G i o e l e

L’imminenza del giorno apocalittico di Jahvè è il tema centrale della profezia di Gioele, che prende spunto da Dt 32, 35b, che parla del “giorno della calamità vicina”.
Si tratta di un giorno speciale: un giorno di fuoco che invade la terra e mette a dura prova con la fame, la febbre e la pestilenza Israele che è uscito fuori di senno; giorno del popolo di quel Dio che è vendicatore e giusto retributore (Dt 32, 15 – 36); giorno di “maledizione” divina, che distrugge i raccolti con le locuste e infonde la desolazione con la presenza di un popolo straniero, di cui non si capisce la lingua e che proviene dall’estremo Nord (Dt 28, 15 – 68); giorno della “vendetta dei nemici di Dio”, il quale vendica il sangue dei suoi servi e fa ricadere “la sua vendetta sopra i suoi avversari, mentre si mostra propizio alla sua terra, al suo Popolo” (Dt 32, 40 – 43); ma è anche il giorno della “benedizione divina” che innalzerà Israele sopra tutte le nazioni della terra. È la benedizione che feconda la terra e il bestiame, moltiplica i frutti e crea ricchezza, manda la pioggia a suo tempo per benedire il lavoro dell’uomo (Dt 28, 1 – 14).
Nella prospettiva del Deuteronomio abbiamo quindi la “duplice divisione” della profezia di Gioele: 1. La piaga delle cavallette come “giorno imminente di Jahvè” contro il Popolo di Dio (1,1 – 2, 27). 2. Le future benedizioni di Israele e il giorno del giudizio della nazioni nel “giorno escatologico  di Jahvè” (2, 28 – 3, 21).
Il libro di Gioele, dunque, si può dividere in due parti:
Nella prima parte abbiamo una “liturgia profetica”. In occasione di una invasione di cavallette, avviene la “lamentazione collettiva” della “comunità” nel Tempio, al fine di scongiurare tale calamità (1, 2 – 2, 17).
Nella seconda parte abbiamo una “predicazione sinagogale”. Inizia con le trasformazioni apocalittiche a favore del Popolo di Dio (2, 28 – 32): a) l’effusione dello spirito di Jahvè (2, 28 – 29); b) i prodigi apocalittici nel cosmo (2, 30 – 32). Segue la descrizione del “giorno apocalittico di Jahvè (3, 1 – 21): a) il dramma di Giosaphat contro le nazioni (3, 1 – 17); b) restaurazione di Israele (3, 18 – 21).
Lo “stile” del libro è brillante e ritmico.
Dal punto di vista descrittivo il profeta è meticoloso e concreto: liste di piante, classi del popolo, specie di animali, fertilità (2, 19 – 26), citazione analitica dei popoli (3, 4 – 8, 19). Abbondano le similitudini e le metafore: le locuste sono nazione, popolo, armata. Sono frequenti le ripetizioni, con sinonimi, paralleli, frasi chiave (ad es. “giorno di Jahvè), frasi di chiusura (“come un fuoco ha divorato i pascoli del deserto”; “il mio popolo non sarà mai più coperto d’onta”; “Jahvè che dimora in Sion”). È ricco di parallelismi tra cose corrispondenti o simili (locuste – nazioni; giudizio di Dio – giorno di Jahvè; penitenza – liberazione); oppure di contrasti, allitterazioni, cambio di persone.
Il tema generale di questo libro dipende dal Deuteronomio; i pensieri, il vocabolario, le frasi e le figure derivano dai profeti precedenti.
Cfr. Il messaggio della salvezza, a cura di AA. VV., LDC, pp. 306 – 308 – Torino – Leumann
Gioele
1
1 Parola del Signore, rivolta a Gioele, figlio di Petuèl.
2Udite questo, anziani,
porgete l’orecchio, voi tutti abitanti della regione.
Accadde mai cosa simile ai giorni vostri
o ai giorni dei vostri padri?
3Raccontatelo ai vostri figli,
e i vostri figli ai loro figli,
e i loro figli alla generazione seguente.
4Quello che ha lasciato la cavalletta l’ha divorato la locusta;
quello che ha lasciato la locusta l’ha divorato il bruco;
quello che ha lasciato il bruco l’ha divorato il grillo.
5Svegliatevi, ubriachi, e piangete,
voi tutti che bevete vino, urlate
per il vino nuovo che vi è tolto di bocca.
6Poiché è venuta contro il mio paese
una nazione potente e innumerevole,
che ha denti di leone, mascelle di leonessa.
7Ha fatto delle mie viti una desolazione
e tronconi delle piante di fico;
ha tutto scortecciato e abbandonato,
i loro rami appaiono bianchi.
8Laméntati come una vergine
che si è cinta di sacco per il lutto
e piange per lo sposo della sua giovinezza.
9Sono scomparse offerta e libagione
dalla casa del Signore;
fanno lutto i sacerdoti, ministri del Signore.
10Devastata è la campagna,
è in lutto la terra,
perché il grano è devastato,
è venuto a mancare il vino nuovo,
è esaurito l’olio.
11Restate confusi, contadini,
alzate lamenti, vignaioli,
per il grano e per l’orzo,
perché il raccolto dei campi è perduto.
12La vite è diventata secca,
il fico inaridito,
il melograno, la palma, il melo,
tutti gli alberi dei campi sono secchi,
è venuta a mancare la gioia tra i figli dell’uomo.
13Cingete il cilicio e piangete, o sacerdoti,
urlate, ministri dell’altare,
venite, vegliate vestiti di sacco,
ministri del mio Dio,
perché priva d’offerta e libagione
è la casa del vostro Dio.
14Proclamate un solenne digiuno,
convocate una riunione sacra,
radunate gli anziani
e tutti gli abitanti della regione
nella casa del Signore, vostro Dio,
e gridate al Signore:
15″Ahimè, quel giorno!
È infatti vicino il giorno del Signore
e viene come una devastazione dall’Onnipotente.
16Non è forse scomparso il cibo
davanti ai nostri occhi
e la letizia e la gioia
dalla casa del nostro Dio?”.
17Sono marciti i semi
sotto le loro zolle,
i granai sono vuoti,
distrutti i magazzini,
perché è venuto a mancare il grano.
18Come geme il bestiame!
Vanno errando le mandrie dei buoi,
perché non hanno più pascoli;
anche le greggi di pecore vanno in rovina.
19A te, Signore, io grido,
perché il fuoco ha divorato
i pascoli della steppa
e la fiamma ha bruciato
tutti gli alberi della campagna.
20Anche gli animali selvatici
sospirano a te,
perché sono secchi i corsi d’acqua
e il fuoco ha divorato i pascoli della steppa.
C o m m e n t o
Si susseguono, uno dopo l’altro, numerosi imperativi, che hanno l’aria di raccomandazione più che di avvertimento o di comando.
Dato il momento così particolare, durante un’assemblea liturgica si fa sentire, tramite il profeta, la Parola del Signore.
Il primo imperativo che incontriamo è “udite” (ἀκούσατε), seguito da ἐνωτίσασθε, che suona “ricevete nell’orecchio”!
Chi è che deve ascoltare, chi è che partecipa a questa riunione? Anziani e abitanti della regione! Gli anziani sono i depositari della Parola di Dio, alla quale devono tendere bene l’orecchio, in modo che ne rendano partecipi tutti gli abitanti della regione, a cui è demandato semplicemente il compito dell’ascolto.
C’è una differenza tra “udire” e “ascoltare”, tra “sentire” e “ricevere nell’orecchio”, cioè far proprio ciò che si è ascoltato.
I partecipanti alla riunione devono stare attenti ai fatti che verranno narrati, perché mai si è vista una cosa del genere.
Immaginiamo la “suspense” di un popolo che è ansioso di sapere l’accaduto.
È bene tramandare i fatti alle generazioni future, perché non si ripetano mai più. È dato capire che anche noi dobbiamo vigilare e chi verrà dopo di noi!
Ed ecco l’accidens (συμβεβηκός), apparentemente fortuito!
4”Quello che ha lasciato la cavalletta l’ha divorato la locusta;
quello che ha lasciato la locusta l’ha divorato il bruco;
quello che ha lasciato il bruco l’ha divorato il grillo.”
In tre versi viene presentata una sciagura incredibile: tutto è passato di bocca in bocca, dalla cavalletta al grillo,  ed è stato consumato!
“Svegliatevi” (ἐκνήψατε), “piangete” (κλαύσατε), “urlate”(θρηνήσατε), ubriachi!
Il verbo ἐκνήφω indica il risveglio dopo aver digerito l’ubriachezza! Chissà quando torneranno le occasioni delle sbornie da buon vino. Gli ubriachi che hanno ripreso conoscenza dovranno piangere e urlare, perché lo straniero, paragonato alle cavallette, ha fatto man bassa di tutto, ha scortecciato irrimediabilmente le viti e ha precluso nuovo nettare ai bevitori.
È una nazione allo sbaraglio!
“Laméntati” (θρήνησον), nazione, come una giovane sposa che abbia perduto, nella sua luna di miele, il suo sposo!
“Cingete il cilicio (περιζώσασθε), affliggetevi vivamente (κόπτεσθε) e piangete (θρηνεῖτε), o sacerdoti! Anche i sacerdoti non hanno più le offerte e le libazioni, perché tutto è andato perduto!
Contadini e vignaioli sono in stato confusionale e sono invitati a lamentarsi, perché  “tutti gli alberi dei campi sono secchi, è venuta a mancare la gioia tra i figli dell’uomo.” (12)
La descrizione di sfacelo, desolazione, distruzione, perdita dei beni della terra è rappresentata in maniera quanto mai plastica.
È urgente quindi che i sacerdoti si adoperino per convocare un’assemblea degli anziani e di tutti gli abitanti della regione, con l’ordine di digiunare e vigilare vestendo di sacco, perché “quel giorno”, “il giorno del Signore” è vicino (15).
“Ahimè, quel giorno!” [οἴμμοι οἴμμοι οἴμμοι εἰς ἡμέραν (15)]. L’interiezione “ahimè” nel testo greco è ripetuta tre volte, per rimarcare ancor più l’accorato disagio collettivo, nonché la paura per l’incombente giudizio da parte del Signore.
“Verrà un giorno…!” (A. Manzoni, I promessi sposi, IV)
Tutta l’attenzione si concentra, quindi, su “quel giorno”!
Ed ecco, in finale, la preghiera da parte di tutti, vecchi e bambini, uomini e donne, la preghiera gridata, accorata, persino da parte degli animali selvatici:
“19A te, Signore, io grido,
perché il fuoco ha divorato
i pascoli della steppa
e la fiamma ha bruciato
tutti gli alberi della campagna.
20Anche gli animali selvatici
sospirano a te,
perché sono secchi i corsi d’acqua
e il fuoco ha divorato i pascoli della steppa.”
“A te, Signore, io grido” (πρὸς σέ κύριε βοήσομαι)!
pp 13.8.2021

2

1 Suonate il corno in Sion

e date l’allarme sul mio santo monte!

Tremino tutti gli abitanti della regione

perché viene il giorno del Signore,

perché è vicino,

2giorno di tenebra e di oscurità,

giorno di nube e di caligine.

Come l’aurora,

un popolo grande e forte

si spande sui monti:

come questo non ce n’è stato mai

e non ce ne sarà dopo,

per gli anni futuri, di età in età.

3Davanti a lui un fuoco divora

e dietro a lui brucia una fiamma.

Come il giardino dell’Eden

è la terra davanti a lui

e dietro a lui è un deserto desolato,

niente si salva davanti a lui.

4Il suo aspetto è quello di cavalli,

anzi come destrieri che corrono;

5come fragore di carri

che balzano sulla cima dei monti,

come crepitìo di fiamma avvampante

che brucia la stoppia,

come un popolo forte

schierato a battaglia.

6Davanti a lui tremano i popoli,

tutti i volti impallidiscono.

7Corrono come prodi,

come guerrieri che scalano le mura;

ognuno procede per la propria strada,

e non perde la sua direzione.

8Nessuno intralcia l’altro,

ognuno va per la propria via.

Si gettano fra i dardi,

ma non rompono le file.

9Piombano sulla città,

si precipitano sulle mura,

salgono sulle case,

entrano dalle finestre come ladri.

10Davanti a lui la terra trema,

il cielo si scuote,

il sole, la luna si oscurano

e le stelle cessano di brillare.

11Il Signore fa udire la sua voce

dinanzi alla sua schiera:

molto grande è il suo esercito,

potente nell’eseguire i suoi ordini!

Grande è il giorno del Signore,

davvero terribile: chi potrà sostenerlo?

12″Or dunque – oracolo del Signore -,

ritornate a me con tutto il cuore,

con digiuni, con pianti e lamenti.

13Laceratevi il cuore e non le vesti,

ritornate al Signore, vostro Dio,

perché egli è misericordioso e pietoso,

lento all’ira, di grande amore,

pronto a ravvedersi riguardo al male”.

14Chi sa che non cambi e si ravveda

e lasci dietro a sé una benedizione?

Offerta e libagione per il Signore, vostro Dio.

15Suonate il corno in Sion,

proclamate un solenne digiuno,

convocate una riunione sacra.

16Radunate il popolo,

indite un’assemblea solenne,

chiamate i vecchi,

riunite i fanciulli, i bambini lattanti;

esca lo sposo dalla sua camera

e la sposa dal suo talamo.

17Tra il vestibolo e l’altare piangano

i sacerdoti, ministri del Signore, e dicano:

“Perdona, Signore, al tuo popolo

e non esporre la tua eredità al ludibrio

e alla derisione delle genti”.

Perché si dovrebbe dire fra i popoli:

“Dov’è il loro Dio?”.

18Il Signore si mostra geloso per la sua terra

e si muove a compassione del suo popolo.

19Il Signore ha risposto al suo popolo:

“Ecco, io vi mando il grano, il vino nuovo e l’olio

e ne avrete a sazietà;

non farò più di voi il ludibrio delle genti.

20Allontanerò da voi quello che viene dal settentrione

e lo spingerò verso una terra arida e desolata:

spingerò la sua avanguardia verso il mare orientale

e la sua retroguardia verso il mare occidentale.

Esalerà il suo lezzo, salirà il suo fetore,

perché ha fatto cose grandi.

21Non temere, terra,

ma rallégrati e gioisci,

poiché cose grandi ha fatto il Signore.

22Non temete, animali selvatici,

perché i pascoli della steppa hanno germogliato,

perché gli alberi producono i frutti,

la vite e il fico danno le loro ricchezze.

23Voi, figli di Sion, rallegratevi,

gioite nel Signore, vostro Dio,

perché vi dà la pioggia in giusta misura,

per voi fa scendere l’acqua,

la pioggia d’autunno e di primavera,

come in passato.

24Le aie si riempiranno di grano

e i tini traboccheranno di vino nuovo e di olio.

25Vi compenserò delle annate

divorate dalla locusta e dal bruco,

dal grillo e dalla cavalletta,

da quel grande esercito

che ho mandato contro di voi.

26Mangerete in abbondanza, a sazietà,

e loderete il nome del Signore, vostro Dio,

che in mezzo a voi ha fatto meraviglie:

mai più vergogna per il mio popolo.

27Allora voi riconoscerete che io sono in mezzo a Israele,

e che io sono il Signore, vostro Dio,

e non ce ne sono altri:

mai più vergogna per il mio popolo.

C o m m e n t o

Lo shofar (σάλπιγξ) che suona è un avvertimento dell’imminente “giorno del Signore”.

Nei vv. 1 – 11 c’è uno scenario apocalittico: non più uno sciame di cavallette; brucia invece la città e il fumo oscura il cielo. Il popolo invasore sconvolge i piani di Israele, a cui ora urge convertirsi per ottenere la liberazione.

Σαλπίσατε σάλπιγγι! Suonate il corno!

È giunto il momento di ritornare al Signore con digiuni, pianti e lamenti!

Non serve lacerarsi le vesti ma occorre sentire profondo e sincero pentimento nell’animo: διαρρήξατε τὰς καρδίας ὑμῶν καὶ μὴ τὰ ἱμάτια ὑμῶν.

Il verbo διαρρήγνυμι ha il significato forte di “spezzare”, “spaccare”, addirittura “crepare” o “scoppiare”! Il cuore (καρδία)/è la sede delle passioni e sta per animo, spirito.

“Uno spirito contrito è sacrificio a Dio,

un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi.”(Ps 50, 19)

Tutto il salmo 50 si sviluppa in questa direzione di contrizione, dopo aver avuto la consapevolezza di aver peccato.

Nei vv, 12 – 17 si ripete l’invito al digiuno e alla preghiera.

Nei vv. 18 – 27 abbiamo un inno di “rendimento di grazie” a Jahvè che, geloso del suo Popolo, si è mosso a compassione.

Come nel salmo 64 (65) anche qui è presente la promessa di fecondità: “Ecco, io vi mando il grano, il vino nuovo e l’olio

e ne avrete a sazietà.” (2, 19) In più, c’è la sicura prospettiva che il Popolo di Dio venga liberato dal popolo invasore proveniente dal Nord (2, 20). Inoltre, il deserto rifiorirà, riverdeggerà; su Sion tornerà la pioggia e non ci sarà più il flagello delle cavallette (2, 21 – 26). Mai più vergogna per il Popolo di Dio (2, 27).

Quanti segni, quanti avvertimenti, quante raffigurazioni, tutti ripetuti fino alla noia, perché il Signore non si stanca di portarci sulla giusta strada, fuori dalla quale andremmo incontro alla perdizione.

Tutto ciò che è scritto in questi versetti è a nostro ammaestramento. Seguendo il Signore saremo ricolmi di beni immarcescibili, di grazie su grazie. Che cosa significano il grano, il vino e l’olio se non l’amore misericordioso e traboccante di Dio? Vicino a Lui non possiamo temere alcun male; con Lui viviamo nella luce piena; in Lui viviamo la vita di grazia.

pp 17.8.2021

3

1 Dopo questo,

io effonderò il mio spirito

sopra ogni uomo

e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie;

i vostri anziani faranno sogni,

i vostri giovani avranno visioni.

2Anche sopra gli schiavi e sulle schiave

in quei giorni effonderò il mio spirito.

3Farò prodigi nel cielo e sulla terra,

sangue e fuoco e colonne di fumo.

4Il sole si cambierà in tenebre

e la luna in sangue,

prima che venga il giorno del Signore,

grande e terribile.

5Chiunque invocherà il nome del Signore,

sarà salvato,

poiché sul monte Sion e in Gerusalemme

vi sarà la salvezza,

come ha detto il Signore,

anche per i superstiti

che il Signore avrà chiamato.

C o m m e n t o

Dopo queste cose (μετὰ ταῦτα): ταῦτα può sottintendere una molteplicità di parole, di avvertimenti, di promesse. Jahvè non è il Dio che parla e basta, ma il Dio che promette e fa. Spetta all’uomo mettersi in relazione con Lui e prestare ascolto alla voce del profeta che trasmette il messaggio divino.

Dopo queste promesse, quindi, Dio effonderà il suo spirito su ogni uomo. Nella restaurazione di Israele (messianica), Dio asseconderà le aspirazioni di Mosè che desiderava che non solo i settanta Anziani, ma su tutto il popolo venisse effuso lo spirito profetico.

Dt 1, 9 – 18: “9In quel tempo io vi ho parlato e vi ho detto: “Io non posso da solo sostenere il peso di tutti voi. 10Il Signore, vostro Dio, vi ha moltiplicati ed eccovi numerosi come le stelle del cielo. 11Il Signore, Dio dei vostri padri, vi aumenterà mille volte di più e vi benedirà come vi ha promesso. 12Ma come posso io da solo portare il vostro peso, il vostro carico e le vostre liti? 13Sceglietevi nelle vostre tribù uomini saggi, intelligenti e stimati, e io li costituirò vostri capi”. 14Voi mi rispondeste: “Va bene ciò che dici di fare”. 15Allora presi i capi delle vostre tribù, uomini saggi e stimati, e li stabilii sopra di voi come capi: capi di migliaia, capi di centinaia, capi di cinquantine, capi di decine, e come scribi per le vostre tribù. 16In quel tempo diedi quest’ordine ai vostri giudici: “Ascoltate le cause dei vostri fratelli e decidete con giustizia fra un uomo e suo fratello o lo straniero che sta presso di lui. 17Nei vostri giudizi non avrete riguardi personali, darete ascolto al piccolo come al grande; non temerete alcun uomo, poiché il giudizio appartiene a Dio; le cause troppo difficili per voi le presenterete a me e io le ascolterò”. 18In quel tempo io vi ordinai tutte le cose che dovevate fare.”

Lo Spirito, datore di forza sovrumana e carismatica, negli “ultimi giorni” (al nascere della Chiesa del Messia) scenderà su tutti senza distinzione di classe e di età:

Atti 2, 17 – 21:

“17 Avverrà: negli ultimi giorni – dice Dio -

su tutti effonderò il mio Spirito;

i vostri figli e le vostre figlie profeteranno,

i vostri giovani avranno visioni

e i vostri anziani faranno sogni.

18 E anche sui miei servi e sulle mie serve

in quei giorni effonderò il mio Spirito

ed essi profeteranno.

19 Farò prodigi lassù nel cielo

e segni quaggiù sulla terra,

sangue, fuoco e nuvole di fumo.

20 Il sole si muterà in tenebra

e la luna in sangue,

prima che giunga il giorno del Signore,

giorno grande e glorioso.

21 E avverrà:

chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.”

C’è un sincronismo perfetto tra ciò che viene profetizzato da Gioele e ciò che si avvera nella Chiesa fondata dal Cristo:

“Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me” (Gv 14, 1);

“15 Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. 16 Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, 17 lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi” (Gv 14, 15 – 17).

Nel Regno di Dio c’è posto per tutti, per tutti gli uomini di buona volontà che siano sempre pronti ad abbracciare il messaggio di salvezza. Non c’è distinzione alcuna tra padroni e schiavi, tra ricchi e poveri, tra credenti e pagàni, se tutti quanti in quel “giorno”, “il giorno di Jahvè”, avranno ascoltato la parola dei profeti, il messaggio della Chiesa, il Verbo che si è incarnato e che ha mandato lo Spirito di verità.

“E avverrà:

chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato” (3, 21).

pp 19.8.2021

4

1 Poiché, ecco, in quei giorni e in quel tempo,

quando ristabilirò le sorti di Giuda e Gerusalemme,

2riunirò tutte le genti

e le farò scendere nella valle di Giòsafat,

e là verrò a giudizio con loro

per il mio popolo Israele, mia eredità,

che essi hanno disperso fra le nazioni

dividendosi poi la mia terra.

3Hanno tirato a sorte il mio popolo

e hanno dato un fanciullo in cambio di una prostituta,

hanno venduto una fanciulla in cambio di vino e hanno bevuto.

4Anche voi, Tiro e Sidone, e voi tutte contrade della Filistea, che cosa siete per me? Vorreste prendervi la rivincita e vendicarvi di me? Io ben presto farò ricadere sul vostro capo il male che avete fatto. 5Voi infatti avete rubato il mio oro e il mio argento, avete portato nei vostri templi i miei tesori preziosi; 6avete venduto ai figli di Iavan i figli di Giuda e i figli di Gerusalemme per mandarli lontano dalla loro patria. 7Ecco, io li richiamo dalle città, dal luogo dove voi li avete venduti e farò ricadere sulle vostre teste il male che avete fatto. 8Venderò i vostri figli e le vostre figlie per mezzo dei figli di Giuda, i quali li venderanno ai Sabei, un popolo lontano. Il Signore ha parlato.

9Proclamate questo fra le genti:

preparatevi per la guerra,

incitate i prodi,

vengano, salgano tutti i guerrieri.

10Con i vostri vomeri fatevi spade

e lance con le vostre falci;

anche il più debole dica: “Io sono un guerriero!”.

11Svelte, venite, o nazioni tutte dei dintorni,

e radunatevi là!

Signore, fa’ scendere i tuoi prodi!

12Si affrettino e salgano le nazioni

alla valle di Giòsafat,

poiché lì sederò per giudicare

tutte le nazioni dei dintorni.

13Date mano alla falce,

perché la messe è matura;

venite, pigiate,

perché il torchio è pieno

e i tini traboccano,

poiché grande è la loro malvagità!

14Folle immense

nella valle della Decisione,

poiché il giorno del Signore è vicino

nella valle della Decisione.

15Il sole e la luna si oscurano

e le stelle cessano di brillare.

16Il Signore ruggirà da Sion,

e da Gerusalemme farà udire la sua voce;

tremeranno i cieli e la terra.

Ma il Signore è un rifugio per il suo popolo,

una fortezza per gli Israeliti.

17Allora voi saprete che io sono il Signore, vostro Dio,

che abito in Sion, mio monte santo,

e luogo santo sarà Gerusalemme;

per essa non passeranno più gli stranieri.

18In quel giorno

le montagne stilleranno vino nuovo

e latte scorrerà per le colline;

in tutti i ruscelli di Giuda

scorreranno le acque.

Una fonte zampillerà dalla casa del Signore

e irrigherà la valle di Sittìm.

19L’Egitto diventerà una desolazione

ed Edom un arido deserto,

per la violenza contro i figli di Giuda,

per il sangue innocente sparso nel loro paese,

20mentre Giuda sarà sempre abitata

e Gerusalemme di generazione in generazione.

21Non lascerò impunito il loro sangue,

e il Signore dimorerà in Sion.

C o m m e n t o

Il capitolo inizia con un “poiché” (διότι), che, a mio avviso, avrebbe il valore di “per cui”, conclusivo di un discorso che si è fatto precedentemente, avvalorato e rafforzato da ἰδοὺ, nel significato di avverbio “ecco” o di imperativo “vedi”, “considera”.

Gioele vuole tirare le somme e far convergere tutti noi nella valle di Giosafat, che, guarda caso, vuol dire “il Signore giudica”.

Comprendiamo subito che quando si parla di “valle” non è da intendere come luogo fisico, come quando leggiamo “monte”. Immaginate una valle o un monte destinati a contenere miliardi e miliardi di persone che si susseguono per secoli e secoli!

Il testo specifica e chiarisce poi che si tratta della “valle della Decisione” o, per capirci meglio, del momento del Giudizio universale, direi anche di quello particolare.

Mi piace sottolineare l’antitesi “valle – monte”, metaforicamente indicanti luogo di giudizio l’una e luogo di glorificazione il secondo.

Siamo alle battute finali, alla resa dei conti: dobbiamo sottoporci al giudizio di Dio per il nostro operato.

Innanzitutto, la “valle della Decisione” riguarda il nostro “particulare”. Nel tribunale della nostra coscienza, ogni giorno, possiamo e dobbiamo fare opera di discernimento, di giudizio di ciò che siamo e di ciò che operiamo. Nella versione dei LXX quanto sto enunciando è più concreto: ἐν τῇ κοιλάδι τῆς δίκης, dove il termine δίκη ha i connotati di “giustizia”, accusa”, “causa”.

Il Signore, dunque, farà giustizia, essendo Lui “il Giusto” per antonomasia; ciascuno di noi, però, nel corso della propria esistenza terrena può “autoaccusarsi”, fare “causa” a se stesso, “esaminarsi” nel tribunale della propria coscienza, per non lasciarsi sorprendere al momento in cui nel “tribunale” (“valle”) di Giosafat (Decisione / Giudizio universale) saremo giudicati da Colui che ha già visto tutto e  in un lampo metterà a nudo il nostro stato di figli dell’unico Padre.

pp 21.8.2021