A g g e o

Presentazione

Aggeo (Haggai = festivo) è un profeta cultuale che si presenta intransigente nei confronti della anfizionia sacra, imborghesitasi e preoccupata più delle cose materiali (case, comodità, dolce vita, ecc.) che della teocrazia.

Grazie alla sua mediazione il capo civile / religioso  e il “resto” privilegiano l’edificazione del Tempio rispetto ai propri affari privati, in quanto fonte di benessere materiale e pegno dei futuri beni messianici.

La ricerca del Regno di Dio, qui ancora materializzato nel Tempio, è una sicura caparra di beatitudine eterna.

Dopo questo accorato richiamo rivolto all’assemblea, il profeta si rivolge alle autorità, rimproverando in primo luogo il clero che accetta le offerte degli impuri Samaritani e ammette contatti illeciti tra sacro e profano. Poi esorta Zorobabele a credere che la sua missione oltrepasserà i confini di tempo e di luogo nella figura del nuovo Davide che perpetua la teocrazia e trionfa dei nemici: alla fine di questo mondo resterà saldo il Regno immobile (2, 20 – 23).

Il libro è caratterizzato da frequenti esortazioni profetiche, in forma di ”fervorini”: il primo fu tenuto nella neomenia di agosto del 520 (1, 1 – 14), per esortare alla ripresa dei lavori nel Tempio; il secondo (settembre dello stesso anno), promette tempi migliori (1, 15a + 2, 15 – 19); il terzo (ottobre 520, nell’ottava della festa dei Tabernacoli) canta la gloria futura del Tempio (1, 15b – 2, 1 – 9). Nel dicembre del 520, in occasione della venuta dei Samaritani), parla della purità legale e santità (2, 10 – 14) e termina, nello stesso giorno, con un incoraggiamento a Zorobabele, Servo di Jahvè.

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1 L’anno secondo del re Dario, il primo giorno del sesto mese, questa parola del Signore fu rivolta per mezzo del profeta Aggeo a Zorobabele, figlio di Sealtièl, governatore della Giudea, e a Giosuè, figlio di Iosadàk, sommo sacerdote.

2″Così parla il Signore degli eserciti: Questo popolo dice: “Non è ancora venuto il tempo di ricostruire la casa del Signore!”". 3Allora fu rivolta per mezzo del profeta Aggeo questa parola del Signore: 4″Vi sembra questo il tempo di abitare tranquilli nelle vostre case ben coperte, mentre questa casa è ancora in rovina? 5Ora, così dice il Signore degli eserciti: Riflettete bene sul vostro comportamento! 6Avete seminato molto, ma avete raccolto poco; avete mangiato, ma non da togliervi la fame; avete bevuto, ma non fino a inebriarvi; vi siete vestiti, ma non vi siete riscaldati; l’operaio ha avuto il salario, ma per metterlo in un sacchetto forato. 7Così dice il Signore degli eserciti: Riflettete bene sul vostro comportamento! 8Salite sul monte, portate legname, ricostruite la mia casa. In essa mi compiacerò e manifesterò la mia gloria – dice il Signore. 9Facevate assegnamento sul molto e venne il poco: ciò che portavate in casa io lo disperdevo. E perché? – oracolo del Signore degli eserciti. Perché la mia casa è in rovina, mentre ognuno di voi si dà premura per la propria casa. 10Perciò su di voi i cieli hanno trattenuto la rugiada e anche la terra ha diminuito il suo prodotto. 11Ho chiamato la siccità sulla terra e sui monti, sul grano e sul vino nuovo, sull’olio e su quanto la terra produce, sugli uomini e sugli animali, su ogni lavoro delle mani”.

12Zorobabele, figlio di Sealtièl, e Giosuè, figlio di Iosadàk, sommo sacerdote, e tutto il resto del popolo ascoltarono la parola del Signore, loro Dio, e le parole del profeta Aggeo, secondo la volontà del Signore che lo aveva loro inviato, e il popolo ebbe timore del Signore. 13Aggeo, messaggero del Signore, rivolto al popolo, disse per incarico del Signore: “Io sono con voi, oracolo del Signore”. 14E il Signore destò lo spirito di Zorobabele, figlio di Sealtièl, governatore della Giudea, e di Giosuè, figlio di Iosadàk, sommo sacerdote, e di tutto il resto del popolo, ed essi si mossero e intrapresero i lavori per la casa del Signore degli eserciti. 15Questo avvenne il ventiquattro del sesto mese dell’anno secondo del re Dario.

Commento

Il Tempio e il culto sono al centro della predicazione di Aggeo.

È l’anno secondo del re Dario, agosto 520 a. C.

Approfittando delle lotte di Dario I per la successione e prendendo lo spunto da un periodo di siccità, interpretata quest’ultima come castigo divino, secondo il Deuteronomio (Dt 11, 16 – 17; 28, 16ss), il profeta cultuale, nel giorno della neomenia, rimprovera il sommo sacerdote e il Resto di Israele per il loro egoismo (1,4: “Vi sembra questo il tempo di abitare tranquilli nelle vostre case ben coperte, mentre questa casa è ancora in rovina?”) e per la loro negligenza nel ricostruire il Tempio (1, 2: “Così parla il Signore degli eserciti: Questo popolo dice: “Non è ancora venuto il tempo di ricostruire la casa del Signore!”). Dio sarà con loro (1, 13) e cesserà di castigarli se salendo sulla montagna Sion) riprenderanno i lavori sospesi del Tempio (1, 8)

Tutto ciò avvenne nel settembre del 520.

In parole povere: qual è il succo di questi “fervorini”, a prima vista ripetitivi e noiosi?

Il discorso del profeta è rivolto anche a ciascuno di noi ed è valido per tutti i tempi: bisogna, prima di ogni cosa, cercare il Regno di Dio e tutto il resto  non ci mancherà!

Siamo presi incessantemente dalle cose materiali, quasi a venirne schiacciati e non ci curiamo del nostro stato di figli di Dio!

Più pensiamo a noi stessi e più sprofondiamo nella solitudine, nel vuoto spirituale, senza la luce di Dio che ci incoraggi e ci dia la forza di dare un vero significato alla nostra vita!

L’eco del richiamo di Aggeo, che parla in nome di Jahvè, rimbalza di secolo in secolo e si fa pressante nell’ego tumultuoso di Francesco d’Assisi: “Francesco, va’ ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina” (2 Cel. 3).

Francesco si spoglia del suo “”ego” e si fa il “tu” di ogni povero Cristo che incontra.

(7) θέσθε τὰς καρδίας ὑμῶν; (8) ἀνάβητε ἐπὶ τὸ ὄρος!

“Riflettere” e “Salire”! Avere sempre lo spirito di salire sul monte, e incontrare Dio che parla dal “roveto ardente” (Es 3). Come a Mosè, a ciascuno di noi è dato il “peso specifico” di condurre i nostri fratelli verso il Regno.

Quando il nostro “io” si apre e pone il suo cuore sul cuore di Dio, che pulsa e arde di amore, diveniamo a nostra volta costruttori di pace senza fine.

pp 5.10.2021

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1 Il ventuno del settimo mese, per mezzo del profeta Aggeo fu rivolta questa parola del Signore: 2“Su, parla a Zorobabele, figlio di Sealtièl, governatore della Giudea, a Giosuè, figlio di Iosadàk, sommo sacerdote, e a tutto il resto del popolo, e chiedi: 3Chi rimane ancora tra voi che abbia visto questa casa nel suo primitivo splendore? Ma ora in quali condizioni voi la vedete? In confronto a quella, non è forse ridotta a un nulla ai vostri occhi? 4Ora, coraggio, Zorobabele – oracolo del Signore -, coraggio, Giosuè, figlio di Iosadàk, sommo sacerdote; coraggio, popolo tutto del paese – oracolo del Signore – e al lavoro, perché io sono con voi – oracolo del Signore degli eserciti -, 5secondo la parola dell’alleanza che ho stipulato con voi quando siete usciti dall’Egitto; il mio spirito sarà con voi, non temete. 6Dice infatti il Signore degli eserciti: Ancora un po’ di tempo e io scuoterò il cielo e la terra, il mare e la terraferma. 7Scuoterò tutte le genti e affluiranno le ricchezze di tutte le genti e io riempirò questa casa della mia gloria, dice il Signore degli eserciti. 8L’argento è mio e mio è l’oro, oracolo del Signore degli eserciti. 9La gloria futura di questa casa sarà più grande di quella di una volta, dice il Signore degli eserciti; in questo luogo porrò la pace”. Oracolo del Signore degli eserciti.

10Il ventiquattro del nono mese, nel secondo anno di Dario, questa parola del Signore fu rivolta al profeta Aggeo: 11“Dice il Signore degli eserciti: Domanda ai sacerdoti quello che dice la legge e chiedi loro: 12Se uno in un lembo del suo vestito porta carne consacrata e con il lembo tocca il pane, il companatico, il vino, l’olio o qualunque altro cibo, questo verrà consacrato?”. “No”, risposero i sacerdoti. 13Aggeo soggiunse: “Se uno che è contaminato per il contatto di un cadavere tocca una di quelle cose, sarà essa impura?”. “Sì, è impura”, risposero i sacerdoti. 14Riprese Aggeo: “Tale è questo popolo, tale è questa nazione davanti a me – oracolo del Signore – e tale è ogni lavoro delle loro mani; anzi, anche ciò che qui mi offrono è impuro.

15Ora pensate, da oggi e per l’avvenire: prima che si cominciasse a porre pietra sopra pietra nel tempio del Signore, 16come andavano le vostre cose? Si andava a un mucchio da cui si attendevano venti misure di grano e ce n’erano dieci; si andava ad attingere a un tino da cinquanta misure e ce n’erano venti. 17Vi ho colpiti con la ruggine, il carbonchio e la grandine in tutti i lavori delle vostre mani, ma voi non siete ritornati a me. Oracolo del Signore. 18Considerate bene da oggi in poi, dal ventiquattro del nono mese, cioè dal giorno in cui si posero le fondamenta del tempio del Signore: 19ebbene, manca ancora grano nei granai? La vite, il fico, il melograno, l’olivo non hanno dato i loro frutti? Da oggi in poi vi benedirò!”.

20Il ventiquattro del mese questa parola del Signore fu rivolta una seconda volta ad Aggeo: 21“Parla a Zorobabele, governatore della Giudea, e digli: Scuoterò il cielo e la terra, 22abbatterò il trono dei regni e distruggerò la potenza dei regni delle nazioni, rovescerò i carri e i loro cavalieri: cadranno cavalli e cavalieri; ognuno verrà trafitto dalla spada del proprio fratello. 23In quel giorno – oracolo del Signore degli eserciti – io ti prenderò, Zorobabele, figlio di Sealtièl, mio servo – oracolo del Signore – e ti porrò come un sigillo, perché io ti ho eletto”. Oracolo del Signore degli eserciti.

Commento

Il profeta Aggeo, secondo il Deuteronomio, promette al popolo le benedizioni di Jahvè (Ag 1, 15a + 2, 15 – 19 = Dt 30, 9; 28, 3ss).

Il Tempio da ricostituire sembrava ai più troppo modesto, se confrontato al primo Tempio glorioso di Salomone (Esd 3, 10 – 13). I numerosi pellegrini presenti alla importante festa dei Tabernacoli (3 Re 8, 65; Is 30, 29; Os 9, 5) mostravano grande malcontento.

Aggeo, nell’ottava della festa (ottobre 520), fece un breve oracolo, annunciando delle promesse messianiche (2, 1 – 9).

Il profeta incoraggia Zorobabele, Giosuè e tutto il popolo di Dio. L’imperativo κατίσχυε ha il significato pregnante di “fatti forte”, “abbi coraggio”!

Perché questo incoraggiamento da parte del profeta?

  1. perché in questo secondo Tempio avrà luogo la venuta escatologica di Jahvè (Is 13, 13; 51, 6; 64, 1);
  2. in questo glorioso Tempio Dio sarà perennemente presente (Es 33, 14);
  3. sarà effuso lo Spirito divino per dimorare con gli uomini (Ez 36, 27; 37, 14; 39, 29) e di Gioele (Gioe 3, 1 – 2);
  4. mediante la grazia  sarà reso un culto gradito a Dio nel suo regno glorioso con riverenza e timore, perché il nostro Dio è un fuoco divoratore (Eb 12, 18 – 29);
  5. in questo Tempio glorioso le nazioni pagane porteranno le loro ricchezze per il culto (Is 60, 5. 9. 11);
  6. soprattutto in esso scenderà la gloria di Dio molto più abbondante che nel Tempio di Salomone (3 Re 8, 11);
  7. infine, in questo luogo Dio darà la sua pace.

Questa profezia ha avuto il suo pieno compimento in Cristo, vero Tempio di Dio (Gv 2, 19s: “19Rispose loro Gesù: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”) e nella sua Chiesa. Egli è l’Emanuele – Dio con noi, profetizzato (Is 7, 14; 41, 10. 13); è il datore dello Spirito Santo (At 2, 17 -  21); il mediatore che parla dal monte Sion (Eb 12, 22. 24) e che attrae le nazioni Gv 12, 10. 32), glorioso (Gv 12, 23. 28) e pacifico.

Anche la sua Chiesa, la sua Sposa, è ricolma di Spirito Santo, regno escatologico, aperta a  tutti i popoli, gloriosa e pacifica.

Questo tempio, reso così glorioso da Dio, non potrà rendere un culto impuro.

Aggeo, nel dicembre del 520, rivolgendosi ai sacerdoti di tendenza sincretista, chiede se sia lecito mischiare cose profane con carni consacrate o con un cadavere impuro.

Conclusione: perché ammettere nel santuario, per sacrificare, il popolo samaritano, che, per le sue opere e per le sue offerte, risulta impuro (2, 10 – 14)?

Lo stesso giorno, dopo aver intimato la necessaria “separazione” tra la Santa anfizionia d’Israele e i popoli impuri, il profeta incoraggia con un nuovo oracolo Zorobabele, deputato a lottare contro i nemici del Popolo di Dio. In tale lotta Zorobabele non deve avere alcun timore, perché Dio sarà con lui. Egli sarà preso come Servo di Jahvè e come un sigillo, un eletto di Dio.

Ciascuno di noi è un eletto di Dio, mandato nel mondo per seminare la sua parola e diffondere il suo messaggio di pace.

La missione della Chiesa, inviata e incoraggiata a proclamare il Κήρυγμα in ogni angolo della Terra, è davvero grande!

pp 10.10.2021