Z a c c a r i a

1

1 Nell’ottavo mese dell’anno secondo di Dario, fu rivolta questa parola del Signore al profeta Zaccaria, figlio di Berechia, figlio di Iddo: 2“Il Signore si è molto sdegnato contro i vostri padri. 3Tu dunque riferirai loro: Così dice il Signore degli eserciti: Tornate a me – oracolo del Signore degli eserciti – e io tornerò a voi, dice il Signore degli eserciti. 4Non siate come i vostri padri, ai quali i profeti di un tempo andavano gridando: “Dice il Signore degli eserciti: Tornate indietro dal vostro cammino perverso e dalle vostre opere malvagie”. Ma essi non vollero ascoltare e non mi prestarono attenzione, oracolo del Signore. 5Dove sono i vostri padri? I profeti forse vivranno sempre? 6Le parole e le leggi che io avevo comunicato ai miei servi, i profeti, non si sono forse adempiute per i padri vostri? Essi sono tornati e hanno detto: “Quanto il Signore degli eserciti ci aveva minacciato a causa dei nostri traviamenti e delle nostre colpe, l’ha eseguito sopra di noi”".

7Il ventiquattro dell’undicesimo mese, cioè il mese di Sebat, l’anno secondo di Dario, questa parola del Signore fu rivolta al profeta Zaccaria, figlio di Berechia, figlio di Iddo. 8Io ebbi una visione di notte. Un uomo, in groppa a un cavallo rosso, stava fra i mirti in una valle profonda; dietro a lui stavano altri cavalli rossi, sauri e bianchi. 9Io domandai: “Mio signore, che cosa significano queste cose?”. L’angelo che parlava con me mi rispose: “Io ti indicherò ciò che esse significano”. 10Allora l’uomo che stava fra i mirti prese a dire: “Questi sono coloro che il Signore ha inviato a percorrere la terra”. 11Si rivolsero infatti all’angelo del Signore che stava fra i mirti e gli dissero: “Abbiamo percorso la terra: è tutta tranquilla”.

12Allora l’angelo del Signore disse: “Signore degli eserciti, fino a quando rifiuterai di avere pietà di Gerusalemme e delle città di Giuda, contro le quali sei sdegnato? Sono ormai settant’anni!”. 13E all’angelo che parlava con me il Signore rivolse parole buone, piene di conforto. 14Poi l’angelo che parlava con me mi disse: “Fa’ sapere questo: Così dice il Signore degli eserciti: Io sono molto geloso di Gerusalemme e di Sion, 15ma ardo di sdegno contro le nazioni superbe, poiché, mentre io ero poco sdegnato, esse cooperarono al disastro. 16Perciò dice il Signore: Io di nuovo mi volgo con compassione a Gerusalemme: la mia casa vi sarà riedificata – oracolo del Signore degli eserciti – e la corda del muratore sarà tesa di nuovo sopra Gerusalemme. 17Fa’ sapere anche questo: Così dice il Signore degli eserciti: Le mie città avranno sovrabbondanza di beni, il Signore consolerà ancora Sion ed eleggerà di nuovo Gerusalemme”.

C o m m e n t o

In questo primo capitolo è contenuta la prima visione di Zaccaria (1, 7 – 17), avvenuta a metà febbraio del 519 e portatrice di un messaggio di consolazione per il Popolo di Dio, stanco di settant’anni di castigo (cfr. v. 12).

Contrariamente alla visione di Aggeo, secondo il quale una rivoluzione cosmica avrebbe  preceduto l’inizio dei nuovi tempi (Ag 2, 6 – 7), proclama che Dio, “molto geloso di Gerusalemme e di Sion” e pieno di “sdegno contro le nazioni superbe”, farà riedificare il Tempio e Gerusalemme, così che l’intera Giudea abbia l’abbondanza e Sion sia di nuovo l’eletta del Signore.

Analizziamo per benino l’intero capito!o!

È l’ottavo mese dell’anno secondo di Dario, durante il quale il profeta riceve un messaggio dell’angelo, il quale riferisce lo sdegno del Signore nei confronti dei padri, i quali dovranno essere esortati a ritornare a Lui, perché il Signore ritorni a loro.

È una storia antica, questa dei padri, resisi protagonisti di infedeltà mediante comportamenti contrari alla Legge, nonostante i richiami dei profeti precedenti (Isaia, Geremia ed Ezechiele).

Ma entriamo ora nel clou dell’azione!

Il ventiquattro dell’undicesimo mese, cioè il mese di Sebat, l’anno secondo di Dario, questa parola del Signore fu rivolta al profeta Zaccaria”. Il mese di “sebat” corrisponderebbe al periodo tra gennaio e febbraio.

Zaccaria ha una visione notturna (“io ebbi una visione di notte”): “Un uomo, in groppa a un cavallo rosso, stava fra i mirti in una valle profonda; dietro a lui stavano altri cavalli rossi, sauri e bianchi” (v. 8).

Tutte le visioni (non sogni) di Zaccaria avvengono di notte e da sveglio. Vede quattro cavalieri, ciascuno su cavalli dal colore diverso. Si tratta di angeli mandati dal Signore a perlustrare la Terra, per vedere in che condizioni si trovi il Suo Popolo. Quanto ai colori attribuiti ai quattro cavalli non mi butterei a dare interpretazioni azzardate, lasciando magari campo a chi sa fare una lettura adeguata in tal senso. La scena avviene in mezzo a una natura rigogliosa, una vallata, per la precisione, nella quale abbonda il mirto, simbolo dì fedeltà, di gloria, di gioia e di amore. L’interlocutore principale è il cavaliere – angelo, in groppa a un cavallo rosso, posizionato tra i mirti. È lui che chiarisce la presenza dei suoi compagni: “10 Questi sono coloro che il Signore ha inviato a percorrere la terra”. 11 Si rivolsero infatti all’angelo del Signore che stava fra i mirti e gli dissero: “Abbiamo percorso la terra: è tutta tranquilla”.

Tutta la Terra è tranquilla, è in pace (ἡσυχάζει)!

Ora è il momento di rivolgere al Signore una richiesta pressante: il popolo si è ravveduto; sono passati settant’anni; s’invoca la misericordia divina.

La risposta da parte di Dio non tarda a venire: “Io sono molto geloso di Gerusalemme e di Sion”!

Il Signore è un Dio geloso!

ζῆλος e ὀργή: gelosia e ira!  Dio è geloso della nostra appartenenza a Lui e non permette che alcuno si appropri di noi per condurci su strade sbagliate. Lui è il nostro Padre comune, che ci ama con ardore infinito, con amore impareggiabile, con cura paterna e materna allo stesso tempo. Il suo sdegno si fa palese quando le “nazioni superbe” non rispettano il Suo Popolo.

La conclusione è scontata: “Io di nuovo mi volgo con compassione a Gerusalemme: la mia casa vi sarà riedificata – oracolo del Signore degli eserciti – e la corda del muratore sarà tesa di nuovo sopra Gerusalemme.”

Alla cordata di Dio si può aggiungere ogni uomo di buona volontà, al fine di condividere con Lui la vera gloria nei cieli.

Bella l’immagine della “corda del muratore”! Dio è l’Artefice di noi sue creature, fatte a Sua immagine e somiglianza.

Queste sono parole di conforto che hanno una carica ascensionale verso Dio, Padre amorevole.

pp 18.10.2021

2
1 Poi alzai gli occhi, ed ecco, vidi quattro corna. 2Domandai all’angelo che parlava con me: “Che cosa sono queste?”. Ed egli: “Sono le corna che hanno disperso Giuda, Israele e Gerusalemme”. 3Poi il Signore mi fece vedere quattro fabbri. 4Domandai: “Che cosa vengono a fare costoro?”. Mi rispose: “Le corna hanno disperso Giuda a tal segno che nessuno osa più alzare la testa e costoro vengono a demolire e abbattere le corna delle nazioni che cozzano contro il paese di Giuda per disperderlo”.
5Alzai gli occhi, ed ecco un uomo con una fune in mano per misurare. 6Gli domandai: “Dove vai?”. Ed egli: “Vado a misurare Gerusalemme per vedere qual è la sua larghezza e qual è la sua lunghezza”. 7Allora l’angelo che parlava con me uscì e incontrò un altro angelo, 8che gli disse: “Corri, va’ a parlare a quel giovane e digli: “Gerusalemme sarà priva di mura, per la moltitudine di uomini e di animali che dovrà accogliere. 9Io stesso – oracolo del Signore – le farò da muro di fuoco all’intorno e sarò una gloria in mezzo ad essa”".
10″Su, su, fuggite dal paese del settentrione – oracolo del Signore – voi che ho disperso ai quattro venti del cielo. Oracolo del Signore. 11Mettiti in salvo, o Sion, tu  che abiti con la figlia di Babilonia! 12Il Signore degli eserciti, dopo che la sua gloria mi ha inviato, dice alle nazioni che vi hanno spogliato: Chi tocca voi, tocca la pupilla dei miei occhi. 13Ecco, io stendo la mano sopra di esse e diverranno preda dei loro schiavi. E voi saprete che il Signore degli eserciti mi ha inviato.
14Rallégrati, esulta, figlia di Sion,
perché, ecco, io vengo ad abitare in mezzo a te.
Oracolo del Signore.
15Nazioni numerose aderiranno in quel giorno al Signore
e diverranno suo popolo,
ed egli dimorerà in mezzo a te
e tu saprai che il Signore degli eserciti
mi ha inviato a te.
16Il Signore si terrà Giuda
come eredità nella terra santa
ed eleggerà di nuovo Gerusalemme.
17Taccia ogni mortale davanti al Signore,
poiché egli si è destato dalla sua santa dimora”.
C o m m e n t o
Ed ecco altre due visioni:
- seconda visione: quattro corna che disperdono Gerusalemme
Che cosa significano queste quattro corna?
Sono i regni (Assiria, Babilonia, Egitto e Media – Persia, destinati a cadere per aver distrutto Gerusalemme.
- terza visione: un giovane misura Gerusalemme con una corda da muratore. Si tratta di un incoraggiamento per la protezione di Gerusalemme. Dio stesso sarà come un muro di fuoco a proteggere Gerusalemme contro le nazioni circostanti.
Le corna sono simbolo di forza e rappresentano la dominazione di un regno su un altro.
Alle quattro corna si oppongono i quattro fabbri, che, allegoricamente, rappresentano i demolitori delle corna delle nazioni che cozzano contro il paese di Giuda per distruggerlo.
Senza le corna le nazioni non hanno più forza e non possono più arrecare del male al Popolo di Dio.
Abbattute le corna degli oppositori, è arrivato il tempo della ricostruzione. Ed ecco la rimisurazione dell’area perimetrale della città santa.
L’uomo che si appresta alla misurazione è dotato di una fune. A volte si usava anche la canna. Io ho assistito, nel dopoguerra, alla misurazione del perimetro di un manufatto sia itramite una fune sia tramite una canna!
Arriva, però, subito, l’avvertimento che la città deve avere libero accesso “per la moltitudine di uomini e di animali che dovrà accogliere”. Come nell’Arca, anche gli animali dovranno trovare accoglienza e salvarsi!
Tutta questa operazione la condurrà il Signore che farà da muro di fuoco all’intorno e sarà una gloria in mezzo ad essa (9).
Dio vuole essere il Dio del suo popolo, consegnando tutto di se stesso al suo popolo, nella sua onnipotenza e gloria.
ὦ ὦ φεύγετε (10): è l’invito a fuggire, più in fretta che si può! L’esilio è finito. Non       devono camminare ma correre! Nel correre c’è tutta la contentezza della liberazione dalla schiavitù.
Pietro e Giovanni corrono verso il sepolcro: Gesù è risorto! La corsa li premia di questo bell’evento. Con la Risurrezione siamo tutti liberi dal peccato! La vita di ogni uomo dovrebbe essere una corsa verso il Signore!
C’è un crescendo di inviti: 11”Mettiti in salvo”! 14”Rallégrati”, “esulta”.
Questo appello del Signore si ripete tutti i giorni fino alla fine per indirizzarci verso la salvezza. Spetta a noi rispondere con altrettanta generosità.
pp 23.10.2021

3

1 Poi mi fece vedere il sommo sacerdote Giosuè, ritto davanti all’angelo del Signore, e Satana era alla sua destra per accusarlo. 2L’angelo del Signore disse a Satana: “Ti rimprovera il Signore, o Satana! Ti rimprovera il Signore che ha eletto Gerusalemme! Non è forse costui un tizzone sottratto al fuoco?”. 3Giosuè infatti era rivestito di vesti sporche e stava in piedi davanti all’angelo, 4il quale prese a dire a coloro che gli stavano intorno: “Toglietegli quelle vesti sporche”. Poi disse a Giosuè: “Ecco, io ti tolgo di dosso il peccato; fatti rivestire di abiti preziosi”. 5Poi soggiunse: “Mettetegli sul capo un turbante purificato”. E gli misero un turbante purificato sul capo, lo rivestirono di vesti alla presenza dell’angelo del Signore.

6Poi l’angelo del Signore dichiarò a Giosuè: 7″Dice il Signore degli eserciti: Se camminerai nelle mie vie e custodirai i miei precetti, tu avrai il governo della mia casa, sarai il custode dei miei atri e ti darò accesso fra questi che stanno qui. 8Ascolta dunque, Giosuè, sommo sacerdote, tu e i tuoi compagni che siedono davanti a te, poiché essi sono un segno: ecco, io manderò il mio servo Germoglio. 9Ecco la pietra che io pongo davanti a Giosuè: sette occhi sono su quest’unica pietra; io stesso inciderò la sua iscrizione – oracolo del Signore degli eserciti – e rimuoverò in un solo giorno l’iniquità da questo paese. 10In quel giorno – oracolo del Signore degli eserciti – ogni uomo inviterà il suo vicino sotto la sua vite e sotto il suo fico”.

C o m m e n t o

Quarta visione: reintegrazione del sacerdozio

Satana accusa Giosuè e in lui tutti i sacerdoti di impurità: le “vesti sporche” stanno a significare i peccati del sacerdozio.

L’angelo di Dio salva Giosuè dall’ira dell’accusatore, come si salva un tizzone dal fuoco.

L’angelo riveste di purezza Giosuè, elevandolo e promuovendolo a una dignità degna del suo stato. Il sacerdozio infatti avrà piena giurisdizione sulle cose e senza più controllo da parte delle autorità laiche.

Il sacerdozio avrà funzioni angeliche, in comunione con Dio, e farà da tramite tra Dio e l’uomo.

Il sommo sacerdote indosserà davanti al petto l’Oracolo, ciò la pietra dell’Urim e Tummim (Es 28, 15 ss), che lo farà partecipe dell’onniscienza divina (“sette occhi sono su quest’unica pietra” v. 9) e gli ricorderà, attraverso il memoriale ivi scritto, le 12 tribù e la sacralità di Dio (Es 39, 6: “6Lavorarono le pietre di ònice, inserite in castoni d’oro, incise con i nomi dei figli d’Israele, secondo l’arte d’incidere i sigilli”).

Infine, costituiti uomini di presagio, i sacerdoti saranno segno  del tempo della salute, del Germe, che, attraverso Zorobabele (Zac 6, 12), va a germogliare nel Messia (Is 11, 1: “1 Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici”), il quale finalmente porterà la salvezza e la pace messianica (Mt 4, 4).

pp 27.10.2021

4

1 L’angelo che mi parlava venne a destarmi, come si desta uno dal sonno, 2e mi disse: “Che cosa vedi?”. Risposi: “Vedo un candelabro tutto d’oro; in cima ha una coppa con sette lucerne e sette beccucci per ognuna delle lucerne. 3Due olivi gli stanno vicino, uno a destra della coppa e uno a sinistra”.

4Allora domandai all’angelo che mi parlava: “Che cosa significano, mio signore, queste cose?”. 5Egli mi rispose: “Non comprendi dunque il loro significato?”. E io: “No, mio signore”.

6Egli mi rispose: “Questa è la parola del Signore a Zorobabele: “Non con la potenza né con la forza, ma con il mio spirito”, dice il Signore degli eserciti! 7Chi sei tu, o grande monte? Davanti a Zorobabele diventa pianura! Egli estrarrà la pietra di vertice, mentre si acclamerà: “Quanto è bella!”. 8Mi fu rivolta questa parola del Signore: 9Le mani di Zorobabele hanno fondato questa casa: le sue mani la compiranno e voi saprete che il Signore degli eserciti mi ha inviato a voi. 10Chi oserà disprezzare il giorno di così modesti inizi? Si gioirà vedendo il filo a piombo in mano a Zorobabele. Le sette lucerne rappresentano gli occhi del Signore che scrutano tutta la terra”.

11Quindi gli domandai: “Che cosa significano quei due olivi a destra e a sinistra del candelabro?”. E aggiunsi: 12“Quei due rami d’olivo che sono a fianco dei due canaletti d’oro, che vi stillano oro dentro?”. 13Mi rispose: “Non comprendi dunque il significato di queste cose?”. E io: “No, mio signore”. 14“Questi – soggiunse – sono i due consacrati con olio che assistono il dominatore di tutta la terra”.

C o m m e n t o

Abbiamo la quinta visione: non una teocrazia pura (cfr. Ezechiele), senza il coinvolgimento di un principe o di un re, ma una teocrazia bicefala, cioè con la collaborazione di due autorità, religiosa e civile (cfr anche Ap 11,4: Questi sono i due olivi e i due candelabri che stanno davanti al Signore della terra”). Ai lati del candelabro, con sette bracci e sette luci, fioriscono due olivi, simboli della grazia divina, cioè il sommo sacerdote che ha l’unzione sacra, il sacerdote consacrato (Lv 4, 3.5.16) e Zorobabele con l’unzione regale (Zac 6,9.14; 1 Sam 16, 12.13).

Siamo davanti alla “oculatissima Providentia” (cfr Cornelius a Lapide) che dal Tempio tutto sorveglia. “… Est in Deo oculatissima providentia , quæ ad omnia se extendit” (Vincentius Contenson – 1675).

Si avverava così l’Oracolo di Geremia sull’unione dei due poteri al tempo della salute (Ger 33, 14 – 18).

Zorobabele primeggia perché nella sua umiltà porta a termine la fabbrica del Tempio. È lui che ha messo insieme i detriti, ha misurato con il piombino, murato la pietra frontale del Tempio.

“La c’è la Provvidenza” (cfr Manzoni)!

Il Signore è sempre presente e assiste i suoi figli dovunque si trovino.

pp 4.11.2021

5

1 Poi alzai gli occhi e vidi un rotolo che volava. 2L’angelo mi domandò: “Che cosa vedi?”. E io: “Vedo un rotolo che vola: è lungo venti cubiti e largo dieci”. 3Egli soggiunse: “Questa è la maledizione che si diffonde su tutta la terra: ogni ladro sarà scacciato via di qui come quel rotolo; ogni spergiuro sarà scacciato via di qui come quel rotolo. 4Io scatenerò la maledizione, dice il Signore degli eserciti, in modo che essa penetri nella casa del ladro e nella casa di chi giura il falso nel mio nome; rimarrà in quella casa e la consumerà insieme con le sue travi e le sue pietre”.

5Poi l’angelo che parlava con me si avvicinò e mi disse: “Alza gli occhi e osserva ciò che appare”. 6E io: “Che cos’è quella?”. Mi rispose: “È un’ efa! che avanza”. Poi soggiunse: “Non hanno occhi che per essa in tutta la terra”. 7Fu quindi alzato un coperchio di piombo; ecco, dentro all’ efa! vi era una donna. 8Disse: “Questa è l’empietà!”. Poi la ricacciò dentro l’ efa! e ricoprì l’apertura con il coperchio di piombo. 9Alzai di nuovo gli occhi per osservare e vidi venire due donne: il vento agitava le loro ali, poiché avevano ali come quelle delle cicogne, e sollevarono l’ efa! fra la terra e il cielo. 10Domandai all’angelo che parlava con me: “Dove portano l’ efa costoro?”. 11Mi rispose: “Vanno nella terra di Sinar, per costruirle una casa. Appena costruita, l’ efa sarà posta sopra il suo piedistallo”.

C o m m e n t o

Sesta e settima visione  (5, 1 – 4. 5 – 11): il rotolo della maledizione (6ª visione) riguarda il ladro e lo spergiuro  che saranno scacciati da questo luogo; la settima visione mostra il peccato preso dalla Palestina e trasportato nella terra impura di Babilonia (5, 5 – 11).

L’iniquità personificata, chiusa dentro un’efāh (equivalente a una misura di capacità di 36/ 44 litri) è portata da due donne alate nel paese di Sinar, dove solo il peccato può avere il suo tempio e la sua base di culto.

“Un rotolo che volava”, in ebraico corrisponde al termine “meghillà” (rotolo, membrana, carta): gli Ebrei non avevano libri distinti per fogli o pagine, ma un’unica membrana oblunga che mettevano intorno a un cilindro. In questo volume erano riportati tutti i furti, gli spergiuri, cioè tutti i peccati.

Il participio presente “volans” (volante) dà l’idea che è vicina la vendetta riservata ai peccatori. È come la “falce volante” di cui parla il Crisostomo” “Falx volans velocissimum divinae ultionis incursum significat”!

La larghezza del rotolo potrebbe significare l’estensione del supplizio per molti, cioè per la moltitudine degli scellerati incalliti, mentre la lunghezza alluderebbe alla durata della pena in questa vita terrena, destinata a protrarsi per tutta l’eternità.

“Questa è la maledizione”! Terribile questa espressione! Come per ricordarci che in questo rotolo, che dal Tempio si allunga su  tutta la Terra, è contenuta la condanna di ogni genere di mali. Quando si parla di “maledizione”, s’intende “condanna”, “supplizio”.

C’è poi la visione dell’epha, cioè dell’amphora, dentro la quale si trova una donna, raffigurante l’empietà.

L’epha, qui indicata, ha la capacità di contenere tre moggi di frumento. L’amphora, quindi, rappresenta la misura dei peccati non solo dei Giudei, ma di tutta l’umanità. Dio, vedendo i peccati dell’uomo, non subito si affretta a passare alla punizione, ma pazientemente aspetta, finché non è colma la misura: “necdum enim completae sunt iniquitates Amorraeorum” (Gen 15, 16); “et vos implete mensuram patrum vestrorum”(Mt 23, 32).

Metaforicamente la donna che sta dentro l’anfora è la voluptas, cioè il piacere, la voluttà, che è la causa e la madre di ogni empietà e peccato. “Voluptas cani similis est: si persequaris, fugit; si nutrias, manet” (Crisostomo).

“…et ecce mulier una sedens in medio ephae”: è interessante l’uso del participio presente “sedens”! Una donna, cioè l’empietà “sedeva” dentro all’efa. Perché “sedeva”? Per tre motivi, simbolicamente: a. perché avvezza ai suoi vizi; b. in quanto triste, condannata al supplizio del carcere; c. quasi inerte e pigra.

La scena finale è alquanto emblematica, per il fatto che l’anfora viene ermeticamente chiusa col coperchio di piombo e trasportata tra cielo e terra da due donne alate in Babilonia.

Chi sono le due donne alate che trasportano l’anfora non con mezzi del tempo ma con le proprie forze, tra cielo e terra, spinte dal vento?

Tale visione si presta a molteplici interpretazioni:

potrebbero essere le sorelle meretrici Oolà e Oolibà (cfr Ez 23): qui, però, non si parla di Samaria e Israele, che prima era stato condotto non in Babilonia ma in Assiria (cfr Girolamo);

secondo alcuni, le tribù di Giuda e Beniamino, le quali portarono definitivamente l’anfora, cioè la misura della loro colpa  e della loro pena, in Babilonia;

secondo altri, i Persiani e i Medi, ovvero Ciro e Dario, i quali devastarono a tal punto Babilonia, che l’anfora, cioè la pena dell’empietà, sembrò non avere mai fine;

in ultima analisi, si alluderebbe a Nabucodonosor e Nabuzardan, i quali devastarono Gerusalemme e deportarono gli empi Giudei in Babilonia;

se poi si vogliono considerare le due donne in maniera simbolica come divine, rappresenterebbero la santità e la giustizia, le quali chiesero delle pene agli empi Giudei, conducendo questi da Gerusalemme e dalla Terra Santa nell’empia e impura Babilonia.

Ma perché le due donne alate portano l’epha, cioè l’anfora, contenente la donna che simboleggia l’empietà, nella terra di Sinar, i. e. Babilonia?

La risposta è: per costruire una casa! L’allusione, qui, agli idoli e quindi all’idolatria, che è il massimo dell’empietà, è palese. Evidentemente, era costume dei Giudei costruire case e templi agli idoli in luoghi ben in vista, in modo che potessero essere visti e adorati da tutti. Già in Geremia (Ger 50 e 51) Babilonia è considerata casa di idolatria e di scelleratezze, come pure Roma, per catacresi, empia e pagana, insanguinata, anzi ubriaca del sangue dei fedeli e dei martiri, da Giovanni è chiamata Babilonia [Apoc 17 e 18 (ibidem, 17, 6: “E vidi quella donna, ubriaca del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù).

Figurativamente, i fedeli sono invitati a fuggire Babilonia, vista come una peste, e stabilire la loro sede nella Chiesa, dove edificare a Dio il tempio della perfezione delle virtù, fino a trasferirsi nella Gerusalemme celeste, tempio di vita e di gloria eterna.

Bibliografia:

-   AA. VV. , Il messaggio della salvezza, Antico Testamento 2, LDC – Torino 1966.

Cornelius a Lapide, Commentaria in Zachariam Prophetam (passim).

BibbiaEdu CEI 2008

NOVA VULGATA  Bibliorum Sacrorum Editio

pp 14.11.2021