I cedri del Libano: di Pietrino Pischedda

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I cedri del Libano

Vogliamo parlare del Libano dopo l’ultimo disastroso attacco che ha procurato morti e rovine?
Il Medio Oriente ha dei problemi veramente seri, come d’altronde molte altre parti del mondo abitato!
Il Libano, considerato un tempo la Svizzera del Medio Oriente, è sprofondato in un abisso di disperazione e dispersione.
I suoi cedri, quelli del Libano appunto, chiamati anche “I cedri di Dio”, sono stati oggetto di apprezzamento e sfruttamento fin dai tempi di Salomone: “Un baldacchino s’è fatto il re Salomone, con legno del Libano”. (Ct 3, 9)
Il cedro del Libano, legno assai pregiato, ha soddisfatto appieno le antiche civiltà dotandole di navi atte alla conquista dei popoli.
Il Libano è citato spesso nella Bibbia e descritto come un paradiso terrestre!
Nel Cantico dei Cantici abbiamo immagini che richiamano alla bellezza e ricchezza di questa terra benedetta:
“Vieni con me dal Libano, o sposa, con me dal Libano, vieni!” (Ct 4, 8)
“Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa, / c’è miele e latte sotto la tua lingua / e il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano”. (Ct 4, 11)
“Fontana che irrora i  giardini, / pozzo d’acque vive / e ruscelli sgorganti dal Libano”. (Ct 4, 15)
“Le sue gambe, colonne di alabastro, posate su basi d’oro puro. / Il suo aspetto è quello del Libano, magnifico come i cedri. (Ct 5, 15)
“Il tuo collo come una torre d’avorio; / i tuoi occhi sono come i laghetti di Chesbòn, presso la porta di Bat-Rabbìm; / il tuo naso come la torre del Libano / che fa la guardia verso Damasco. (Ct 7, 5)
Non è dato a noi, ignari dei risvolti politico – religiosi, sapere quale ingranaggio ci sia per scatenare queste catastrofi procurate dalle menti perverse degli uomini. Si vuole da più parti la pace, ma poi in effetti non si arriva mai a una risoluzione concreta. Praticamente non si vuole la pace, perché non appena si affaccia un tentativo in tal senso, subentrano subito provocazioni volte a disfare la tessitura faticosamente e apparentemente raggiunta.
Beirut è una città fantasma! Il mondo intero piange i morti di questa ennesima strage.
Non dobbiamo meravigliarci se i trecentomila profughi cercano rifugio nel nostro Continente.
È un fenomeno che può verificarsi da un momento all’altro, di fronte al quale non possiamo sottrarci, pena il vanto di chiamarci civili e accoglienti.
Pietrino Pischedda
Roma 6 agosto 2020

Gli alberi sono i libri della Natura: di Pietrino Pischedda

Posted on ago 03 in: Senza categoria - No Comments »

Gli alberi sono i libri della Natura (pischedda)

Sono nato nella Natura, ho vissuto nella Natura, ho amato e amo la Natura! Mare e montagna non fanno per me differenza, perché entrambi costituiscono l’essenzialità di una esistenza sana e salutare.
Rimango per lungo tempo indignato quando sento parlare di incendi procurati dalla mano scellerata dell’uomo. In questo modo l’ecosistema viene trasformato e degradato in modo irreparabile!
E venne la pioggia torrenziale e venne l’uragano e venne la morte dei viventi!
Per colpa di chi? La Natura da madre diventa matrigna, donna irrefrenabile, odiosa, vendicativa, ribelle.
Come osiamo chiedere dei frutti alla Natura, se l’abbiamo disarcionata dalla sua regalità, relegandola nei meandri della nostra coscienza sporca e mai sazia di male?
In Sardegna bruciano ettari ed ettari di boschi! Così tutti gli anni, ripetutamente! La mano dell’uomo che compie tali misfatti è maledetta, destinata per contrappasso a bruciare nel fuoco eterno. Gli incendi appiccati dalla mano malvagia dell’uomo sono un’offesa gravissima alla comunità e alla Natura stessa.
Che ti ho fatto, o uomo, per trattarmi così? È il grido della Natura che si leva dalle valli infuocate, dalla immense pianure dove giace il foraggio ammassato, cibo necessario per gli animali sopravvissuti alla carestia.
Purtroppo non c’è il senso naturale e civico del rispetto della Natura: forse c’era, in quanto inculcato dai genitori, ma poi via via si è spento ed è subentrato, seguendo l’andazzo di gente irresponsabile, il malcostume del disordine e della noncuranza dei beni messici a disposizione.
L’uomo che brucia fuori è perché brucia dentro, è perché è un vigliacco, un malato seriale che se la prende con l’indifeso e con l’indifendibile, fino a che l‘’indifendibile, che si chiama Natura, non mostra a sua volta la sua impazienza e scatena la sua rabbia contro la meschinità dell’uomo perverso.
Bruciano le chiese, sempre per la follia dell’uomo! C’è del marcio nell’animo dell’uomo; c’è dell’allucinazione incontrollata in nome di un Dio che è padre di tutti, a prescindere dal credo a cui questi tutti appartengono.
Bruciano le cattedrali di città rinomate e bruciano le chiese dove si radunano in preghiera i fedeli più poveri della Terra. Tutti templi cristiani fatti dalle mani operose e devote della cristianità nei secoli.
Prendersela con le chiese è un altro segno di demenza cui neppure il più bravo degli psicologi o degli psichiatri può porre rimedio.
Quando imparerà l’uomo a rispettare la Natura?
Anche il mare è Natura! Dagli abissi delle acque vengono di tanto in tanto rigettate le schifezze depositate dagli scriteriati. Il mare è inquinato! Sì, è inquinato. Quante volte dobbiamo ripeterlo che è terribilmente e gravemente maltrattato? Tutto si ritorce contro l’uomo! Personalmente mi sto rifiutando di mangiare del pesce, perché ho la sensazione di dover consumare qualcosa di non sano.
Se avessimo la pazienza di ragionare un pochino, la lista del malessere procurato dalla nostra insensatezza scorrerebbe divertita e beffarda davanti ai nostri occhi increduli, pronti a piangere sui danni inferti alla madre Terra.
“L’uomo dovrà render conto di tutto ciò che i suoi occhi hanno visto e di cui egli non ha goduto!” (Proverbio Talmud)

Pietrino Pischedda
Roma 3 agosto 2020

“Quella carezza della sera”

Posted on lug 24 in: Senza categoria - No Comments »

“Quella carezza della sera”

Era il motivo di una canzone degli anni ‘70, belllo, delicato,romantico e coinvolgente!  Tutto era una carezza in quegli anni. “Date una carezza ai vostri bambini!” (Il Papa buono) La carezza della sera abbracciava la famiglia intorno alla mensa per una cena frugale e familiare allo stesso tempo. Ci si addormentava nel bacio della buonanotte dato dalla mamma. La carezza non era mai maliziosa ma spontanea. Il saluto era una carezza che penetrava l’animo e faceva sentire amico, vero e cordiale, colui che lo manifestava con un sorriso e con un semplice gesto della mano. Ci siamo dimenticati dei modi gentili, dei comportamenti signorili, degli scambi improntati alla carità genuina, delle azioni umili senza perdere nulla dei titoli acquisiti, di un sistema di vita comunitaria all’insegna della fraternità e del rispetto reciproco.
Sarà stato il coronavirus a produrre tanto sconquasso nelle menti già deboli e provate, ma io vedo certi comportamenti strani che mi fanno pensare.
La carezza della sera mi fa pensare agli innamorati! Ci sono ancora gli innamorati? Suppongo di sì! La domanda mi porta a considerare quella che è la labilità degli affetti umani. Sì affrettati che poi si trasformano in no perenni! Carezze apparentemente promettetenti che presto non trovano il collaudo suffragato da un amore duraturo.
Bisogna tornare alle carezze di una volta, genuine, semplici ma grandi allo stesso tempo, perché sgorganti dal cuore, senza sotterfugi e tradimenti.
Bisogna riprendere i buoni costumi degli anni ‘60 e ‘70, che non sono in odore di vecchiezza e di superato, ma che anzi ci riabilitano ad essere persone autentiche, ripiene di buoni e sani sentimenti!
Pietrino Pischedda
Roma 24 luglio 2020

Il mondo: di Pietrino Pischedda

Posted on lug 21 in: Senza categoria - No Comments »

Il mondo

Ripensando ripensando mi è venuta in mente l’espressione di Gesù, che recita esattamente: “Il mio regno non è di questo mondo…” (Gv 18, 28). Questo per far intendere che durante il giorno penso e non dormo e ogni tanto mi ricordo che vivo in questo mondo, cioè in questa realtà visibile, chiara, pulita, piena di luce. Il mondo, a differenza della terra, è quella grande fetta dove noi conviviamo con tutti gli esseri viventi, quella parte di terra dove, da un capo all’altro, comunichiamo con i nostri simili, ci scambiamo i saluti, i pareri, a volte anche gli insulti (cosa abominevole!), dove navighiamo  sulla stessa lunghezza d’onda, nonostante viviamo in emisferi diversi. Noi viviamo in questo mondo, vivo, pieno di luce, dotato di tutti i beni, dono meraviglioso di cui dobbiamo far tesoro, spazio offertoci come giardino mondo, pulito, a cui dobbiamo tributare tutto il nostro rispetto e la nostra riverenza. Il mondo quindi è una realtà umana collocata in una realtà terrestre che ha il suo tempo, la sua limitatezza, la sua provvisorietà, il suo fascino culturale, antropologico, religioso, artistico, filosofico, ecc.
Quando Gesù afferma che il suo regno non è di questo mondo e quindi non è questo mondo, intende riferirsi a un’altra dimensione, tutta spirituale ma vera, reale, non fantasiosa, che è quella del Padre, del Cielo, del Paradiso!
Chissà quanti in questo momento storcono il naso, soprattutto quelli che come la gramigna sono avvinghiati alla terra dalla quale appare ardua impresa estirparli.
La verità, piaccia o non piaccia, è che siamo nel mondo ma non siamo del mondo, tant’è vero che basta una spazzolata di pandemia per trasportarci in un’altra realtà.
Lungi da me essere pessimista! A ciascuno di voi auguro una permanenza in questo mondo così bello il più a lungo possibile, nel godimento delle gioie più pure insieme ai propri cari, agli amici e a tutte le persone che incontreremo, di qualsiasi razza e credo.
Il mondo è un habitat colorato, fatto di persone che si differenziano per il colore della pelle ma non per la sostanza che è costudita dal possesso di quella umanità nella quale pulsano un cuore e un’anima che ci fanno stare vicini, perché appartenenti a un’unica famiglia, quella umana.
Pietrino Pischedda
Roma 21 luglio 2020

Da sud a nord: di Pietrino Pischedda

Posted on lug 19 in: Senza categoria - No Comments »

Da sud a nord

Dalle colline di San Cesareo puntare lo sguardo verso l’orizzonte in un pomeriggio assolato ma reso piacevole da un venticello che rende pulito l’etere non è cosa da poco in pieno luglio. In fondo, la mia vista, seppur meno abilitata dello strumento che ho tra le mani, mi fa scorgere il monte Soratte,tanto decantato da Orazio nel carme 9 “Vides ut alta stet nive candidum / Soracte…”, ora per ovvie ragioni non innevato. L’intermezzo, dalla terrazza di una “villa” che mi accoglie ospite, fino a Civita Castellana, è davvero un belvedere per il verde sempre presente in un intersecarsi di colline sulle quali dominano regali i borghi del Lazio che fanno da cintura alla Capitale e le danno respiro. Che dire di un “excursus”, seppur temporaneo, dalla quotidianità dell’Urbe, per distrarsi e ritemprarsi nella gradevolezza della conversazione amicale e nel pascere anima e corpo del benessere offerto dalla Natura? Qui, dove l’amicizia mi ha benevolmente invitato e accolto, c’è silenzio: il silenzio della campagna impreziosito e non disturbato dal raro abbaiare dei cani dell’ospitante e dal canto monotono delle cicale. Qui il pensiero si arricchisce di particolari dettati dalla stessa Natura che si dona a piene mani a chi la sa amare. Qui la Natura è amata e riverita come donna saggia, bella e pudica. La Natura infatti ha in sé queste tre virtù della saggezza, della bellezza e della purezza che devono essere totalmente rispettate dall’uomo, pena la perdita per quest’ultimo dell’onore conferitogli dal Creatore, che lo ha posto come custode in un paradiso che sa di terra ma anche di paradisiaco essendo dotato di ogni bene. Da questa terrazza naturale il mio spirito si è rigenerato e ha dato vita al mio essere stanco e assonnato dopo una clausura forzata e allo stesso tempo giustificata imposta dalla ben nota pandemia. Qui, in questo regno di beatitudine, non si parla di coronavirus ma di salute e benessere dello spirito. E ditemi se è poca cosa! Pietrino Pischedda Roma 19 luglio 2020

Quid est veritas?

Posted on lug 14 in: Senza categoria - No Comments »

Quid est veritas?


Che cosa è la verità?
La verità si oppone alla menzogna: o si è veri, autentici, franchi, trasparenti, o si è menzogneri, bugiardi, non credibili, non affidabili.
“La verità vi farà liberi!” (Gv 8, 32)
La verità brilla di luce propria, senza bisogno di supporti, di arrangiamenti, di orpelli vari, di sfumature inutili.
La verità è come la primavera (guarda caso come hanno in comune la stessa radice latina “ver”).  La verità è la primavera schietta, solare, rinverdita, rifiorita del nostro io interiore, gioioso, senza veli, pronta a sfidare chiunque si nasconda sotto la maschera della menzogna, dell’inganno, della trama insidiosa e malefica.
“Vae civitas sanguinum universa mendacii dilaceratione plena”!  (Na 3, 1)
“Guai alla città sanguinaria / piena di menzogne”!
Sul bugiardo incombe il disprezzo totale, ogniqualvolta tenti di fare del male a una persona o a una comunità intera.
Ebbene, la verità, “Veritas”!
La verità è legata a un “se” che ci rende “liberi”. Se siamo veritieri e non menzogneri, se siamo servitori fedeli e non infingardi, se presentiamo i conti giusti nei vari dettagli, se non aggiriamo il prossimo per un nostro tornaconto personale, allora meritiamo tutta la stima possibile e siamo “ liberi”.
La verità ci fa liberi, perché sappiamo che abbiamo contribuito e continuiamo a contribuire al bene comune, senza avere pesi sulla coscienza.
Il bugiardo io non lo sopporto, anzi lo radio dalla cerchia delle mie amicizie. Facendo ciò so di non mancare alla carità. Forse con questo mio drastico provvedimento e atteggiamento farò sì che il menzognero si ravveda! Chissà!
Guai ai bugiardi che sono una rovina per la comunità.
Io credo che il tema sulla verità sia sempre attuale, perché di continuo si assiste a situazioni spiacevoli che possono compromettere seriamente la serenità della persona umana o della convivenza civile.
Oggi sono di moda le Fake news, le notizie false, ingannevoli, volte a creare depistaggi pericolosi e dannosi o minare la dignità di una persona dabbene.
Guai a codeste manovre criminose che ledono gravemente la pace dei popoli.
Molto altro ancora si potrebbe dire o narrare sulla verità, ma mi fermo qui per non abusare della pazienza del Lettore!
Pietrino Pischedda
Roma 13 luglio 2020

L’uomo e il mare

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L’uomo e il mare

Ebbene, oggi parliamo di mare! È la giornata del mare: l’uomo e il mare. Perché l’uomo e il mare? Perché l’uomo non potrebbe vivere senza il mare. Qualcuno ha definito quest’ultimo “madre”. Il mare è la madre che ci accoglie, ci culla, ci nutre e ci unisce tra fratelli. Al di là dell’orizzonte ci sono altri popoli che hanno le nostre stesse sembianze, un cuore che palpita d’amore, una mente che s’ispira a ideali di amicizia e di condivisione di valori comuni a tutti.
La prima volta che ho viaggiato su una nave non ho fatto altro che contemplare l’immensità del mare che si congiunge idealmente a quella del cielo, vuoi per l’azzurro che li caratterizza e vuoi per lo  specchiarsi dell’etere nella profondità delle acque.
Θάλασσα θάλασσα, fu il grido di gioia dei 10.000 greci alla vista del mare!
Mare mare, fu la mia espressione di esultanza quando per la prima volta, ancora bambino, arrivai in compagnia di mia madre in prossimità della spiaggia di Turas! Presi subito confidenza con il suo moto ondoso e mi deliziai delle sue carezze.
Stando a contatto col mare ti dimentichi di tutto: cessano le ambasce, i risentimenti, le scabrosità con i tuoi simili e le sofferenze che la vita ti presenta.
Le sensazioni e le emozioni che si provano viaggiando in aereo non sono paragonabili a quelle che si sperimentano navigando su una imbarcazione, piccola o grande che sia. Il mare lo vivi perché lo tocchi, perché immergendoti ne contempli le meraviglie di una bellezza inenarrabile.
Presso le rive dei mari  e dei fiumi sono nate le grandi civiltà. C’è tutta una letteratura, che si perde nella memoria dei millenni, che illustra quanto sia stato significativo per i popoli della Terra ritrovarsi presso un corso d’acqua  per meditare, piangere, e riprendere il cammino per una nuova vita. “Sui fiumi di Babilonia, / là sedevamo piangendo / al ricordo di Sion”. (Ps 137)
Oggi si vuole celebrare la giornata del mare e si vuole porre l’attenzione sul rispetto che a questo bene inestimabile dobbiamo riservare.
Pietrino Pischedda
Roma 12 luglio 2020

A proposito di lockdown!

Posted on lug 11 in: Senza categoria - No Comments »

A proposito di lockdown!

Che parola brutta il lockdown! Per chi non conosce l’inglese sembra una bestemmia o una parolaccia. Sto pensando che forse si è usato questo termine per la stragrande maggioranza che non mastica le lingue straniere, in questo caso l’inglese.
In quale fase siamo ora? Abbiamo passato la prima, a clausura strettissima, a causa della quale il nostro peso corporeo è lievitato di almeno cinque chiletti; poi abbiamo fatto un passo in avanti con la fase 2, con una sorta di semilibertà; finalmente siamo entrati nella fase 3, nella quale ci è stato concesso un di più, ma sempre con la raccomandazione, i. e. con l’obbligo, di portare la mascherina e mantenere la canonica distanza per non finire nella consolazione finale del “requiem…”, neppure cantato dai monaci benedettini ma chissà dalla voce arrochita di un prete di campagna.
Dico bene che siamo nella fase 3?
A me sembra di stare nella fase zero! Sì, perché la gente se ne strafrega di tutti i pericoli che si corrono andando in giro per una città come Roma, dove gli autobus sono nuovamente strapieni e le protezioni sono lettera morta.
Giorni fa in autobus una signora di mezza età, che improvvisamente sentì il bisogno di starnutire, si è tolta la mascherina e ha spruzzato la sua bava sul sedile vicino.
“Mala tempora currunt”!
Il caldo, come da programma,  è arrivato e viene spontaneo deporre la maschera!
La pandemia però non si è spenta, come si vuol far credere. Circola nel mondo e fa ancora copiose vittime. Vedi Bangladesh e i bengalesi positivi arrivati in Italia. Per carità, niente contro gli asiatici, ma è giocoforza impiegare ogni mezzo per contrastare la diffusione del virus.
Da quanto mi è dato constatare, vedo che la faciloneria regna sovrana. Chi pensa che  il male sia stato sconfitto sbaglia di grosso.
Pietrino Pischedda
Roma 11 luglio 2020

… cuius sapientia condǐti sumus

Posted on lug 05 in: Senza categoria - No Comments »

… cuius sapientia condǐti sumus

Siamo ripieni di sapienza, siamo fatti di sapienza, siamo un meraviglioso “impasto” di sapienza. Pensate all’impasto formato ad arte dal costruttore e come per mezzo di quell’amalgama, pietra su pietra, si forma la costruzione di una casa. Senza la sapienza saremmo uomini falliti, all’oscuro di tutto, senza prospettive, senza conoscenza delle cose.
È importante quel pronome iniziale, la cui relazione presuppone non un nome qualunque ma una Persona che ci guida nella conoscenza e nello spirito di verità. Al vertice dei sette doni dello Spirito Santo c’è La Sapienza, che non è quella del mondo ma quella di Dio, il quale è Sapienza infinita.
Guidati dallo Spirito noi abbiamo il dono del discernimento, che possiamo facilmente perdere se ci lasciamo sedurre dall’orgoglio, dalla tentazione di considerare giusto tutto ciò che facciamo.
Chi si lascia guidare dalla Sapienza non intraprende strade sbagliate. Le deviazioni sono sempre frutto di calcoli umani dettati da superbia  e da mania di onnipotenza.
Uomo saggio è colui che con umiltà vaglia ciò che è bene e ciò che è male.
La tentazione del frutto proibito si sussegue vertiginosamente di secolo in secolo, dai primordi dell’umanità fino ad oggi. L’uomo che vuol fare di testa sua, che vuole strafare, che pretende di essere il dominatore assoluto, sarà il risultato del fallimento totale. L’uomo di tal fatta, colmo di ingordigia e di prepotenza, dovrà prima o poi fare i conti con il biglietto di ritorno.
Siamo in un mondo di insipienti, di esseri che decidono deliberatamente della vita degli altri credendo di avere la coscienza a posto.
Le esperienze negative maturate nel corso della storia non hanno fatto rinsavire l’uomo ma l’hanno riportato a riprovare nuovi piani diabolici improntati a sopraffare la dignità della persona umana. I pregiudizi razziali si ripetono nella quasi indifferenza di chi assiste a sì triste spettacolo.
Tra i sette doni dello Spirito Santo c’è quello del Consiglio. Sapienza e Consiglio formano il binomio perfetto dell’uomo che vuole farsi guidare per operare nella rettitudine e nel timore di Dio.
PpischeddaS
Roma 5 luglio 2020

In su giannile ‘e domo

Posted on lug 03 in: Senza categoria - No Comments »

In su giannile ‘e domo

Sere d’estate, sere paesane, scene da film in bianco e nero, salotti di famiglia al chiarore di luna in su giannile ‘e domo.
“E ite in su friscu”? “Eia in su friscu”! Domanda e risposta tra il ficcanaso di passaggio e un componente del nucleo domestico. Il tutto composto di cortesia da entrambe le parti.
Era, e suppongo che lo sia ancora, la prassi del viver quotidiano in tempo d’estate, nei borghi della Sardegna, e non solo, intrattenersi per ore dopo cena, fuori della porta di casa, parlando del più e del meno e colloquiando spesso con altri piccoli assembramenti di famiglie, postati nelle vicinanze a ridosso del limitare delle proprie abitazioni.
Non c’erano nel dopoguerra i comfort di oggi; non esistevano neppure  i servizi essenziali di cui fortunatamente usufruiamo ora.
Il lieve calo della temperatura dopo il tramonto consentiva di godere al meglio il sereno della notte stando all’aria aperta.
Il parlarsi tra famiglie a pochi metri di distanza costituiva una sorta di gazzettino serale fai da te con tutte le notizie del giorno. In una comunità di pochi abitanti infatti era facile cogliere tutti gli spifferi che attraversavano le poche vie del paese. “A l’ischizzis ite est sutzessu a su fulanu custu manzanu in sa inza sua”? “No! E ite”? “L’ada acciapada totta irraighinada”!
Oh s’iscuru, cantu mi dispiaghede. Un omine gasinche onu, chi no faghede male mancu a una musca”!
Espressioni e notiziole di questo genere si susseguivano col passare delle ore, mentre il contadino che aveva lavorato sodo per tutta la giornata, appoggiato al muro della facciata, lo si sentiva abbondantemente russare.
I bambini, finché potevano, partecipavano anche loro alla conversazione allegra e simpatica della comitiva.
C’era allora, dubito ora, il senso della comunità, lo spirito dell’amicizia composta anche di scherzi accettabili e condivisi. Erano sopportate le battute di spirito non lesive della dignità delle persone ed erano molto contenuti i commenti di natura comportamentale.
PpischeddaS
Roma 3 luglio 2020