L i b r o  d i  N a u m

Commento di Pietro Pischedda
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Naum
1
[1] Oracolo su Ninive. Libro della visione di Naum da Elcos.
[2] Un Dio geloso e vendicatore è il Signore,
vendicatore è il Signore, pieno di sdegno.
Il Signore si vendica degli avversari
e serba rancore verso i nemici.
[3] Il Signore è lento all’ira, ma grande in potenza
e nulla lascia impunito.
Nell’uragano e nella tempesta è il suo cammino
e le nubi sono la polvere dei suoi passi.
[4] Minaccia il mare e il mare si secca,
prosciuga tutti i ruscelli.
Basàn e il Carmelo inaridiscono,
anche il fiore del Libano languisce.
[5] Davanti a lui tremano i monti,
ondeggiano i colli;
si leva la terra davanti a lui,
il mondo e tutti i suoi abitanti.
[6] Davanti al suo sdegno chi può resistere
e affrontare il furore della sua ira?
La sua collera si spande come il fuoco
e alla sua presenza le rupi si spezzano.
[7] Buono è il Signore, un asilo sicuro
nel giorno dell’angoscia:
[8] conosce quelli che confidano in lui
quando l’inondazione avanza.
Stermina chi insorge contro di lui
e i suoi nemici insegue nelle tenebre.
[9] Che tramate voi contro il Signore?
Egli distrugge:
non sopravverrà due volte la sciagura,
[10] poiché come un mucchio di pruni che
saranno consunti, come paglia secca.
[11] Da te è uscito colui che trama
il male contro il Signore, il consigliere malvagio.
[12] Così dice il Signore:
Siano pure potenti, siano pure numerosi,
saranno falciati e spariranno.
Ma se ti ho afflitto, non ti affliggerò più.
[13] Ora, infrangerò il suo giogo che ti opprime,
spezzerò le tue catene.
[14] Ma contro di te ecco il decreto del Signore:
Nessuna discendenza porterà il tuo nome,
dal tempio dei tuoi dei farò sparire
le statue scolpite e quelle fuse,
farò del tuo sepolcro un’ignominia.
Visione e oracolo sono due aspetti importanti della missione del profeta, che parla in nome di Dio, dal quale viene ispirato anche attraverso un sogno.
La visione è su Ninive. È un panorama fosco quello che si presenta agli occhi o alla mente di Naum.
Alla visione segue l’oracolo. Naum fa una descrizione particolareggiata della situazione.
Al V 2 vengono  sottolineati  la gelosia e lo sdegno di Yahweh. Qualcuno si impressionerà di fronte alle arrabbiature del Signore. Ve lo immaginate un Dio geloso e irritato? Mettiamo ben in chiaro che, anche se potessimo, mai potremmo vedere Dio assumere tale atteggiamento. Egli non ha sembianze umane come noi, ma è purissimo spirito. Più tardi, nella pienezza dei tempi, il Figlio di Dio incarnato prenderà l’iniziativa, al momento opportuno, di mostrare fisicamente tutto il suo potere e farsi valere sui suoi avversari. In che senso Dio è un Dio geloso? In Es 34, 14 leggiamo: “Tu non devi prostrarti ad altro dio, perché il Signore si chiama Geloso: egli è un Dio geloso”. Per capire questo aspetto, pensiamo al legame tra lo sposo e la sposa: entrambi sono gelosi della loro intimità, della loro unicità, della loro appartenenza l’uno verso l’altra e viceversa. Non sono ammessi intrusi, pena la decadenza del loro rapporto sancito attraverso il contratto del matrimonio.
Al V 3 comincia a delinearsi un atteggiamento più blando e più benevolo da parte del Signore: Egli è lento all’ira, ma non a tal punto da lasciare impunito chi non si attiene al volere di Dio. La potenza Dio si manifesta anche nel dominio che Egli ha verso gli elementi della Natura. Lui, il Creatore, è superiore alle cose che ha creato. Gesù, il Figlio di Dio, camminerà sulle acque , Mt 14, 22 – 36 :
“22 Subito dopo ordinò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull’altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla. 23 Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù.24 La barca intanto distava già qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario. 25 Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare. 26 I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: «E’ un fantasma» e si misero a gridare dalla paura. 27 Ma subito Gesù parlò loro: «Coraggio, sono io, non abbiate paura». 28 Pietro gli disse: «Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque». 29 Ed egli disse: «Vieni!». Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. 30 Ma per la violenza del vento, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». 31 E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».32 Appena saliti sulla barca, il vento cessò. 33 Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: «Tu sei veramente il Figlio di Dio!».”
I vv 4 – 6  mostrano nuovamente tutta la potenza di Dio, di fronte al quale la Natura si piega: il mare e i fiumi vengono prosciugati, il fiore del Libano languisce, i monti e i colli tremano, tutta la terra si prostra davanti a lui.
Al V 7  il volto del Signore si muta in bontà. A dire il vero il Signore è la bontà in persona. Egli è misericordioso verso tutti coloro che confidano in Lui. Egli è asilo sicuro, rifugio nei giorni dell’angoscia, riparo da chi vuole attentare alla nostra vita spirituale.
I versi che seguono riprendono l’atteggiamento del Signore verso coloro che ostacolano la via del bene. Nessuno può contrapporsi alla potenza e alla bontà del Signore.
Dobbiamo vedere tutta questa narrazione in prospettiva escatologica, quando alla fine dei tempi il giudizio di Dio sarà severo e giusto allo stesso tempo. Chi avrà operato nella rettitudine non dovrà temere alcuna punizione. Al giusto è assicurato il premio nel regno dei beati.
Il Signore conosce tutti, uno per uno, e sa quali sono i problemi di chi confida in Lui.
Nei vv successivi sono contenute espressioni molto forti che descrivono la reazione del Signore contro coloro che cercano di tramare contro gli operatori del bene.
Tutta questa prima parte si concentra sulla tutela del giusto da parte del Signore.
Possono sembrare accentuate le immagini di un Dio troppo severo nei confronti di chi opera il male e non vuole in nessun modo convertirsi.
2
[1] Ecco sui monti i passi d’un messaggero,
un araldo di pace!
Celebra le tue feste, Giuda, sciogli i tuoi voti,
poiché non ti attraverserà più il malvagio:
egli è del tutto annientato.
[2] Il Signore restaura la vigna di Giacobbe,
come la vigna d’Israele;
i briganti l’avevano depredata,
ne avevano strappato i tralci.
[3] Contro di te avanza un distruttore:
montare la guardia alla fortezza,
sorvegliare le vie, cingerti i fianchi,
raccogliere tutte le forze.
[4] Lo scudo dei suoi prodi rosseggia,
i guerrieri sono vestiti di scarlatto,
come fuoco scintillano i carri di ferro
pronti all’attacco; le lance lampeggiano.
[5] Per le vie tumultuano i carri,
scorrazzano per le piazze,
il loro aspetto è come di fiamma,
guizzano come saette.
[6] Si fa l’appello dei più coraggiosi
che accorrendo si urtano:
essi si slanciano verso le mura,
la copertura di scudi è formata.
[7] Le porte dei fiumi si aprono,
la reggia è in preda allo spavento.
[8] La regina è condotta in esilio,
le sue ancelle gemono come con voce di colombe
percuotendosi il petto.
[9] Ninive è come una vasca d’acqua agitata
da cui sfuggono le acque.
“Fermatevi! Fermatevi!” ma nessuno si volta.
[10] Saccheggiate l’argento, saccheggiate l’oro,
ci sono tesori infiniti, ammassi d’oggetti qpreziosi.
[11] Devastazione, spogliazione, desolazione;
cuori scoraggiati, ginocchia vacillanti,
in tutti i cuori è lo spasimo
su tutti i volti il pallore.
[12] Dov’è la tana dei leoni,
la caverna dei leoncelli?
Là si rifugiavano il leone e i leoncelli
e nessuno li disturbava.
[13] Il leone rapiva per i suoi piccoli,
sbranava per le sue leonesse;
riempiva i suoi covi di preda, le sue tane di rapina.
[14] Eccomi a te, dice il Signore degli eserciti,
manderò in fumo i tuoi carri
e la spada divorerà i tuoi leoncelli.
Porrò fine alle tue rapine nel paese,
non si udrà più la voce dei tuoi messaggeri.
Sembra di sentire i passi di questo messaggero del v 1, il quale valica i monti per farsi nunzio di pace. È un’immagine molto bella che dà un tono di anticipazione dell’ εὐαγγέλιον, della buona notizia, nell’economia neotestamentaria. Il contenuto del messaggio ci viene rivelato subito dopo: Giuda non ha che gioire perché il suo avversario è stato annientato.
Tutte le volte che riusciamo a liberarci dal tentatore, la nostra vita spirituale ne trae un immenso vantaggio perché il Signore ci sta vicino e ci protegge.
La “vigna” rappresentata nel V. 2 è una figura ricorrente nella Sacra Scrittura. In Mt 21. 33 – 43 viene descritto ampiamente il dramma della vigna, affidata dal padrone a dei contadini che non se ne curano affatto. Quante cose dovremmo dire oggi, in una società che volge sempre più verso il degrado assoluto. Siamo noi i contadini a cui il Signore ha affidato i beni spirituali da custodire e invece non facciamo altro che farne scempio in modo veramente indegno. La Chiesa è fatta di santi ma anche di peccatori. C’è bisogno di un continuo rinnovamento perché possiamo corrispondere in pieno al volere del Signore.
È forte l’immagine dei leoni  che ammassano nelle loro tane quanto hanno depredato per sfamare le leonesse e i loro piccoli. Questa trasposizione figurativa mette in evidenza il ruolo del maschio che va a razziare e pensa lui al fabbisogno della sua famiglia. Così avveniva nelle guerre di tutti i tempi: gli uomini partivano per la guerra lasciando la famiglia alla mercé del caso. La donna in quelle circostanze doveva caricarsi il peso della casa con tutti i problemi ad essa connessi. Nelle guerre moderne anche la donna contribuisce a risolvere i problemi della patria indossando anche lei la divisa militare.
La descrizione della guerra che procura distruzione e morte è quanto mai terribile, come d’altronde terribili sono tutte le guerre.
Alla fine c’è la rassicurazione per l’intervento operato dal Signore: il male non potrà prevalere sul bene. Chi opera nel giusto non può essere soppiantato dal malvagio.

3

[1] Guai alla città sanguinaria,

piena di menzogne,

colma di rapine,

che non cessa di depredare!

[2] Sibilo di frusta, fracasso di ruote,

scalpitio di cavalli, cigolio di carri,

[3] cavalieri incalzanti, lampeggiare di spade,

scintillare di lance, feriti in quantità,

cumuli di morti, cadaveri senza fine,

s’inciampa nei cadaveri.

[4] Per le tante seduzioni della prostituta,

della bella maliarda, della maestra d’incanti,

che faceva mercato dei popoli con le sue tresche

e delle nazioni con le sue malìe.

[5] Eccomi a te, oracolo del Signore degli eserciti.

Alzerò le tue vesti fin sulla faccia

e mostrerò alle genti la tua nudità,

ai regni le tue vergogne.

[6] Ti getterò addosso immondezze,

ti svergognerò, ti esporrò al ludibrio.

[7] Allora chiunque ti vedrà, fuggirà da te

e dirà: “Ninive è distrutta!”. Chi la compiangerà?

Dove cercherò chi la consoli?

[8] Sei forse più forte di Tebe,

seduta fra i canali del Nilo,

circondata dalle acque?

Per baluardo aveva il mare

e per bastione le acque.

[9] L’Etiopia e l’Egitto erano la sua forza

che non aveva limiti.

Put e i Libi erano i suoi alleati.

[10] Eppure anch’essa fu deportata,

andò schiava in esilio.

Anche i suoi bambini furono sfracellati

ai crocicchi di tutte le strade.

Sopra i suoi nobili si gettarono le sorti

e tutti i suoi grandi furon messi in catene.

[11] Anche tu berrai fino alla feccia e verrai meno,

anche tu cercherai scampo dal nemico.

[12] Tutte le tue fortezze sono come fichi

carichi di frutti primaticci:

appena scossi, cadono i fichi

in bocca a chi li vuol mangiare.

[13] Ecco il tuo popolo: in te vi sono solo donne,

spalancano la porta della tua terra ai nemici,

il fuoco divora le tue sbarre.

[14] Attingi acqua per l’assedio, rinforza le tue difese,

pesta l’argilla, impasta mattoni, prendi la forma.

[15] Eppure il fuoco ti divorerà,

ti sterminerà la spada,

L’invio delle cavallette

anche se ti moltiplicassi come le cavallette,

se diventassi numerosa come i bruchi,

[16] e moltiplicassi i tuoi mercenari

più che le stelle del cielo.

La locusta mette le ali e vola via!

[17] I tuoi prìncipi sono come le locuste,

i tuoi capi come sciami di cavallette,

che si annidano fra le siepi quand’è freddo,

ma quando spunta il sole si dileguano

e non si sa dove siano andate.

[18] Re d’Assur, i tuoi pastori dormono,

si riposano i tuoi eroi!

Il tuo popolo vaga sbandato per i monti

e nessuno lo raduna.

[19] Non c’è rimedio per la tua ferita,

incurabile è la tua piaga.

Chiunque sentirà tue notizie batterà le mani.

Perché su chi non si è riversata

senza tregua la tua crudeltà?

Non importa quale sia la città sanguinaria, che può essere l’emblema in negativo di ogni città o nazione che si renda colpevole di orrendi delitti. Oltre tutto tale città ha la nomea di essere menzognera e ladra.

Una comunità che si presenta con questi connotati si esclude automaticamente dal contesto internazionale, perdendo ogni credibilità.

La situazione è desolante, per via della guerra plasticamente rappresentata dal suono della frusta, dal rumoreggiare dei carri, dallo scalpitio dei cavalli,  dall’incalzare dei cavalieri, dal lampeggiare di spade e lance, dai molti feriti e morti, sui quali addirittura si inciampa. Inciampare sui cadaveri significa che si è arrivati a una confusione totale. È la disperazione della massa che diventa incontrollata, fuori di sé. Questo avviene non solo nelle guerre, durante le quali c’è un fuggi fuggi generale e la gente non si rende conto che cosa calpesti, perché l’unica aspirazione è quella di salvarsi, ma avviene anche nelle grandi manifestazioni pubbliche, negli stadi, nei concerti, nelle sale gremite di spettatori quando c’è avvisaglia di pericolo per un falso allarme o per un reale pericolo.

Questa lista di mali procurati da chicchessia è introdotta da un “guai” (“vae”), cioè da una minaccia, da una maledizione o, se vogliamo essere un po’ blandi, da un’ammonizione molto severa. In parole povere il Signore non se ne sta con le mani in mano ma vuole salvaguardare il suo popolo. Il Signore non scende a compromessi con chi opera il male!

Le seduzioni della donna vogliosa e ammaliatrice hanno portato alla rovina interi popoli.

La fotografia di Ninive è quanto mai vergognosa a causa del suo stato di peccato. Una volta distrutta, non ci sarà scampo per lei! Gli alleati di prima l’abbandoneranno e finiranno in catene tutti i suoi abitanti. Grande sarà il lutto per la deplorevole fine dei bambini: una strage di innocenti!

La precarietà di Ninive è paragonata alla caducità dei fichi prematuri, che cadono non appena scuoti l’albero e diventano cibo delizioso di chi arriva per primo.. La città sarà scossa dalla violenza del nemico è non ci sarà scampo per nessuno dei suoi abitanti.

Quale resistenza potrà opporre la città, se la sua difesa è lasciata alle sole donne?

Il consiglio è di rafforzarla il più possibile!

Il fuoco comunque la divorerà. Sarà sottoposta al flagello biblico delle cavallette, che per numero supereranno tutto il contingente, compreso quello mercenario, racimolato in fretta e furia dalle autorità di Ninive. Ma si tratta solo di una finzione, di un inganno perpetrato ai danni degli abitanti. I principi, deputati a procurare il bene dei sudditi, sono essi stessi le cavallette distruttrici, pronti ad abbandonare il campo, non appena si sarà consumato lo sterminio! I niniviti sono

come gregge senza pastore, vaganti per i monti. È una ferita incurabile e nessuno se ne dà pensiero.