimento e del rilassamento totale. E sì, proprio così. Dall’inizio alla fine, in un climax di battute, figurazioni, musiche, canti, immagini, ecc. l’attenzione dello spettatore non declina ma si fa via via sempre più viva in attesa dell’esito finale, che non può che essere considerato positivo dal punto di vista socioreligioso di una piccola comunità che si stringe attorno al suo parroco, strumento indiscutibile di redenzione e salvazione del suo esiguo gregge. Don Silvestro, interpretato dal magnifico Gianluca Guidi, figlio d’arte, degno erede del grande Johnny Dorelli, con il suo cast di attori altrettanto incantevoli e autentici professionisti, per tre ore strega il pubblico, che a più riprese applaude perché soddisfatto di tanta visione. Il secondo diluvio universale non avviene, nonostante la proclamazione di esso dalla viva voce del Padre che sta Lassù. Pochi sarebbero destinati a salvarsi, dopo aver consumato una notte d’amore prima di imbarcasi nell’Arca, costruita a regola d’arte secondo i dettami giunti dall’alto. Alla fine arriva il compromesso, curioso e significativo compromesso tra Dio e il suo rappresentante in sacris, don Silvestro, il quale, di fronte alla prospettiva che a salvarsi siano soltanto lui e l’innamoratissima Clementina, scende dall’Arca e si mostra risoluto a farsi travolgere dall’acqua insieme ai suoi fedeli. Una colomba, inviata da Dio, che raffigura Dio stesso che scende tra gli uomini, annuncia il sereno, pone fine alla tragedia del diluvio e occupa quel posto a tavola che era stato a bella posta riservato. Dio quindi si china verso l’umanità, credente e non credente, e porge la sua mano misericordiosa. È rilevante, a mio avviso, in questa commedia, l’aspetto dell’amore, mai considerato peccato ma alla fine redento attraverso l’unione sponsale tra Toto e Consolazione davanti al ministro della Chiesa. Interessante anche la “vexata quaestio” del celibato ecclesiastico, non condiviso (nella commedia) dalla Divinità parlante. Altre osservazioni si potrebbero fare e altre riflessioni si potrebbero proporre a chi non conosce quest’opera. Il mio consiglio è di recarsi a teatro!

Pietrino Pischedda