M a l a c h i a

Malachia (Mal’āki = nunzio di Jahvè).
Al popolo scoraggiato, che impreca e mormora, richiama “i giorni dell’antichità” (3, 4),  cioè la Legge del Deuteronomio:
“Tenete a mente la legge del mio servo Mosè, al quale ordinai sull’Oreb precetti e norme per tutto Israele” (3, 22).
Quali erano queste leggi?
credere nell’amore di predilezione di Dio per Giacobbe e per i suoi discendenti (Mal. 1, 2 = Dt 7, 7; 10, 18);
la legge sulle vittime zoppe (Mal. 1, 8 = Dt 15, 21);
l’alleanza di Levi (Mal. 2, 4. 8 = Dt 33, 8, 11; 18, 1 – 8; 10, 8 – 9);
la legge sui matrimoni misti (Mal. 2,10ss = Dt 7, 1ss);
la legge sui sortilegi (Mal. 3, 5 = Dt 18, 10);
la legge sull’oppressione della vedova, dell’orfano e dello straniero (Mal. 3, 5 = Dt 14, 29; 16, 11 etc.);
la legge della retribuzione terrena per chi rimane nella “strada retta” (Mal. 2, 8 = Dt 9, 12. 16; 11, 28; 31, 29).
È evidente, quindi, che Malachia dipende particolarmente dal Deuteronomio, che vuole ripristinare.
Cfr. Il messaggio della salvezza, a cura di AA. VV., Antico Testamento 2, LDC, Colle Don Bosco (Asti) 1967, p. 218; 228
1
1 Oracolo. Parola del Signore a Israele per mezzo di Malachia.
2Vi ho amati, dice il Signore. E voi dite: “Come ci hai amati?”. Non era forse Esaù fratello di Giacobbe? Oracolo del Signore. Eppure ho amato Giacobbe 3e ho odiato Esaù. Ho fatto dei suoi monti un deserto e ho dato la sua eredità agli sciacalli del deserto. 4Se Edom dice: “Siamo stati distrutti, ma ci rialzeremo dalle nostre rovine!”, il Signore degli eserciti dichiara: “Essi ricostruiranno, ma io demolirò”. Saranno chiamati “Territorio malvagio” e “Popolo contro cui il Signore è adirato per sempre”. 5I vostri occhi lo vedranno e voi direte: “Grande è il Signore anche al di là dei confini d’Israele”.
6Il figlio onora suo padre e il servo rispetta il suo padrone. Se io sono padre, dov’è l’onore che mi spetta? Se sono il padrone, dov’è il timore di me? Dice il Signore degli eserciti a voi, sacerdoti che disprezzate il mio nome. Voi domandate: “Come lo abbiamo disprezzato il tuo nome?”. 7Offrite sul mio altare un cibo impuro e dite: “In che modo te lo abbiamo reso impuro?”. Quando voi dite: “La tavola del Signore è spregevole” 8e offrite un animale cieco in sacrificio, non è forse un male? Quando voi offrite un animale zoppo o malato, non è forse un male? Offritelo pure al vostro governatore: pensate che sarà soddisfatto di voi o che vi accoglierà con benevolenza? Dice il Signore degli eserciti.
9Ora supplicate pure Dio perché abbia pietà di voi! Se fate tali cose, dovrebbe accogliervi con benevolenza? Dice il Signore degli eserciti.
10Oh, ci fosse fra voi chi chiude le porte, perché non arda più invano il mio altare! Non mi compiaccio di voi – dice il Signore degli eserciti – e non accetto l’offerta delle vostre mani! 11Poiché dall’oriente all’occidente grande è il mio nome fra le nazioni e in ogni luogo si brucia incenso al mio nome e si fanno offerte pure, perché grande è il mio nome fra le nazioni. Dice il Signore degli eserciti.
12Ma voi lo profanate quando dite: “Impura è la tavola del Signore e spregevole il cibo che vi è sopra”. 13Voi aggiungete: “Ah! che pena!”. E lo disprezzate. Dice il Signore degli eserciti. Offrite animali rubati, zoppi, malati e li portate in offerta! Posso io accettarla dalle vostre mani? Dice il Signore. 14Maledetto il fraudolento che ha nel gregge un maschio, ne fa voto e poi mi sacrifica una bestia difettosa. Poiché io sono un re grande – dice il Signore degli eserciti – e il mio nome è terribile fra le nazioni.
C o m m e n t o
“Oracolo” : è la Parola di Dio vera, infallibile, che, una volta proferita, si compie sempre.
Questa Parola del Signore è rivolta a Israele per mezzo di Malachia, il quale, in qualità di profeta, parla in nome di Dio.
Il profeta, testimone di una reazione interna e di uno scontento diffuso, si scaglia contro l’alto clero e contro i Samaritani, a favore dei “ghērim”, cioè dei rimpatriati della “gôlāh” (diaspora) nati in terra straniera,
Si apre il dialogo! Parla prima il Signore, che proclama dicendo: “vi ho amati”!
Ed ecco la risposta: “come ci hai amati?
Il messaggio profetico parte da un principio fondamentale del Deuteronomio: Dio ama il suo Popolo ( Dt 7, 7: “7Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli – siete infatti il più piccolo di tutti i popoli -, 8ma perché il Signore vi ama”; Dt 10, 18: “18rende giustizia all’orfano e alla vedova, ama il forestiero e gli dà pane e vestito”).
Come fanno gli uditori del profeta a non credere che Dio li ama?
Jahvè li ha preferiti agli Edomiti, eleggendo come loro capostipite Giacobbe al posto di Esaù (Gn 25, 23.31; 27, 1 – 45).
L’assurdità, nonostante questo benvolere di Jahvè, è che i sacerdoti, come figli degeneri, non onorano il loro Padre divino, anzi disprezzano il suo nome e gli offrono sull’altare un cibo impuro.
Magari ci fosse “chi chiude le porte” del Tempio, per impedire di profanare l’altare (1, 10)!
Jahvè non accetta le offerte delle loro mani, ma le riprova, perché impure.
Pure invece sono quelle delle nazioni che onorano, in ogni luogo, meglio di loro Jahvè.
Come onorano il Signore?
Riconoscendo sopra tutte le cose la magnificenza del nome di Dio, cioè confessando che nessuno è pari a Lui: a)  Mal. 1, 11: “Poiché dall’oriente all’occidente grande è il mio nome fra le nazioni e in ogni luogo si brucia incenso al mio nome e si fanno offerte pure, perché grande è il mio nome fra le nazioni. Dice il Signore degli eserciti. b) Ger. 10, 6 – 10: “6Nessuno è come te, Signore; / tu sei grande / e grande è la potenza del tuo nome. / 7Chi non temerà te, o re delle nazioni? / A te solo questo è dovuto: / fra tutti i sapienti delle nazioni / e in tutti i loro regni / nessuno è simile a te. / 8Tutti sono stolti e sciocchi, / vana la loro dottrina, come un pezzo di legno. / 9Sono fatti d’argento battuto e laminato, / portato da Tarsis, e oro di Ufaz, / opera di artisti e di orafi; /  sono rivestiti di porpora e di scarlatto, /  lavoro di sapienti artigiani. / 10Il Signore, invece, è veramente Dio, / egli è Dio vivente e re eterno; / al suo sdegno trema la terra, / le nazioni non resistono al suo furore.” c) Ger. 16, 21: “ 21″Perciò, ecco, io faccio loro conoscere questa volta / la mia mano e la mia forza. / Essi sapranno che il mio nome è Signore.
Presentando l’incensazione al suo nome (1, 11).
Offrendogli un dono, un tributo incruento, puro sia ritualmente che moralmente.
È importante capire perché il Signore se la prenda con i sacerdoti. In che cosa consiste la loro colpa?
Malachia parte dalla missione del sacerdote e mette a nudo tutte le sue colpe. Se il sacerdote non vive la sua missione secondo la sua natura, ne risente tutto il mondo.
Il sacerdote è messaggero dell’Altissimo e non può mai agire in nome proprio, né per suo tornaconto personale.
É questo il peccato del sacerdote al tempo di Malachia.
Il sacerdote non può rendere impuro l’altare del Signore.
Qual è il ministero di un sacerdote? Insegnare al popolo di Dio come il loro Padre va amato. Ammaestrare ogni cuore a temere il Signore secondo verità.
pp 26.8.2021
2
1 Ora a voi questo monito, o sacerdoti. 2Se non mi ascolterete e non vi darete premura di dare gloria al mio nome, dice il Signore degli eserciti, manderò su voi la maledizione e cambierò in maledizione le vostre benedizioni. Anzi le ho già cambiate, perché nessuno tra voi se ne dà premura.
3Ecco, io spezzerò il vostro braccio
e spanderò sulla vostra faccia escrementi,
gli escrementi delle vittime
immolate nelle vostre feste solenni,
perché siate spazzati via insieme con essi.
4Così saprete che io ho diretto a voi questo monito,
perché sussista la mia alleanza con Levi,
dice il Signore degli eserciti.
5La mia alleanza con lui
era alleanza di vita e di benessere,
che io gli concessi,
e anche di timore,
ed egli mi temette ed ebbe riverenza del mio nome.
6Un insegnamento veritiero era sulla sua bocca
né c’era falsità sulle sue labbra;
con pace e rettitudine ha camminato davanti a me
e ha fatto allontanare molti dal male.
7Infatti le labbra del sacerdote
devono custodire la scienza
e dalla sua bocca si ricerca insegnamento,
perché egli è messaggero del Signore degli eserciti.
8Voi invece avete deviato dalla retta via
e siete stati d’inciampo a molti
con il vostro insegnamento;
avete distrutto l’alleanza di Levi,
dice il Signore degli eserciti.
9Perciò anche io vi ho reso spregevoli
e abietti davanti a tutto il popolo,
perché non avete seguito le mie vie
e avete usato parzialità nel vostro insegnamento.
10Non abbiamo forse tutti noi un solo padre? Forse non ci ha creati un unico Dio? Perché dunque agire con perfidia l’uno contro l’altro, profanando l’alleanza dei nostri padri? 11Giuda è stato sleale e l’abominio è stato commesso in Israele e a Gerusalemme. Giuda infatti ha osato profanare il santuario caro al Signore e ha sposato la figlia di un dio straniero! 12Il Signore elimini chi ha agito così, chiunque egli sia, dalle tende di Giacobbe e da coloro che offrono l’offerta al Signore degli eserciti.
13Un’altra cosa fate ancora: voi coprite di lacrime, di pianti e di sospiri l’altare del Signore, perché egli non guarda all’offerta né l’accetta con benevolenza dalle vostre mani. 14E chiedete: “Perché?”. Perché il Signore è testimone fra te e la donna della tua giovinezza, che hai tradito, mentre era la tua compagna, la donna legata a te da un patto. 15Non fece egli un essere solo dotato di carne e soffio vitale? Che cosa cerca quest’unico essere, se non prole da parte di Dio? Custodite dunque il vostro soffio vitale e nessuno tradisca la donna della sua giovinezza. 16Perché io detesto il ripudio, dice il Signore, Dio d’Israele, e chi copre d’iniquità la propria veste, dice il Signore degli eserciti. Custodite dunque il vostro soffio vitale e non siate infedeli.
17Voi avete stancato il Signore con le vostre parole; eppure chiedete: “Come lo abbiamo stancato?”. Quando affermate: “Chiunque fa il male è come se fosse buono agli occhi del Signore e in lui si compiace”, o quando esclamate: “Dov’è il Dio della giustizia?”.
Commento
Prosegue il monito ai sacerdoti, duro monito: due premesse introdotte dal “se”: “Se non mi ascolterete e non vi darete premura di dare gloria al mio nome” (protasi), “manderò su voi la maledizione e cambierò in maledizione le vostre benedizioni. Anzi le ho già cambiate, perché nessuno tra voi se ne dà premura.” (apodosi)
Dalla possibilità si passa alla realtà! Il Signore non tergiversa ma arriva subito a una conclusione.
ἀκούειν e δοῦναι δόξαν (ascoltare e dare gloria) sono i verbi fondamentali che ci rendono partecipi della comunione interpersonale con Dio. L’ascolto è un segno di rispetto verso chi parla ed è la condizione necessaria per sapere che cosa dice chi interferisce con noi. Qui è Jahvè che parla tramite il suo profeta, il quale si rivolge ai ministri di culto senza mezzi termini, prospettando loro una vita di ravvedimento dopo le trasgressioni perpetrate a danno loro  e del popolo di Dio affidato alle loro cure.
L’avvertimento è palesemente severo e non concede dilazioni di nessun genere, pena il rovesciamento della stima riposta su ciascuno di noi: la benedizione si muta in maledizione, ciò a dire In uno stato di non comunione col Signore.
Ora il compito affidato al sacerdote è quello di premurarsi di dare gloria al nome Dio uno e trino, come quando preghiamo dicendo: “Sia gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo”. Questa preghiera ciascuno di noi l’ha appresa dall’insegnamento del sacerdote, messo a capo di una comunità che deve onorare il santo nome di Dio.
Ma qual è il nome di Dio?
« Mosè disse a Dio: “Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico loro: “Il Dio dei vostri padri mi ha inviato a voi”. Ma mi diranno: “come si chiama?” E io cosa risponderò loro? Dio disse a Mosè: “Io sono colui che sono”. Poi disse: “Dirai così ai figli d’Israele: Io-Sono mi ha mandato da voi …questo è il mio nome per sempre, questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione”» (Esodo 3:13-15)
“Io sono” è il nome di Dio! Egli è “Colui che è” da sempre e per sempre. Egli è l’Eterno.
Noi siamo suoi figli e in quanto tali dobbiamo onorarlo e glorificarlo.
“Benedetto il Suo Santo Nome!”
Il monito si fa ancora più duro e sprezzante al v. 3: “Ecco, io spezzerò il vostro braccio / e spanderò sulla vostra faccia escrementi, / gli escrementi delle vittime.”
È un vero e proprio boomerang: i sacerdoti che hanno infangato il nome del Signore avranno la ricompensa di essere infangati a loro volta! Gli escrementi delle vittime sacrificate rendono bene la situazione che stanno vivendo.
Con tale monito il Signore vuole ribadire la sua alleanza con Levi, che non ha mai disatteso di onorare Jahvè dando gloria al suo nome.
Il sacerdote è il messaggero del Signore e il suo messaggio deve essere veritiero.
Perché deviare dall’insegnamento di Jahvè? Non è forse Egli il Padre di tutti? Perché, dunque, profanare l’alleanza sancita con i padri?
Bisogna custodire il soffio vitale della creazione, il soffio che alimenta l’alleanza tra l’uomo e la donna, che genera nuova vita,frutto dell’amore sponsale, benedetto dal Signore!
pp 21.9.2021