“Quella carezza della sera”

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“Quella carezza della sera”

Era il motivo di una canzone degli anni ‘70, belllo, delicato,romantico e coinvolgente!  Tutto era una carezza in quegli anni. “Date una carezza ai vostri bambini!” (Il Papa buono) La carezza della sera abbracciava la famiglia intorno alla mensa per una cena frugale e familiare allo stesso tempo. Ci si addormentava nel bacio della buonanotte dato dalla mamma. La carezza non era mai maliziosa ma spontanea. Il saluto era una carezza che penetrava l’animo e faceva sentire amico, vero e cordiale, colui che lo manifestava con un sorriso e con un semplice gesto della mano. Ci siamo dimenticati dei modi gentili, dei comportamenti signorili, degli scambi improntati alla carità genuina, delle azioni umili senza perdere nulla dei titoli acquisiti, di un sistema di vita comunitaria all’insegna della fraternità e del rispetto reciproco.
Sarà stato il coronavirus a produrre tanto sconquasso nelle menti già deboli e provate, ma io vedo certi comportamenti strani che mi fanno pensare.
La carezza della sera mi fa pensare agli innamorati! Ci sono ancora gli innamorati? Suppongo di sì! La domanda mi porta a considerare quella che è la labilità degli affetti umani. Sì affrettati che poi si trasformano in no perenni! Carezze apparentemente promettetenti che presto non trovano il collaudo suffragato da un amore duraturo.
Bisogna tornare alle carezze di una volta, genuine, semplici ma grandi allo stesso tempo, perché sgorganti dal cuore, senza sotterfugi e tradimenti.
Bisogna riprendere i buoni costumi degli anni ‘60 e ‘70, che non sono in odore di vecchiezza e di superato, ma che anzi ci riabilitano ad essere persone autentiche, ripiene di buoni e sani sentimenti!
Pietrino Pischedda
Roma 24 luglio 2020

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