Dietrich Buxtehude, membra Jesu nostri patientis sanctissima: traduzione e analisi del testo ad opera di Pietrino Pischedda
|
|
|
|
|
|
D. B UX T E H U D E
m e m b r a J e s u n o s t r i
patientis sanctissima
U n o s t u d i o di P i e t r i n o P i s c h e d d a
c o n t r a d u z i o n e e a n a l i s i d e l t e s t o
Buxtehude (Oldesloe, Holstein, 1673 – Lubecca, 9.5.1707) è il più famoso compositore e organista della Germania del Nord: sono particolarmente note le sue Abendmusiken durante le due
ultime domeniche dell’anno liturgico e durante la seconda, terza e quarta domenica di Avvento di ogni anno.[1]
Le pause improvvise nelle sinfonie introduttive delle sue cantate sacre rivelano un’estasi mistica, un respiro dell’anima di fronte al mondo incantato della natura nordica.
Le caratteristiche musicali di Buxtehude attirarono anche il giovane Bach da Lüneburg alla Marienkirche di Lubecca per ascoltare Dietrich.
La semplicità popolare delle cantate hanno fatto di Buxtehude una specie di gran «gran predicatore del popolo».[2]
L’eclettismo è una peculiarità della multiforme struttura spirituale di Buxtehude, il quale ha saputo compendiare in sé le tre fasi di sviluppo dell’epoca barocca: lo stile dotto (polifonico – contrappuntistico), lo stile popolare (omofono e piacevole) e lo stile “romantico” (contraddistinto dall’uso espressivo della dissonanza).[3]
Senza soffermarmi sulle numerose opere composte da Buxtehude, la cui analisi non rientra nelle mie competenze, ritengo più interessante spendere due parole, solo per quanto concerne la parte testuale, sul ciclo di cantate della passione, dal titolo Membra Jesu Nostri (1680).
La narrazione (in gran parte costituita da versetti tratti dall’Antico Testamento e in minima dal Nuovo)) è affidata al coro, mentre le arie a solo, i duetti, i terzetti sono realizzati su strofe ritmate di libera invenzione, che trattano delle membra di Cristo crocifisso (i piedi, le ginocchia, le mani, i fianchi, il petto, i cuore e il viso). L’Amen finale corona degnamente l’intera composizione.[4]
Il testo, “Salve mundi salutare”[5], noto anche come “Rhythmica oratio”, è un poema dello scrittore medioevale Arnolfo di Louvain (ca. 1200 – 1250).[6]
Ecco qui tutta la mia curiositas, nata più che altro da un verbo “galeotto”, “blandicentur”, forse un refuso ad opera di un copista. Forma strana, inesistente, per lo meno ignota, anche ai cervelloni che col latino hanno a che fare! La partitura che ho tra le mani mi dà esattamente questa versione!
Che fare? Accettare per partito preso oppure indagare, confrontare, approfondire? Ho scelto la seconda soluzione
Su Buxtehude e su questo Oratorio che mi sono proposto di analizzare molto inchiostro è stato versato e svariate interpretazioni e versioni sono state prodotte.
Il mio vuol essere un modesto contributo, che, unito a tutti gli altri, può sortire beneficio a molti.
Un ringraziamento speciale va al M° Osvaldo Guidotti[7], il quale mi ha dato l’occasione di conoscere questo autore.
Buxtehude: Le sette cantate
Ad pedes
( due violini, una viola da gamba e cinque voci (due soprani, contralto, tenore e basso e basso continuo).-
1. Sonata (introduzione orchestrale):
due violini, viola da gamba,
e basso continuo).
2. Concerto (cinque voci).
Ecce super montes[8]
pedes evangelizantis
et annunciantis pacem
“Ecco sui monti
i passi d’un messaggero,
un araldo di pace”. ( BJ)[9]
3. Aria (soprano).
Salve mundi salutare,
salve Jesu care!
Cruci tuae me aptare
vellem vere, tu scis quare,
da mihi tui copiam.
Salve, Salvatore del mondo,
salve, Gesù caro!
Vorrei invero attarmi alla tua croce,
tu sai perché,
dammi la tua forza.
4. Aria (soprano)
Clavos pedum, plagas duras,
et tam graves impressuras
circumplector cum affectu,
tuo pavens in aspectu,
tuorum memor vulnerum.
Abbraccio con affetto i chiodi
dei piedi, le piaghe dolorose
e così profonde da segnarti,
sbigottito per il tuo aspetto,
memore delle tue ferite.
5. Aria (Basso)
Dulcis Jesu, pie deus,
Ad te clamo licet reus,
praebe mihi te benignum,
ne repellas me indignum
de tuis sanctis pedibus.
Dolce Gesù, Dio clemente,
a te grido, sebbene peccatore,
mostrati a me benigno,
non respingere me indegno
dai tuoi santi piedi.
6. Concerto (da capo):
Ecce super montes [10]
pedes evangelizantis
et annunciantis pacem
“Ecco sui monti
i passi d’un messaggero,
un araldo di pace” (BJ)
7. Concerto (cinque voci).
Salve mundi salutare,
salve Jesu care!
Cruci tuae me aptare
vellem vere, tu scis quare,
da mihi tui copiam
Salve, Salvatore del mondo,
Salve, Gesù caro!
Vorrei invero attarmi alla tua croce,
tu sai perché
dammi la tua forza.
II. Ad genua
1. Sonata
2. Concerto (cinque voci).
Ad ubera portabimini,[11]
et super genua blandientur[12] vobis.
Sarete portati sul seno
e sulle ginocchia vezzeggiati.[13]
3. Aria (tenore)
Salve Jesu, rex sanctorum,
spes votiva peccatorum,
crucis ligno tanquam reus,
pendens homo verus deus,
caducis nutans genibus.
Salve, Gesù, Re dei Santi,
speranza di preghiera dei peccatori,
appeso al legno della croce come reo,
vero uomo vero Dio,
vacillante sulle fragili ginocchia.
4. Aria (contralto).
Quid sum tibi responsurus
actu vilis corde durus?
Quid rependam amatori,
qui elegit pro me mori,
ne dupla morte morerer?
Che cosa ti risponderò?
Io vile nell’agire e insensibile?
Che cosa ricambierò all’amante,
che scelse di morire per me
perché non morissi di doppia morte?
5. Aria (due soprani e basso).
Ut te quaeram mente pura,
sit haec mea prima cura,
non est labor et gravabor,
sed sanabor et mundabor,
cum te complexus fuero.
Sia questa la mia prima premura:
che ti cerchi con cuore puro;
non ci sarà fatica e gravame,
ma sarò guarito e mondato,
quando ti avrò abbracciato.
6. Concerto
Ad ubera portabimini,[14]
et super genua blandientur vobis.
Sarete portati sul seno
e sulle ginocchia vezzeggiati.
III. Ad manus
1. Sonata
2. Concerto (cinque voci).
Quid sunt plagae istae[15]
in medio manuum tuarum?
Perché quelle piaghe
in mezzo alle tue mani?[16] (BJ)
3. Aria (soprano).
Salve Jesu, pastor bone,
fatigatus in agone,
qui per lignum es distractus
et ad lignum es compactus
expansis sanctis manibus.
Salve Gesù, Buon Pastore,
esausto nella prova,
lacerato sul legno,
unito strettamente al legno,
le sante mani stese.
4. Aria (soprano).
Manus sanctae, vos amplector,
et gemendo condelector,
grates ago plagis tantis,
clavis duris guttis sanctis
dans lacrymas cum osculis.
Vi stringo, o mani sante,
mi compiaccio del mio pianto,
rendo grazie per tante piaghe,
per i duri chiodi, per le gocce sante,
i miei baci misti a lacrime.
5. Aria (contralto, tenore e basso).
In cruore tuo lotum
me commendo tibi totum,
tuae sanctae manus istae
me defendant, Jesu Christe,
extremis in periculis.
Mi affido tutto a te
lavato nel tuo sangue,
queste tue mani sante
mi difendano, Cristo Gesù,
negli estremi pericoli.
6. Concerto
Quid sunt plagae istae
in medio manuum tuarum?
Perché quelle piaghe
in mezzo alle tue mani? (BJ)
IV. Ad latus
1. Sonata
2. Concerto (cinque voci).
Surge, amica mea[17],
speciosa mea, et veni,
columba mea in foraminibus petrae,
in caverna maceriae.
Alzati, amica mia,
mia bella, e vieni! O mia colomba,
che stai nelle fenditure della roccia,
nei nascondigli dei dirupi. (BJ) [18]
3. Aria (soprano).
Salve latus salvatoris,
in quo latet mel dulcoris,
in quo patet vis amoris,
ex quo scatet fons cruoris,
qui corda lavat sordida.
Salve, costato del Salvatore,
nel quale si cela la dolcezza del miele,
nel quale si svela la forza dell’amore,
dal quale sgorga una sorgente di sangue,
che lava i cuori abietti.
4. Aria (contralto, tenore e basso).
Ecce tibi appropinquo,
parce, Jesu, si delinquo,
verecunda quidem fronte,
ad te tamen veni sponte
scrutari tua vulnera.
Ecco, mi avvicino a te,
perdonami, o Gesù, se pecco,
però con volto timido
son venuto da te spontaneamente,
per scrutare le tue ferite.
5. Aria (soprano).
Hora mortis meus flatus
intret Jesu, tuum latus,
hinc expirans in te vadat,
ne hunc leo trux invadat,
sed apud te permaneat.
In punto di morte la mia anima
entri nel tuo costato
ed esalando di qui giunga a te,
perché non sia preda del feroce leone,
ma resti sempre presso te.
6. Concerto
Surge, amica mea,
speciosa mea, et veni,
columba mea in foraminibus petrae,
in caverna maceriae[19]
Alzati, amica mia,
mia bella, e vieni! O mia colomba,
che stai nelle fenditure della roccia,
nei nascondigli dei dirupi. (BJ)
V. Ad pectus
1. Sonata
2. Concerto a 3 voci
(contralto, tenore e basso).
Sicut modo geniti infantes rationabile(s)
et sine dolo (lac) concupiscite,
ut in eo crescatis in salutem.
Si tamen gustatis,
quoniam dulcis est Dominus. [20]
Come bambini appena nati
bramate il puro latte spirituale
per crescere con esso verso la salvezza:
se davvero avete già gustato.
quanto è buono il Signore. (BJ)[21]
3. Aria (contralto).
Salve, salus mea, deus,
Jesu dulcis, amor meus,
salve, pectus reverendum,
cum tremore contingendum,
amoris domicilium.
Salve, mia salvezza, Dio,
Gesù amabile, mio amore,
salve, petto degno di venerazione,
da toccare con tremore,
dimora d’amore.
4. Aria (tenore).
Pectus mihi confer mundum,
ardens, pium, gemebundum,
voluntatem abnegatam,
tibi semper conformatam,
juncta virtutum copia.
Donami un petto mondo,
ardente, devoto, gemente,
una volontà generosa,
conforme alla tua,
insieme a tutte le virtù.
5. Aria (basso).
Ave, verum templum dei,
precor miserere mei,
tu totius arca boni,
fac electis me apponi,
vas dives deus omnium.
Ti saluto, vero tempio di Dio,
ti prego, abbi pietà di me,
tu, arca del sommo bene,
fa’ che sia aggregato agli eletti,
vaso ricco, Dio di tutti.
6. Concerto a 3 voci
Sicut modo geniti infantes rationabiles[22]
et sine dolo concupiscite,
ut in eo crescatis in salutem.
Si tamen gustatis,
quoniam dulcis est Dominus.
Come bambini appena nati
bramate il puro latte spirituale
per crescere con esso verso la salvezza:
se davvero avete già gustato
quanto è buono il Signore. (BJ)
VI. Ad cor
1. Sonata
2. Concerto a 3 voci (due soprani e basso).
Vulnerasti cor meum,[23]
soror mea, sponsa,
vulnerasti cor meum.
Tu mi hai rapito il cuore,
sorella mia, sposa,
tu mi hai rapito il cuore.[24] (BJ)
3. Aria (soprano).
Summi regis cor, aveto,
te saluto corde laeto,
te complecti me delectat
et hoc meum cor affectat,
ut ad te loquar, animes.
Cuore del sommo Re, salute!
ti saluto con cuor lieto,
l’abbracciarti mi diletta
e questo mio cor alletta,
animalo a parlarti.
4. Aria (soprano).
Per medullam cordis mei, [24 bis]
peccatoris atque rei,
tuus amor transferatur,
quo cor tuum rapiatur
languens amoris vulnere.
Penetri il tuo amore
nell’intimo del mio cuore,
peccatore e reo,
perché il tuo cuore sia rapito
languente per la ferita d’amore.
5. Aria (basso).
Viva cordis voce clamo,
dulce cor, te namque amo,
ad cor meum inclinare,
ut se possit applicare
devoto tibi pectore.
Grido con la viva voce del cuore,
dolce cuore, perché ti amo,
di rivolgerti al mio cuore,
per potersi avvicinare
con devoto amore.
6. Concerto a 3 voci (due soprani e basso).
Vulnerasti cor meum,[25]
soror mea, sponsa,
vulnerasti cor meum.
Tu mi hai rapito il cuore,
sorella mia, sposa,
tu mi hai rapito il cuore. (BJ)
VII. Ad faciem
1. Sonata
2. Concerto (cinque voci).
Illustra faciem tuam super servum tuum,[26]
salvum me fac in misericordia tua.
Fa’ splendere il tuo volto sul tuo servo,
salvami per la tua misericordia[27]. (BJ)
3. Aria (contralto, tenore e basso).
Salve, caput cruentatum,
totum spinis coronatum,
conquassatum, vulneratum,
arundine verberatum
facie sputis illita.
Salve, capo insanguinato,
di spine tutto coronato,
sconquassato, ferito,
percosso con una canna,
di sputi coperta la faccia.
4. Aria (contralto).
Dum me mori est necesse [28],
noli mihi tunc deesse,
in tremenda mortis hora
veni, Jesu, absque mora,
tuere me et libera.
Al momento in cui devo morire,
non negarmi il tuo aiuto,
nell’ora tremenda della morte,
vieni, Gesù, senza indugio,
proteggimi e liberami.
5. Aria (cinque voci).
Cum me jubes emigrare,
Jesu care, tunc appare,
o amator amplectende,
temet ipsum tunc ostende,
in cruce salutifera.
Quando mi ordini di partire,
Gesù caro, mostrati allora,
o amante da abbracciare,
mostrati allora,
sulla croce salutare.
Amen
«Mihi autem gloriari oportet in cruce Domini nostri Iesu Christi»[29]. Io non ho nessun altro vanto se non nella croce di Cristo. Di che cosa mi posso vantare? Di niente! Se mi vanto di una cosa è solo quella di godere della croce di Cristo, di avere il beneficio della croce di Cristo; quell’evento è la mia forza, è la mia potenza, è la mia libertà. È lo Spirito che mi ha ricreato e me ne vanto: è lui la mia forza. Attraverso la croce il mondo per me è stato crocifisso.
È la conclusione più bella che si possa fare dopo aver sostato davanti al Crocifisso nella contemplazione delle sue sante piaghe.
Le note di Buxtehude rendono ancor più mistica e spiritualizzante questa “contemplatio”, consapevoli di essere divenuti nuove creature in virtù del sangue di Cristo che ci ha redenti.
[1] Cfr. LA MUSICA, Enciclopedia storica, a cura di A. BASSO, vol. I, UTET, Torino, 1966, p. 255.
[2] Ibidem, p. 635.
[3] Ibidem, p. 637.
[4] Ibidem, p. 642.
[5] http://www.hs-augsburg.de/~harsch/Chronologia/Lspost13/Arnulfus/arn_memb.html#pec
[6] Rhythmica oratio ad unum quodlibet membrorum Christi patientis et a cruce pendentis; in: Bernardi opera, PL vol. 184, col. 1319 sqq. ed. J. P. Migne, Paris 1844 sqq.; in: Poésie latine chrétienne du moyen âge ed. H. Spitzmuller, Paris 1971
[7] O. GUIDOTTI, Organista Direttore Compositore
[8] Na 2, 1.
La morte di Gesù sulla croce non è paragonabile a quella dei malfattori che gli stanno accanto: è il chicco di grano che muore sotterrato per poi rispuntare rigoglioso. I piedi del crocifisso, inchiodati al legno della croce, non sono destinati a rimanere inerti, freddi, soggetti a polverizzarsi, ma a riprendersi e vivacizzarsi in una translatio di dinamismo, proprio di chi va ad annunciare la buona novella. I piedi del messaggero, quindi, che portano il messaggio del Cristo morto e risorto, sono il continuum dei piedi di Gesù, che hanno percorso tante strade per annunciare il Regno. Le note dell’Oratorio applicate da Buxtehude a questi versi trasmettono un senso di profonda letizia e di slanciata spiritualità in contrasto con i toni mistici e tristi che accompagnano il contesto della Passio Christi.
[9] Na 2, 1: Ἰδοὺ ἐπὶ τὰ ὄρη οἱ πόδες εὐαγγελιζομένου καὶ ἀπαγγέλλοντος εἰρήνην· (LXX)
[10] Na 2, 1.
[11] Is. 66, 12.
[12] In diversi spartiti viene riportato “blandicentur” al posto di “blandientur”, verosimile quest’ultimo alla Vulgata. Paolo Diacono, nella sua opera Excerpta ex libris Pompeii Festi de significatione verborum, riporta il termine “blandicella, -orum” (= parole carezzevoli, lusinghiere). In questo autore troviamo pure l’aggettivo blandicellus ( = carezzevole, carezzante, dolce). In MELOS II. IN NUPTIAS PETRI IUNICONTII ET CATHARINAE MACHAEROPOEAE, leggiamo la bella e graziosa espressione: O Sponsa blandicella ( = dolce, carezzevole sposa): http://www.uni-mannheim.de/mateo/camena/pareus1/pareusmusae.html
L’uso della forma “blandicentur” nel latino medievale potrebbe avere, secondo una mia interpretazione del tutto personale, una valenza “denominativa” oppure “accomodatizia”, non quanto al senso ma quanto a una dizione più confacente. In ultima e plausibile analisi potrebbe trattarsi di un errore del copista.
[13] Is. 66, 12: τὰ παιδία αὐτῶν ἐπ’ ὤμων ἀρθήσονται καὶ ἐπὶ γονάτων παρακληθήσονται (LXX))“I suoi bimbi saranno portati in braccio, sulle ginocchia saranno accarezzati”. (BJ)
[14] Is. 66, 12.
[15] Zc 13, 6.
[16] Τί αἱ πληγαὶ αὗται ἀνὰ μέσον τῶν χειρῶν σου; (LXX)
Sette P ne la fronte mi descrisse
col punton de la spada, e «Fa’ che lavi,
quando se’ dentro, queste piaghe», disse.(Purg. IX,114)
In Dante le sette P rappresentano le “sette” piaghe di Gesù, che tutti gli uomini hanno nella coscienza, poiché ogni uomo è responsabile della crocifissione del Cristo. Il Purgatorio è diviso in sette balze, in ognuna delle quali vengono rimarginate queste sette piaghe. Le piaghe di Gesù non furono cinque, ma sette; una sulla fronte scavata da una lunga spina della corona dell’ingiuria, un’altra sulla spalla dal peso della croce, che tagliò la carne penetrando fino all’osso. La Sacra Sindone è in perfetta corrispondenza con i Vangeli: Luca narra come Gesù, nell’orto di Getsemani, cominciò a sudare sangue e come le gocce cadevano a terra (Luca 22, 44. Le ferite dei chiodi, nelle mani e nei piedi, sono le più evidenti nella Sindone, insieme a quella del colpo di lancia al “Cuore di Cristo già morto”, di cui parla Giovanni (19, 34).
[17] Ct 2, 13 – 14.
Il significato della colomba nella bibbia è ampio. L’immagine indica lo Spirito che aleggiava sulle acque all’inizio della creazione (Gn 1,2). Si posa sull’arca per significare la fine del diluvio e il sorgere della nuova era. La colomba simboleggia un spirito puro e pacifico. Nel Cantico dei Cantici la colomba è il simbolo della donna amata e quindi della Chiesa, sposa di Cristo. Al battesimo di Gesù, lo Spirito discende sotto forma di colomba.
[18] 13 ἀνάστα ἐλθέ, ἡ πλησίον μου, καλή μου, περιστερά μου, 14 καὶ ἐλθὲ σύ, περιστερά μου ἐν σκέπῃ τῆς πέτρας ἐχόμενα τοῦ προτειχίσματος. (LXX)
[19] Ct 2, 13 – 14.
Il significato della colomba nella bibbia è ampio. L’immagine indica lo Spirito che aleggiava sulle acque all’inizio della creazione (Gn 1,2). Si posa sull’arca per significare la fine del diluvio e il sorgere della nuova era. La colomba simboleggia un spirito puro e pacifico. Nel Cantico dei Cantici la colomba è il simbolo della donna amata e quindi della Chiesa, sposa di Cristo. Al battesimo di Gesù, lo Spirito discende sotto forma di colomba.
[20] I Pt 2 – 3. I cristiani neo-battezzati sono invitati a manifestare nei confronti della verità cristiana la stessa avidità che i bambini palesano per i cibo, necessario per la crescita. Il puro latte spirituale è il cibo genuino adatto per il λόγος dell’uomo, cioè il vangelo cristiano, che dà nutrimento e favorisce appieno la crescita cristiana. Come il bambino avido, il cristiano ha già imparato quanto sia buono il Signore.
[21] La Vulgata (! Pt 2, 2 – 3) riporta qualche variante testuale: sicut modo geniti infantes, rationabile sine dolo lac concupiscite, ut in eo crescatis in salutem, si tamen gustatis quoniam dulcis est Dominus (riferimento al Sal 34, 9). Nella Vulgata è presente la forma gustastis, la cui traduzione rispecchia più verosimilmente l’aspetto verbale latino. Il testo greco si presenta così: 2 ὡς ἀρτιγέννητα βρέφη τὸ λογικὸν ἄδολον γάλα ἐπιποθήσατε, ἵνα ἐν αὐτῷ αὐξηθῆτε εἰς σωτηρίαν,3 εἰ ἐγεύσασθε ὅτι χρηστὸς ὁ κύριος.
[22] I Pt 2 – 3
[23] Ct 4, 9.
Tutte le letterature descrivono le fattezze dell’amata. Nei vv. 1 – 7 l’uomo loda le varie parti del corpo della donna. Le similitudini naturalmente evocano un’immagine e non devono essere prese secondo il gusto estetico occidentale. In questo verso 9 l’amata è chiamata sorella mia, come nei canti egiziani.
[24] Ct 4,9 Ἐκαρδίωσας ἡμᾶς, ἀδελφή μου νύμφη, ἐκαρδίωσας ἡμᾶς (LXX)
[24 bis] Mi sembra appropriato citare a questo punto l’Estasi di Santa Teresa d’Avila riportata in un celebre passo degli scritti della santa, in cui ella descrive una delle sue numerose esperienze di rapimento celeste: “Un giorno mi apparve un angelo bello oltre ogni misura. Vidi nella sua mano una lunga lancia alla cui estremità sembrava esserci una punta di fuoco. Questa parve colpirmi più volte nel cuore, tanto da penetrare dentro di me. II dolore era così reale che gemetti più volte ad alta voce, però era tanto dolce che non potevo desiderare di esserne liberata. Nessuna gioia terrena può dare un simile appagamento. Quando l’angelo estrasse la sua lancia, rimasi con un grande amore per Dio.” (Santa Teresa d’Avila, Autobiografia, XXIX, 13)
[25] Ct 4, 9.
[26] Sal 30, 17.
Il risalto dato al volto di Dio è importante, perché sottolinea l’aspetto della teofania, cioè dell’esperienza di Dio. (cfr. Weiser)
[27] Ps 30, 17 ἐπίφανον τὸ πρόσωπόν σου ἐπὶ τὸν δοῦλόν σου, σῶσόν με ἐν τῷ ἐλέει σου. (LXX)
[28] Gesù muore nella piena consapevolezza, raccomandandosi accoratamente al Padre. Al momento della nostra morte, battendoci il petto, come il centurione, ci raccomandiamo a Gesù crocifisso, perché ci accompagni nel regno del Padre suo: Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito.
[29] «Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo». (Gal 6, 14)


















![P240711_10.09_[01]](http://www.pietrinopischedda.com/wp-content/uploads/2011/08/P240711_10.09_01-300x225.jpg)
































