L’oggi di Pietrino Pischedda

L’oggi
Guai entrare nelle dinamiche internazionali, pena uscirne con le ossa rotte, se non frantumate, anche perché, per chi come me non è avvezzo alle cose mondane, che nella maggior parte dei casi si mescolano al chiacchiericcio da bar, sarebbe un sicuro vaniloquio destinato a rarefarsi nel comune anonimato tra chi nome conta di avere.
L’oggi di questo tempo fa semplicemente paura: non ci sto capendo più nulla e man mano che passano i giorni mi rifiuto di vedere o sentire nuove che rimbalzano vertiginosamente di casa in casa e ti costringono a rinchiuderti in te stesso e buttarti in occupazioni produttive che arricchiscano la tua vita interiore.
Quest’anno 2026 è iniziato nel peggiore dei modi: giovani felici di festeggiare un Capodanno congruo alla loro età, finito in un batter d’occhio in tragedia immane, irreparabile, inspiegabile al mio modo di sentire e discernere i fatti; instabilità crescente di popoli sparsi nell’orbe terracqueo, assediati continuativamente da povertà assoluta, che di più non è descrivibile; prove messe in atto di chi pensa e conta di avere muscoli capaci di possedere, per il gusto di possedere.
In quest’oggi, festeggiato da una larga maggioranza come “Befana”, ma che io voglio trascorrerlo come “Epifania”, dato l’etimo che mi porta alla manifestazione universale del divino nell’umano, in cui il Messia promesso e incarnatosi si rivela a tutti gli uomini di buona volontà e li invita a rendersi attivi nella semina e nello spargimento della Parola che dà vita, mi tengo lontano dal volteggiare di droni, ormai a milioni, nell’etere, e considerare che l’Anno Santo, che si chiude proprio in quest’oggi, sia foriero di speranza per un mondo migliore.
Pietrino Pischedda
©
Roma 6 gennaio 2026