Demarete (Δημαρέτη)

Poetessa menzionata da Ateneo, sconosciuta da altri.

Testimonia

  1. Athen. 15, 32 Kaibel :

καὶ γὰρ εἰς Δημαρέτην ἀναφέρεταί τι ποιημάτιον ὃ ἐπιγράφεται Τρίφυλλον.

Si attribuisce a Demarete un poemetto che s’intitola Τρίφυλλον (trifoglio).

Fragmentum

  1. [titulus]

Τρίφυλλον (trifoglio)


Petrus Pischedda trad.

Diofila (Διοφίλα)

Poetessa del 4°/3° sec. a. C., autrice di un “encomio” in esametri dattilici, che descrive le costellazioni.

Fragmentum

  1. P. Oxy. 20, 2258 c, fr. 1 (ed. H. Lloyd­-Jones and P. Parsons, Supplementum Hellenisticum ; Berlin, De Gruyter, 1983 ; fr. 391, pp. 179­-180) :

ἐν τῷ ἐπιγραφομένῳ προκ[∙∙∙]ῳ
∙∙λλ∙[     ]ιδε κεῖνο δι’ ἠέρ[ος] ἐ̣μφανὲς ἄ[σ]τρον
ὄμματ’ ἐπιστ[ή]σασα κ(α)τ’ ἀστ[ερ]όεσσαν Ἅμαξ[αν]·
τ̣ὴν ἄραπαν∙[     ] ἀεὶ κ(α)τ(α)κείμενον [∙∙∙]η
ἐκ̣ταδίη κέχυται πολλοὶ δ’ ὡς ἀσ̣τέρε̣ς ἀμφὶ̣ς̣
κ̣α̣ὶ θαμέες τυπόωσιν ἀτὰρ ∙∙[    ]είδεται ὤμων̣
Παρθένου οὐδὲ Λέοντος ἀπόπροθεν αἰωρεῖται,
οὐραν[ί]οιο Λέοντος, ἐπιψαυε[∙]∙∙∙[
[ἰ]ξύος ἀκροτάτ̣η̣ς̣, ἕ̣πεται δέ οἱ ἄγχι Βοώτης
Ἄρκτον ἀπο[σ]κοπέων ηοι∙∙εγασχοοπα[

…quell’astro visibile in cielo

fisso lo sguardo sul Carro lucente:

sempre giace disteso per lungo

come molti astri intorno

e nondimeno numerosi foggiano…, all’aspetto, le spalle

della Vergine e non lontano dal Leone oscillano,

dal Leone celeste…

all’estremità dell’anca; scrutando da presso Boote segue

l’Orsa …

Petrus Pischedda trad.

Elefantina / Elefantide (Ἐλεφαντίνη / Ἐλεφαντίς)

Autrice di scritti erotici, sul cui contenuto abbiamo notizie da Marziale e Svetonio (molles Elephantidos libelli: descrizione delle posture amorose, con illustrazioni). Le sue figurae Veneris erano conosciute a Roma sotto il nome di Eléphantis.

Testimonia

  1. Suda, s.v. Ἀστυάνασσα, Ἑλένης τῆς Μενελάου θεράπαινα· ἥτις πρώτη τὰς ἐν τῇ συνουσίᾳ κατακλίσεις εὗρε καὶ ἔγραψε περὶ σχημάτων συνουσιαστικῶν· ἣν ὕστερον παρεζήλωσαν Φιλαινὶς καὶ Ἐλεφαντίνη, αἱ τὰ τοιαῦτα ἐξορχησάμεναι ἀσελγήματα.

Astianassa, serva di Elena, la moglie di Menelao, per prima scoprì le posizioni nel rapporto sessuale e scrisse (un libro) di schemi erotici. In seguito la imitarono Filenide ed Elefantina, che hanno divulgato siffatte azioni da impudente.

Petrus Pischedda trad.

2) Anth. Gr. 7, 345 : ἀδέσποτον. οἳ δὲ Σιμωνίδου man. sec. εἰς Φιλαινίδα τὴν Ἐλεφαντίνης ἑταίραν τὴν γράψασαν ἐν πίνακι τὰς γυναικείας μίξεις ἐκείνας, δι’ ἃς καὶ κωμωιδεῖται παρὰ τῶν ἐν Ἀθήναις σοφῶν.

Anonimo, ma alcuni dicono di Simonide: riguardo a Filenide, la compagna di Elefantina, che ha dipinto su un quadro quelle unioni femminili, grazie alle quali è anche rappresentata dai commediografi attici.

Petrus Pischedda trad.

3) Martial, Ep. 12, 43 :

Facundos mihi de libidinosis

Legisti nimium, Sabelle, versus,

Quales nec Didymi sciunt puellae

Nec molles Elephantidos libelli.

Sunt illic Veneris novae figurae,

Quales perditus audeat fututor,

Praestent et taceant quid exoleti,

Quo symplegmate quinque copulentur,

Qua plures teneantur a catena,

Extinctam liceat quid ad lucernam.
Tanti non erat, esse te disertum.

Mi hai letto, o Sabello, versi troppo eloquenti riguardanti la sensualità, che né le ragazze di Didimo conoscono né i libretti libidinosi di Elefantide, contenenti nuove posizioni erotiche, che (solo) un depravato lussurioso potrebbe osare; (vi si espone) che cosa gli amasi accordino e tacciano, con quale amplesso cinque si uniscano intimamente, da quale catena più (di cinque) siano tenuti, che cosa sia possibile a luce spenta. Non aveva tanta importanza che tu fossi così eloquente.

Petrus Pischedda trad.

4) Suet., Tib. 43 :

secessu uero Caprensi etiam sellaria excogitauit, sedem arcanarum libidinum, in quam undique conquisiti puellarum et exoletorum greges monstrosique concubitus repertores, quos spintrias appellabat, triplici serie conexi, in uicem incestarent coram ipso, ut aspectu deficientis libidines excitaret. cubicula plurifariam disposita tabellis ac sigillis lasciuissimarum picturarum et figurarum adornauit librisque Elephantidis instruxit, ne cui in opera edenda exemplar impe[t]ratae schemae deesset

Persino nella residenza estiva di Capri (Tiberio) escogitò delle sedie per un locale di oscenità segrete, nel quale,  radunati da ogni parte gruppi di ragazze  e amasi e inventori di accoppiamenti contro natura, che chiamava “spintriae”, connessi da una triplice catena, si prostituivano tra loro al suo cospetto, onde eccitare la libidine di chi a un colpo d’occhio ne era sprovvisto. Egli ornò delle stanze disposte in varie parti con dipinti e statuette tra i più lascivi e le corredò dei libri di Elefantide, affinché a nessuno nella propria prestazione mancasse il modello della posizione prescritta.

Petrus Pischedda trad.

5) Priapea 4 :

Obscaenas rigido deo tabellas
dicans ex Elephantidos libellis
dat donum Lalage rogatque, temptes,
si pictas opus edat ad figuras.

Osceni quadretti al dio voglioso dà in dono

Lalage, che si ispira ai libretti di Elefantide,

e lo prega di provare se l’opera

dia atto delle posizioni dipinte.

Petrus Pischedda trad.

6a) Plin., N.H. 28 :

Summa: medicinae et historiae et observationes MDCLXXXII

EX AVCTORIBVS M. Varrone. L. Pisone…

EXTERNIS Democrito. … Elephantide…

Somma: medicine, storie e osservazioni 1682

Autori: M. Varrone. L. Pisonr…

Stranieri: Democrito…Elefantide…

Petrus Pischedda trad.

6b) Plin., N.H. 28, 81 :

quae Lais et Elephantis inter se contraria prodidere de abortiv<o> carbone e radice brassicae vel myrti vel tamaricis in eo sanguine extincto,

Le contrarietà che Laide ed Elefantide espressero tra di loro a riguardo del carbone abortivo della radice del cavolo o del mirto o della tamerice spento in quel sangue.

Petrus Pischedda trad.

7) Galien, De compositione medicamentorum secundum locos 12, 416 :

γέγραπται δὲ καὶ ἄλλα πολλὰ, φησὶν, παρά τε Ἀσκληπιάδῃ καὶ Ἡρακλείδῃ τῷ Ταραντίνῳ καὶ Ἐλεφαντίδῃ καὶ Μοσχίωνι διὰ τοῦ κοσμητικοῦ.

Sono state scritte molte altre cose, si dice, da Asclepiade, Eraclide di Taranto, Elefantide e Moschione sui cosmetici.

Petrus Pischedda trad.

8) Tatien, ad Graec. 34 :

Ἐχρῆν δὲ πᾶν τὸ τοιοῦτον εἶδος παραιτησαμένους τὸ κατὰ ἀλήθειαν σπουδαῖον ζητεῖν καὶ μὴ Φιλαινίδος μηδὲ Ἐλεφαντίδος τῶν ἀρρήτων ἐπινοιῶν ἀντιποιουμένους τὴν ἡμετέραν πολιτείαν βδελύττεσθαι.

Si sarebbero dovute evitare tutte le cose di questo genere e cercare ciò che è veramente conveniente e non condizionare la nostra vita imitando le idee bizzarre di Filenide e di Elefantide.

Petrus Pischedda trad.

9) Parthenius, fr. 39 = 656 : Ἐλεφαντίς

Fragmentum

1) [titulus]

περὶ κοσμητικῶν

Sui cosmetici

Petrus Pischedda trad.

Elpide (Ἐλπίς)

Poetessa sicula, di origine greca, moglie di Severino Boezio (480 d.C.).

Testimonia

Fragments

  1. Épitaphe d’Elpis

Helpis dicta fui, Siculae regionis alumna,

quam procul a patria conjugis egit amor.

Quo sine maesta dies, nox anxia, flebilis hora,

Cumque viro solum spiritus unus erat.

Lux mea non clausa est, tali remanente marito

Majorisque animae parte superstes ero.

Porticibusque sacris, jam nunc peregrina quiesco,

judicis aeterni testificata thronum.

Neve manus bustum violet, ne forte jugalis

Haec iterum cupiat jungere membra suis.

Fui chiamata Elpide, figlia della regione Sicilia,

che l’amore del marito condusse lontano dalla patria,

senza il quale triste era il giorno, travagliata la notte, dolente l’ora

e in unione al marito c’era un’anima sola.

La mia luce non s’è spenta, restando in vita tale marito,

e sopravviverò nella parte della mia anima più grande.

Sotto i sacri portici,  io la straniera riposo,

prendendo a testimone il trono del giudice eterno.

La tua mano non violi questa tomba, se mai mio marito

desideri unire nuovamente queste membra alle sue.

Petrus Pischedda trad.

2) Hymne « à vêpres et à matines » en l’honneur de st Pierre et st Paul (29 juin):

Aurea luce et decore roseo,

Lux lucis omne perfudisti seculum,

Decorans coelos inclyto martyrio,

Hac sacra die, quae dat reis veniam.

Janitor coeli, Doctor orbis pariter

Judices seculi, vera mundi lumina,

Per crucem alter, alter ense triumphans

Vitae senatum laureati possident.

O felix Roma, quae tantorum principum

Es purpurata pretioso sanguine !

Non laude tua, sed ipsorum meritis

Excedis omnem mundi pulchritudinem.

Con luce dorata e rosea bellezza,

o luce della luce, hai inondato tutto il mondo,

ornando i cieli con un celebre martirio,

in questo sacro giorno, che dà il perdono ai peccatori.

Il Portinaio del cielo e parimenti il Dottore dell’orbe,

giudici del mondo, veri luminari della terra,

l’uno attraverso la croce, l’altro trionfante per la spada,

cinti d’alloro fanno parte del senato dell’eterna vita.

O Roma felice, che risplendi del sangue prezioso

di così illustri principi!

Non per tua lode, ma per i loro meriti

superi ogni bellezza del mondo.

Petrus Pischedda trad.

Erinna (Ἤριννα) di Telos

Poetessa greca, morta, secondo la tradizione, all’età di 19 anni. A imitazione di Saffo ha composto dei canti, degli epigrammi e un epillio (Ἠλακάτη, la conocchia).

Testimonia

  1. Anth. Graeca, 9, 190 :

Λέσβιον Ἠρίννης τόδε κηρίον· εἰ δέ τι μικρόν,

ἀλλ’ ὅλον ἐκ Μουσέων κιρνάμενον μέλιτι.

οἱ δὲ τριηκόσιοι ταύτης στίχοι ἶσοι Ὁμήρῳ,

τῆς καὶ παρθενικῆς ἐννεακαιδεκέτευς·

ἣ καὶ ἐπ’ ἠλακάτῃ μητρὸς φόβῳ, ἣ καὶ ἐφ’ ἱστῷ

ἑστήκει Μουσέων λάτρις ἐφαπτομένη.

Σαπφὼ δ’ Ἠρίννης ὅσσον μελέεσσιν ἀμείνων,

Ἤριννα Σαπφοῦς τόσσον ἐν ἑξαμέτροις.

Questo favo di Lesbo è di Erinna; sebbene piccolo,

è tutto farcito di miele dalle Muse.

I trecento versi comparabili a quelli di Omero

sono di questa ragazza diciannovenne.

Per paura della madre ella stava alla conocchia

e attaccata al telaio serviva le Muse.

Quanto Saffo è migliore di Erinna  per i canti lirici,

tanto Erinna lo è di Saffo negli esametri.

Petrus Pischedda trad.

2) Anth. Graeca, 7, 713 :

ΑΝΤΙΠΑΤΡΟΥ

Παυροεπὴς Ἤριννα καὶ οὐ πολύμυθος ἀοιδαῖς,

ἀλλ’ ἔλαχεν Μούσας τοῦτο τὸ βαιὸν ἔπος.

τοιγάρτοι μνήμης οὐκ ἤμβροτεν οὐδὲ μελαίνης

Νυκτὸς ὑπὸ σκιερῇ κωλύεται πτέρυγι,

αἱ δ’ ἀναρίθμητοι νεαρῶν σωρηδὸν ἀοιδῶν

μυριάδες λήθῃ, ξεῖνε, μαραινόμεθα.

λωίτερος κύκνου μικρὸς θρόος ἠὲ κολοιῶν

κρωγμὸς ἐν εἰαριναῖς κιδνάμενος νεφέλαις.

Di pochi versi Erinna e non di molte parole nei canti,

ma questo breve poema ebbe in sorte le Muse.

Di conseguenza non fu privata del ricordo né  è impedita

dal volo oscuro della nera notte.

Noi invece, come innumerevoli giovani poeti

a migliaia in massa, o straniero, cadiamo nell’oblio.

È preferibile il piccolo fremito di un cigno che il gracchiamento

di una cornacchia disperso nelle primaverili nubi.

Petrus Pischedda trad.

3) Anth. Graeca, 7, 11 :

Ὁ γλυκὺς Ἠρίννης οὗτος πόνος, οὐχὶ πολὺς μέν,

ὡς ἂν παρθενικᾶς ἐννεακαιδεκέτευς,

ἀλλ’ ἑτέρων πολλῶν δυνατώτερος· εἰ δ’ Ἀίδας μοι

μὴ ταχὺς ἦλθε, τίς ἂν ταλίκον ἔσχ’ ὄνομα;

Questa deliziosa opera di Erinna non è grande,

come è di una ragazza di diciannove anni,

ma vale molto di più di molte altre: se  veloce

non mi fosse giunto Ade,

che voleva un nome altrettanto grande.

Petrus Pischedda trad.

4) Anth. Graeca, 7,12 :

Ἄρτι λοχευομένην σε μελισσοτόκων ἔαρ ὕμνων,

ἄρτι δὲ κυκνείῳ φθεγγομένην στόματι

ἤλασεν εἰς Ἀχέροντα διὰ πλατὺ κῦμα καμόντων

Μοῖρα, λινοκλώστου δεσπότις ἠλακάτης·

σὸς δ’ ἐπέων, Ἤριννα, καλὸς πόνος οὔ σε γεγωνεῖ

φθίσθαι, ἔχειν δὲ χοροὺς ἄμμιγα Πιερίσιν.

Ora che nella tua primavera generi inni tutto miele,

ora che dalla bocca emetti un canto da cigno,

La Moira, padrona della conocchia che fila il lino,

ti ha spinto nell’Acheronte dei morti attraverso un largo

flutto; ma il tuo bel componimento di versi, o Erinna, grida

che tu non muori, ma che hai dei cori con le Pieridi.

Petrus Pischedda trad.

5) Anth. Graeca, 7, 13 :

ΛΕΩΝΙΔΟΥ, οἱ δὲ ΜΕΛΕΑΓΡΟΥ

Παρθενικὰν νεαοιδὸν ἐν ὑμνοπόλοισι μέλισσαν

Ἤρινναν Μουσῶν ἄνθεα δρεπτομέναν

Ἅιδας εἰς ὑμέναιον ἀνάρπασεν. ἦ ῥα τόδ’ ἔμφρων

εἶπ’ ἐτύμως ἁ παῖς· „Βάσκανός ἐσσ’, Ἀίδα.”

La fanciulla, l’ape giovane cantatrice tra i poeti,

Erinna, che delle Muse coglie i fiori,

Ade l’ha strappata all’imeneo. La fanciulla certamente saggia

disse nel senso vero: “Tu sei invidioso, Ade!”

Petrus Pischedda trad,

6) Anth. Graeca, 11, 322 :

ΑΝΤΙΦΑΝΟΥΣ

Γραμματικῶν περίεργα γένη, ῥιζωρύχα μούσης

ἀλλοτρίης, ἀτυχεῖς σῆτες ἀκανθοβάται,

τῶν μεγάλων κηλῖδες, ἐπ’ Ἠρίννῃ δὲ κομῶντες,

πικροὶ καὶ ξηροὶ Καλλιμάχου πρόκυνες,

ποιητῶν λῶβαι, παισὶ σκότος ἀρχομένοισιν,

ἔρροιτ’, εὐφώνων λαθροδάκναι κόριες.

Razza inutile di grammatici, roditori del canto

altrui, sfortunati vermi di turno,

pestilente scabbia delle grandi opere, lodatori di Erinna,

cani rabbiosi e insoddisfatti di Callimaco,

flagello dei poeti, tenebre per i fanciulli debuttanti,

andate in malora, cimici dannose dei versi armoniosi.

Petrus Pischedda trad.

7) Anth. Graeca, 2, 1, vv. 108-110 :

de Christodorus

ΕΚΦΡΑΣΙΣ

τῶν ἀγαλμάτων τῶν εἰς τὸ δημόσιον γυμνάσιον τοῦ ἐπικαλουμένου Ζευξίππου

Παρθενικὴ δ’ Ἤριννα λιγύθροος ἕζετο κούρη,
οὐ μίτον ἀμφαφόωσα πολύπλοκον, ἀλλ’ ἐνὶ σιγῇ
Πιερικῆς ῥαθάμιγγας ἀποσταλάουσα μελίσσης.

Erinna, la giovane vergine dalla voce armoniosa, sedeva,

non il filo intrecciato maneggiando, ma in silenzio

distillando goccia a goccia il miele di un’ape della Pieria.

Petrus Pischedda trad.

8) Athen., 7, 283d = 18 Kaibel :

Ἤριννά τε ἢ ὁ πεποιηκὼς τὸ εἰς αὐτὴν ἀναφερόμενον ποιημάτιον·

Erinna o colui che ha composto il piccolo poema attribuito a lei.

Petrus Pischedda trad.

9) Suda, s. v. Ἤριννα : Τεΐα ἢ Λεσβία, ὡς δὲ ἄλλοι Τηλία· Τῆλος δέ ἐστι νησίδιον ἐγγὺς Κνίδου· τινὲς δὲ καὶ Ῥοδίαν αὐτὴν ἐδόξασαν. ἦν δὲ ἐποποιός. ἔγραψεν Ἠλακάτην· ποίημά δ’ ἐστιν Αἰολικῇ καὶ Δωρίδι διαλέκτῳ, ἐπῶν τʹ. ἐποίησε δὲ ἐπιγράμματα. τελευτᾷ παρθένος ἐννεακαιδεκέτις. οἱ δὲ στίχοι αὐτῆς ἐκρίθησαν ἶσοι Ὁμήρῳ. ἦν δὲ ἑταίρα Σαπφοῦς καὶ ὁμόχρονος.

Erinna: di Teo o di Lesbo o di Telos, secondo altri. Telos è una piccola isola vicino a Cnido. Alcuni la ritennero anche di Rodi. Era una poetessa epica. Scrisse la “Conocchia”: è un poema in dialetto eolico e dorico, di 300 versi. Compose degli epigrammi. Morì fanciulla a 19 anni. I suoi versi furono giudicati simili a quelli di Omero. Era compagna di Saffo e sua contemporanea.

Petrus Pischedda trad.

10) Eust., Comm. ad Hom. Od. vol. 1, p. 168 :

ἐγίνοντο γὰρ ὥσπερ ὄνειοι καὶ ἐλάφειοι, οὕτω καὶ νέβρειοι αὐλοί. ὡς δῆλον καὶ ἐκ τοῦ,

νεβρείων ὅσον σάλπιγξ ὑπερίαχεν αὐλῶν,

καὶ ἑξῆς. ἐν ᾧ τοιοῦτός ἐστιν ὁ νοῦς. ὅσον ἡ σάλπιγξ ὑπερφωνεῖ τοὺς νεβρείους αὐλοὺς, τοσοῦτον καὶ ἡ ἐμμέλεια τῆσδε τῆς ποιήσεως οἷον τῆς καθ’ Ὅμηρον ἢ Ἤρινναν,

Si fecero infatti dei flauti come con le ossa di asino e di cervo, così anche di cerbiatto; come è chiaro anche da quanto segue:

quanto la tromba vince nel suono i flauti di cerbiatto, tanto anche l’armonia di questa poesia, tale quale quella di Omero o di Erinna.

Petrus Pischedda trad.

11) Steph. Byz., Ethnica (epitome), (621, 10 -) 622, 5 :

Τῆνος, νῆσος Κυκλάς, ἀπὸ οἰκιστοῦ Τήνου … ὁ πολίτης Τήνιος, καὶ τὸ θηλυκὸν Τηνία, ἀφ’ οὗ καὶ Ἥριννα Τηνία ποιήτρια.

Tenos, isola delle Cicladi, dal fondatore Tenos…il cittadino di Tenos, e Tenia al femminile, da cui anche Erinna, poetessa di Tenos.

Petrus Pischedda trad.

13) Stob., 4, 50a, 14 (cf. fr. 1b, v. 52) :

Παυρολόγοι πολιαί, ταὶ γήραος ἄνθεα θνατοῖς. (= fr. 1 D. = 2 B.)

Concisi e grigi, questi sono i fiori della senilità per i mortali.

Petrus Pischedda trad.

14) Pline 34, 57 :

Myronem … fecisse et cicadae monumentum ac locustae carminibus suis Eri<n>na significat.

Erinna nei suoi poemi indica che Mirone fece un monumento a una cicala e a una cavalletta.

Petrus Pischedda trad.

15) Poll., 9, 125 :

ἡ δὲ χελιχελώνη παρθένων ἐστὶν ἡ παιδιά, παρόμοιόν τι ἔχουσα τῇ χύτρᾳ· ἡ μὲν γὰρ κάθηται καὶ καλεῖται χελώνη, αἱ δὲ περιτρέχουσιν ἀνερωτῶσαι·

χελιχελώνη, τί ποιεῖς ἐν τῷ μέσῳ;

ἡ δὲ ἀποκρίνεται·

ἔρια μαρύομαι καὶ κρόκην Μιλησίαν.

εἶτ᾽ ἐκεῖναι πάλιν ἐκβοῶσιν·

ὁ δ᾽ ἔκγονός σου τί ποιῶν ἀπώλετο;

ἡ δέ φησι·

λευκᾶν ἀφ᾽ ἵππων εἰς θάλασσαν ἅλατο.

La chelichelona è il gioco delle fanciulle, che ha qualche rassomiglianza con la pentola: una infatti sta seduta e si chiama testuggine; le altre le corrono intorno, domandando:

Chelichelona, che cosa fai in mezzo?

Lei risponde:

Io tramo la lana e il filo di Mileto.

Poi quelle di nuovo mandano un grido:

Ma tuo figlio come morì?

Lei dice:

Balzò nel mare dai bianchi cavalli.

Petrus Pischedda trad.

Fragmenta

Fr. 1a) = 2 D. = 3 H. = 3 B. = 402 LJP. = Stob., 4, 51, 4 :

Ἠλακάτη

Τουτόθεν εἰς Ἀίδαν κενεὰ διανήχεται ἀχώ·

σιγὰ δ’ ἐν νεκύεσσι, τὸ δὲ σκότος ὄσσε κατέρρει

Da qui nell’Ade giunge un vuoto lamento:

silenzio tra i morti. L’oscurità  scorreva davanti agli occhi.

Petrus Pischedda trad.

Fr. 1b) = Pap. PSI 9, 1090 = 401 LJP. :

col I (huius columnae perierunt sex uersus)

[                                        ]∙κ[ ]

8    [    ] ἐοίσ̣[α]ς

[    ]ε κώρας

[    ]σ ̣ι νύμφαι·

[    ] χελύνναν

12  [     σ]ελάννα·

[     χε]λ̣ύννα·

[    ]τ̣ε̣ λῆσ[]

[     ]ώ̣ι̣κ̣ει·

16  [    ]α φύλλοις

[      μ]α̣λάσσ̣ει·

[     σε]λ̣άνναν

[    ἀμ]νίδ̣α πέξα[ι]

20  [     ἐς βαθ]ὺ̣ κῦμα

col. II

[λε]υκᾶν μαινομέν[οισιν ἐσάλατο π]ο̣σ̣σ̣ὶ̣ν̣ ἀφ’ ἵ[π]π̣ω̣[ν]·

[αἰ]α̣ῖ ἐγώ, μ̣έγ̣’ ἄϋσα· φ[ίλα. τὺ δ΄ ἔοισα] χ̣ελύννα,

[ἁλ]λ̣ομένα μεγάλας̣ [ἔδραμες κατὰ] χορτίον αὐλᾶς.

24  [τα]ῦ̣τα τύ, Βαυκὶ τάλαι[να, βαρὺ στονα]χεῖσα γόημ[ι]·

[τα]ῦτά μοι ἐν κρα[δίαι  ] παίχνια κεῖται

θέρμ’ ἔτι· τῆν[α δὲ τοῖσιν ἀθ]ύ̣ρ̣ομες ἄνθρακες ἤδη,

δαγύ[δ]ων τε χ̣[ιτῶνες[7]   ]ί̣δε̣ς ἐν θαλάμοισι

28  νύμ[φαι]σιν [   ]έες· ἅ τε πὸτ ὄρθρον

μάτηρ ἀε̣[ίδοισα   ]οισιν ἐρεί̣θο̣ις

τ̣ήνας ἦλθ[ε    μέ]ν̣α ἀμφ’ ἁλίπαστον,

ἇι̣ μικρᾶι στ[   μέγα]ν̣[8] φόβον ἄγαγε Μο[ρ]μώ,

32  [τᾶ]ς̣ ἐν μὲν κο[ρυφᾶι μεγάλ' ὤ]ατα, ποσσὶ δὲ φοιτῆι

[τέ]τ̣ρ̣[α]σιν· ἐκ δ’ [ἑτέρας ἑτέραν] μετεβάλλετ’ ὀπωπάν.

ἁνίκα δ’ ἐς [λ]έχος [ἀνδρὸς ἔβας, τ]ό̣κα πάν̣τ̣’ ἐλέλασο,

ἅσσ’ ἔτι̣ νηπιάσα̣[σα] τ[εᾶς παρὰ] ματρὸς ἄκουσας,

36  [Β]αυκὶ φίλα· λάθα[ν  ∙∙∙] ε[() ] Ἀφρο[δ]ίτα.

τῷ τυ κατακλαίοισα τα̣[ ]∙∙∙ε λείπω·

ο̣ὐ̣ [γ]άρ μοι πόδες [ἐντὶ λιπῆν] ἄ̣π̣ο δῶμα βέβαλοι,

οὐ̣δ̣’ ἐσιδῆν φαέε[σσι θέλω νέ]κυν, οὐδὲ γοᾶσαι

40  γυμναῖσιν χαίταισιν, [ἐπεὶ φο]ινίκεος αἰδώς

col. III

δρύπτε[ι] μ’ ἀμφι̣[χ]υ[θεῖσα    ]·

αἰε̣[ὶ] δὲ προπάροιθ[ε    ]

ἐννεα[και]δέκατος [   ἐνιαυτός]

44  Ἠρ̣ίνν̣α̣[ι τ]ε φίλαι π[    ]

ἀλακάταν ἐ[σ]ορεῖ̣[σα    ]

γνῶθ’ ὅτι τοι κ[     ]

ἀμφ[έ]λ̣ικε̣ς γελ̣[άοισα[9]    ].

48  ταῦτ’ αἰδώς μ’ [    ]

παρθε̣[ν]ίοισι̣[     ]

δερκομένα δ’ ἐγ̣[()    ]

καὶ χαίταν̣ αν̣[()    γύναικες[10]]

52  πραϋλόγοι[11] πο̣λιαί, ταὶ γήραος ἄνθεα θνατοῖς·

τῷ̣ τυ, φίλα, φο̣[()    ]

Βαυκί, κατακλα̣[ίοισα[12]      ],

ἃν φλόγα μι̣ν τ̣[     ]

56  ὠρυγᾶς ἀΐοισα̣ ο[ ()   ].

ὦ πολλὰν Ὑμέν̣[αιε    ]

πολλὰ δ’ ἐπιψαύ[οισα    ]

[π]ά̣νθ̣’ ἑνός, ὦ Ὑμ[έναιε,    ]

60  αἰαῖ, Βαυκὶ τάλαιν[α,    ].

v   8 … tu eri… le fanciulle… le fidanzate… la testuggine

v 12… la luna… la testuggine

v 16… alle foglie…addolcisce… la luna…

v 20… nella profonda onda; dai bianchi cavalli con piedi furenti balzò; ah! io gridai a gran voce: “mia cara! tu che sei una testuggine, saltando corresti attraverso il recinto del grande coro”.

v 24 Per questo, infelice Baucide, piango profondamente sospirando e nel mio cuore restano i giochi, ancora caldi; ma questi giochi sono ormai andati in fumo, e le tuniche dei nostri fantocci di cera…nelle nostre stanze

v 28 per le fidanzate…; e all’alba la madre cantando…alle filatrici… ah! Mormò procurò grande paura alla piccola…

v 32 sulla testa (aveva) grandi orecchie, camminava a quattro zampe; era di mutevole aspetto. Ma quando salisti sul letto di tuo marito, ignorasti tutte le cose del passato che apprendesti da tua madre quando eri ancora piccola.

v 36 Cara Baucide, Afrodite non si è fatta viva! Mentre tu piangi…lascio da parte…; non infatti i miei piedi possono per il dolore lasciare la casa,

ma non voglio vedere con i miei occhi il tuo cadavere, né piangere

v 40 con i capelli senza velo, poiché il rosso pudore spandendosi intorno mi lacera… ma sempre prima dei diciannove anni…

v 44 alla cara Erinna… considerando la conocchia… sappi che per te… tu avvolgevi sorridendo…

v 48 il pudore mi… alle fanciulle… vedendo io… e la chioma… le donne

v 52 le donne canute dal dolce parlare, che sono per i mortali i fiori della vecchiaia. E tu, mia cara Baucide, che piangi… la fiamma…

v 56 sentendo grida… , o Imeneo, …

v 60 ohimè! Sfortunata Baucide…

Petrus Pischedda trad.

Fr. *2) = 1 B. = [3] D. = 1 H. = 404 LJP (v. T. 8) :

ΕΙΣ ΠΟΜΠΙΛΟΝ

Πομπίλε, ναύταισιν πέμπων πλόον εὔπλοον, ἰχθύ,

πομπεύσαις πρύμναθεν ἐμὰν ἁδεῖαν ἑταίραν.

O pompilo, pesce che rendi felice la navigazione ai naviganti,

accompagna da poppa la mia dolce amica.

Petrus Pischedda trad.

Fr. 3) Anth. Graeca, 6, 352 = 4 D. = 4 H. = 4 B. :

ΗΡΙΝΝΗΣ

Ἐξ ἀταλᾶν χειρῶν τάδε γράμματα· λῷστε Προμαθεῦ,

ἔντι καὶ ἄνθρωποι τὶν ὁμαλοὶ σοφίαν·

ταύταν γοῦν ἐτύμως τὰν παρθένον ὅστις ἔγραψεν,

αἰ καὐδὰν ποτέθηκ’, ἦς κ’ Ἀγαθαρχὶς ὅλα.

Da mani giovani (sono stati fatti) questi dipinti. Mio carissimo Prometeo, ci sono degli uomini simili a te per talento: certamente chiunque abbia dipinto questa fanciulla, se avesse aggiunto la parola, sarebbe stata la stessa Agatarchide.

Petrus Pischedda trad.

Fr. 4) Anth. Graeca, 7, 712  (= 5 D. = 5 H. = 6 B.) :

ΗΡΙΝΝΗΣ

Νύμφας Βαυκίδος εἰμί· πολυκλαύταν δὲ παρέρπων

στάλαν τῷ κατὰ γᾶς τοῦτο λέγοις Ἀίδᾳ·

„Βάσκανός ἐσσ’, Ἀίδα.” τὰ δέ τοι καλὰ σάμαθ’ ὁρῶντι

ὠμοτάταν Βαυκοῦς ἀγγελέοντι τύχαν,

ὡς τὰν παῖδ’, ὑμέναιος ἐφ’ αἷς ἀείδετο πεύκαις,

ταῖσδ’ ἐπὶ καδεστὰς ἔφλεγε πυρκαϊᾷ·

καὶ σὺ μέν, ὦ Ὑμέναιε, γάμων μολπαῖον ἀοιδὰν

ἐς θρήνων γοερὸν φθέγμα μεθαρμόσαο.

Sono della sposa novella Baucide.  O tu che passi davanti alla molto compianta stele voglia tu dire ciò al sotterraneo Ade: “Ade, tu sei invidioso.” Ma la bella tomba che tu guardi, ti annuncia la sorte assai crudele di Baucide, come questa fanciulla, con le torce  con le quali  si cantava l’imeneo, con le stesse il suocero arse sul rogo. E tu.o Imeneo, mutasti il canto armonioso di nozze nel suono lamentevole dei canti funebri.

Petrus Pischedda trad.

Fr. 5) Anth. Graeca, 7, 710  (= 6 D. = 6 H. = 5 B.) :

ΗΡΙΝΝΗΣ [ΜΙΤΥΛΗΝΑΙΑΣ]

εἰς Βαυκίδα Μιτυληναίαν Ἠρίννης συνεταιρίδα

Στᾶλαι καὶ Σειρῆνες ἐμαὶ καὶ πένθιμε κρωσσέ,

ὅστις ἔχεις Ἀίδα τὰν ὀλίγαν σποδιάν,

τοῖς ἐμὸν ἐρχομένοισι παρ’ ἠρίον εἴπατε χαίρειν,

αἴτ’ ἀστοὶ τελέθωντ’ αἴθ’ ἑτεροπτόλιες·

χὤτι με νύμφαν εὖσαν ἔχει τάφος, εἴπατε καὶ τό·

χὤτι πατήρ μ’ ἐκάλει Βαυκίδα, χὤτι γένος

Τηλία, ὡς εἰδῶντι· καὶ ὅττι μοι ἁ συνεταιρὶς

Ἤρινν’ ἐν τύμβῳ γράμμ’ ἐχάραξε τόδε.

A Baucide di Mitilene compagna di Erinna

O mie Sirene, o stele e urna funeraria,

o Ade che possiedi la poca cenere,

salutate coloro che giungono alla mia tomba,

sia che si tratti di cittadini, sia di stranieri;

e dite che il sepolcro contiene me sposa novella

e che mio padre mi chiamava Baucide e la mia stirpe

è di Telos, tanto per saperlo; e che a me la compagna

Erinna ha scritto sulla tomba questa lettera.

Petrus Pischedda trad.

Fr. *6) v. Τ. 10

νεβρείων ὅσον σάλπιγξ ὑπερίαχεν αὐλῶν

Qual la tromba vince nel suono i flauti di cerbiatto.

Petrus Pischedda trad.

Fr. *7) v. T. 5 :

Ἤρινναν Μουσῶν ἄνθεα δρεπτομέναν

Erinna che coglie i fiori delle Muse

Petrus Pischedda trad.

Fr. *8) v. T. 5 :

Ἅιδας εἰς ὑμέναιον ἀνάρπασεν

Ade strappò all’imeneo

Petrus Pischedda trad.

Fr. *9) v. T. 5 :

εἶπ’ ἐτύμως ἁ παῖς· „Βάσκανός ἐσσ’, Ἀίδα.”

La fanciulla in verità disse: “Ade, tu sei invidioso!”

Petrus Pischedda trad.

Fr. *10) v. T. 7 :

μίτον ἀμφαφόωσα πολύπλοκον

maneggiando un filo intrecciato

Petrus Pischedda trad.

Fr. *11) v. T. 4 :

ἤλασεν εἰς Ἀχέροντα διὰ πλατὺ κῦμα

Ti spinse nell’Acheronte attraverso una vasta onda

Petrus Pischedda trad.

Fr. *12) v. T. 4 :

Μοῖρα λινοκλώστου δεσπότις ἠλακάτης

Il Fato padrone della conocchia che fila il lino

Petrus Pischedda trad.

Erifane (Ἠριφανίς)

Poetessa melica, autrice di poemi erotici. Un genere particolare di canto d’amore (νόμιον = pastorale) porta il suo nome. Qualche frammento della sua opera  ci viene trasmessa da Ateneo, l’unico autore antico che ci parla di lei. Erifane canta il suo amore per il cacciatore Menalca.

Testimonia

1) Athen., 14, 619 c-e = Kaibel 11, ll. 1-13 :

Κλέαρχος δ’ ἐν πρώτῳ Ἐρωτικῶν νόμιον καλεῖσθαί τινά φησιν ᾠδὴν ἀπ’ Ἠριφανίδος, γράφων οὕτως· ‘Ἠριφανὶς ἡ μελοποιὸς Μενάλκου κυνηγετοῦντος ἐρασθεῖσα ἐθήρευεν μεταθέουσα ταῖς ἐπιθυμίαις. φοιτῶσα γὰρ καὶ πλανωμένη πάντας τοὺς ὀρείους ἐπεξῄει δρυμούς, ὡς μῦθον εἶναι τοὺς λεγομένους Ἰοῦς δρόμους· ὥστε μὴ μόνον τῶν ἀνθρώπων τοὺς ἀστοργίᾳ διαφέροντας, ἀλλὰ καὶ τῶν θηρῶν τοὺς ἀνημερωτάτους συνδακρῦσαι τῷ πάθει, λαβόντας αἴσθησιν ἐρωτικῆς ἐλπίδος. ὅθεν ἐποίησέ τε καὶ ποιήσασα περιῄει κατὰ τὴν ἐρημίαν, ὥς φασιν, ἀναβοῶσα καὶ ᾄδουσα τὸ καλούμενον νόμιον, ἐν ᾧ ἐστιν ‘μακραὶ δρύες, ὦ Μέναλκα.’

Clearco, nel primo libro degli Ἐρωτικά, dice che si chiama νόμιον (pastorale) un certo canto di Erifane, scrivendo così: “Erifane, poetessa lirica, innamoratasi del cacciatore Menalca, lo inseguiva alla ricerca dei suoi desideri. Aggirandosi infatti ed errando attraverso tutti i monti, percorreva i boschi, che secondo il mito si diceva che fossero i percorsi di Io; a tal punto che non solo quelli che tra gli uomini si distinguevano per insensibilità, ma anche tra le bestie quelle più selvagge piangevano per la sua disgrazia, avendo la percezione della speranza amorosa. Per cui compose e dopo aver composto percorreva il deserto, come dicono, gridando e cantando il canto detto “pastorale”, dove c’è: “le grandi querce, o Menalca”.

Petrus Pischedda trad.

Eudora (Εὐδώρα) di Nicea

Poetessa elegiaca del II sec. a. C.

Testimonia

  1. Souda, s.v. Παρθένιος, Ἡρακλείδου καὶ Εὐδώρας, Ἕρμιππος δὲ Τήθας φησί· Νικαεὺς ἢ Μυρλεανός, ἐλεγειοποιὸς καὶ μέτρων διαφόρων ποιητής. οὗτος ἐλήφθη ὑπὸ Κίννα λάφυρον, ὅτε Μιθριδάτην Ῥωμαῖοι κατεπολέμησαν· εἶτα ἠφείθη διὰ τὴν παίδευσιν καὶ ἐβίω μέχρι Τιβερίου τοῦ Καίσαρος. ἔγραψε δὲ ἐλεγείας, Ἀφροδίτην, Ἀρήτης ἐπικήδειον τῆς γαμετῆς, Ἀρήτης ἐγκώμιον ἐν τρισὶ βιβλίοις· καὶ ἄλλα πολλά. περὶ μεταμορφώσεως ἔγραψε.

Partenio, figlio di Eraclide ed Eudora – Ermippo dice di Teta – di Nicea o di Myrlea, poeta elegiaco e anche di differenti metri. Egli fu catturato da Cinna come bottino, quando i Romani guerreggiarono contro Mitridate; in seguito fu lasciato libero a motivo dell’insegnamento e visse fino all’imperatore Tiberio. Scrisse elegie, Afrodite, un epicedio (canto funebre) sulla sua sposa Areté, un Encomio di Areté in tre libri e molte altre opere. Scrisse anche intorno alla Metamorfosi.

Petrus Pischedda trad.

Eunica (Εὐνείκα)

Poetessa originaria di Salamina, allieva di Saffo.

Testimonia

1) Suda, s.v. Σαπφώ :

μαθήτριαι δὲ αὐτῆς Ἀναγόρα Μιλησία, Γογγύλα Κολοφωνία, Εὐνείκα Σαλαμινία.

Saffo: sue allieve furono Anagora di Mileto, Gongila di Colofone, Eunica di Salamina.

Petrus Pischedda trad.

Eufragora (Εὐφραγόρα) di Cnido (?)

Una iscrizione funeraria di Cnido, in serie e in distici elegiaci, del 4° sec. a. C., menziona una certa Eufragora, poetessa elegiaca e giambica, forse itinerante, onorata dai suoi bambini.

Testimonia

Inscr. de Cnide no 87 (=Knidos I, 625) :

μήτηρ Εὐφρα|γόρα πε[ρι

γῆν πατρίδα | προλιπο̣[ῦσα

ταῦτα ἐλεγε[ῖ]|ον ἰαμβ[

Μουσῶν ἐμπε[ί]|ροις εὐ[

madre Eufragora…

che ha lasciato la patria sulla terra…

…distico elegiaco, giambico …

ad… abili delle Muse…

Petrus Pischedda trad.

Gongila (Γογγύλα)

Poetessa di buone qualità, originaria di Colofone, allieva di Saffo.

Testimonia

Suda, s.v. Σαπφώ :

μαθήτριαι δὲ αὐτῆς Ἀναγόρα Μιλησία, Γογγύλα Κολοφωνία, Εὐνείκα Σαλαμινία.

Saffo: sue allieve furono Anagora di Mileto, Gongola di Colofone, Eunica di Salamina.

Petrus Pischedda trad.

Edile (Ἡδύλη)

Poetessa ateniese dell’inizio del 3° sec. a. C., appartenente a una famiglia di letterati: sua madre era Moschine ateniese, poetessa giambica, e suo figlio, il poeta Edilo, autore di epigrammi. Edile compose un poema mitologico elegiaco intitolato Scilla, di cui si hanno passi citati da Ateneo.

Testimonia

1) Ath., Deipn. VII, p. 297b = Kaibel 7, 48, l. 39 :

Ἡδύλος δ’ ὁ Σάμιος

ἢ Ἀθηναῖος Μελικέρτου φησὶν ἐρασθέντα τὸν Γλαῦκον

ἑαυτὸν ῥῖψαι εἰς τὴν θάλατταν. Ἡδύλη δ’ ἡ τοῦ

ποιητοῦ τούτου μήτηρ, Μοσχίνης δὲ θυγάτηρ τῆς

Ἀττικῆς ἰάμβων ποιητρίας, ἐν τῇ ἐπιγραφομένῃ Σκύλλῃ

ἱστορεῖ τὸν Γλαῦκον ἐρασθέντα Σκύλλης ἐλθεῖν αὐτῆς

εἰς τὸ ἄντρον ‘ἢ κόγχου … Αἴτνης.

Edilo, di Samo o di Atene, dice che Glauco innamoratosi di Melicerte, si gettò in mare. Edile, madre di questo poeta e figlia di Moschine d’Atene, poetessa giambica, nell’opera intitolata Scilla racconta che Glauco, innamoratosi di Scilla, andò nel suo antro…

Petrus Pischedda trad.

Fragmentum

Bergk, p. 113 et p. V.

ALG, fasc. 6, 48.

L’unico frammento conservato (Ath. VII, p. 297b = Kaibel 7, 48).

ΣΚΥΛΛΑ

Ἢ κόγχου δώρημα φέρων Ἐρυθρῆς ἀπὸ πέτρης,

ἢ τοὺς ἀλκυόνων παῖδας ἔτ᾽ ἀπτερύγους,

τῇ νύμφῃ δυσπείστῳ ἀθύρματα· δάκρυ δ᾽ ἐκείνου

καὶ Σειρὴν γείτων παρθένος οἰκτίσατο·

άκτὴν γὰρ κείνην ἀπονήχετο καὶ τὰ σύνεγγυς

Αἴτνης.

o portando in dono una conchiglia da una rupe d’Eritre

o i piccoli degli alcioni ancora implumi,

trastulli per la indocile ninfa; per le sue lacrime

anche una vergine Sirena, vicina, si impietosì,

perché egli arrivava  a nuoto  a quel lido e nei luoghi in prossimità dell’Etna.

Petrus Pischedda trad.

Elena (Ἑλένη) di Atene

Figlia di Museo, che, secondo Tolomeo, figlio di Efestione, citato da Fozio, avrebbe scritto un poema sulla guerra di Troia prima di Omero.

Testimonia

1) Phot., Codex 190, p. 482 = 149b Bekker :

… καὶ ἕτεραι ὀκτωκαίδεκα, ὧν καὶ ἡ πρὸ Ὁμήρου Ἑλένη ἡ τὸν Ἰλιακὸν συγγραψαμένη πόλεμον, Μουσαίου τοῦ Ἀθηναίου θυγάτηρ γενομένη· παρ’ ἧς καὶ Ὅμηρον λέγεται λαβεῖν τὴν ὑπόθεσιν· ἣν καὶ κτήσασθαι τὸ δίγλωσσον ἀρνίον·

…e altre diciotto, tra le quali anche Elena anteriore a Omero, che ha composto la Guerra di Troia, figlia di Museo ateniese;  si dice che da lei Omero prese l’argomento e che essa possedesse l’agnello a due lingue.

Petrus Pischedda trad.

Iambe (Ἰάμβη) di Tracia

Figlia di Pan e della ninfa Eco, Iambe era serva a Eleusi nella casa di Celeo e Metanira. Le si attribuisce l’invenzione del giambo.

Testimonia

1) Hésych., s.v. :

Ἰάμβη· γυνή τις, ἐφ’ ᾗ ἡ Δημήτηρ ἐγέλασε πενθοῦσα. ἀφ’ ἧς ἰαμβίζειν.

Iambe: una donna grazie alla quale Demetra, piangente, rise; da cui “mettere in giambi”.

Petrus Pischedda trad.

2) Schol. vetera ad Eurip., Or. 964 ; cf. Scholia in Nicandrum 130a :

Ἰάμβη δέ τις δούλη τῆς Μετανείρας ἀθυμοῦσαν τὴν θεὰν ὁρῶσα γελοιώδεις λόγους καὶ σκώμματά τινα ἔλεγε πρὸς τὸ γελάσαι τὴν θεόν. ἦσαν δὲ τὰ ῥήματα, ἅπερ αὕτη πρῶτον εἶπεν, ἰαμβικῷ μέτρῳ ῥυθμισθέντα ἐξ ἧς καὶ τὴν προσηγορίαν ἔλαβον ἴαμβοι λέγεσθαι.

Ἰάμβη δὲ θυγάτηρ <ἦν> Ἠχοῦς καὶ τοῦ Πανὸς, Θρᾷσσα τὸ γένος.

Iambe, una serva di Metanira, vedendo la dea triste, diceva parole ridicole e faceva degli scherzi per far sorridere la dea. Le parole che essa disse prima erano ritmate in metro giambico e quanto al nome presero a chiamarli giambi. Iambe era figlia di Eco e di Pan, di stirpe Tracia.

Petrus Pischedda trad.

3) Hymne hom. Dém. 195-202 :

ἀλλ’ οὐ Δημήτηρ ὡρηφόρος ἀγλαόδωρος
ἤθελεν ἑδριάασθαι ἐπὶ κλισμοῖο φαεινοῦ,
ἀλλ’ ἀκέουσα ἔμιμνε κατ’ ὄμματα καλὰ βαλοῦσα,
195   πρίν γ’ ὅτε δή οἱ ἔθηκεν Ἰάμβη κέδν’ εἰδυῖα
πηκτὸν ἕδος, καθύπερθε δ’ ἐπ’ ἀργύφεον βάλε κῶας.
ἔνθα καθεζομένη προκατέσχετο χερσὶ καλύπτρην·
δηρὸν δ’ ἄφθογγος τετιημένη ἧστ’ ἐπὶ δίφρου,
οὐδέ τιν’ οὔτ’ ἔπεϊ προσπτύσσετο οὔτε τι ἔργῳ,
ἀλλ’ ἀγέλαστος ἄπαστος ἐδητύος ἠδὲ ποτῆτος
ἧστο πόθῳ μινύθουσα βαθυζώνοιο θυγατρός,
202   πρίν γ’ ὅτε δὴ χλεύῃς μιν Ἰάμβη κέδν’ εἰδυῖα
πολλὰ παρασκώπτουσ’ ἐτρέψατο πότνιαν ἁγνὴν

μειδῆσαι γελάσαι τε καὶ ἵλαον σχεῖν θυμόν

ma Demetra produttrice delle stagioni, che dà bei doni,

non voleva sedersi sopra il trono lucente,

ma restava in silenzio, gettando sopra i suoi begli occhi,

fino a che Iambe, sollecita, a lei pose

un saldo seggio, e vi gettò sopra un candido vello.

Qui seduta, con le mani si tese davanti un velo

e sopra il seggio per lungo tempo, muto, affranto stava,

né a parole né a fatti mostrò affetto verso qualcuno,

ma seria, digiuna di cibo e di bevanda

sedeva, languendo per il desiderio della figlia dalla bassa cintura,

fino a che Iambe, sollecita, molto scherzando con scherni

la veneranda  e pura portò a sorridere e ridere e ad avere animo sereno.

Petrus Pischedda trad.

4) Apoll., Bibl. 1, 30 :

εἰκασθεῖσα δὲ γυναικὶ ἧκεν εἰς Ἐλευσῖνα. καὶ πρῶτον μὲν ἐπὶ τὴν ἀπ’ ἐκείνης κληθεῖσαν Ἀγέλαστον ἐκάθισε πέτραν παρὰ τὸ Καλλίχορον φρέαρ καλούμενον. ἔπειτα πρὸς Κελεὸν ἐλθοῦσα τὸν βασιλεύοντα τότε Ἐλευσινίων, ἔνδον οὐσῶν γυναικῶν, καὶ λεγουσῶν τούτων παρ’ αὑτὰς καθέζεσθαι, γραῖά τις Ἰάμβη σκώψασα τὴν θεὸν ἐποίησε μειδιᾶσαι. διὰ τοῦτο ἐν τοῖς θεσμοφορίοις τὰς γυναῖκας σκώπτειν λέγουσιν.

Con le sembianze di una donna giunse ad Eleusi. E prima si sedette sullo scoglio da lei chiamato Ἀγέλαστον (= che non ride), presso il pozzo chiamato Callicoro. In seguito, andata da Celeo, che allora regnava sugli Eleusini, essendoci all’interno delle donne e dicendo queste di sedersi accanto a loro, una vecchia, Iambe, dopo averla beffeggiata, fece ridere la dea. Per questo, nelle Tesmoforie, dicono che le donne scherzano.

Petrus Pischedda trad.

5) sch. (recentiora Tzetzae) ad Arist. Plut. 1013 :

ὕβριζον δὲ ἀλλήλας, ὅτι πρὸς Ἐλευσῖνα πρώτως ἐλθοῦσαν τὴν Δήμητρα διζημένην τὴν Κόρην καὶ περίλυπον ἰοῦσαν Ἰάμβη ἡ Κελεοῦ καὶ Μετανείρης θεράπαινα ὕβρεσι ταύτην βαλοῦσα μειδιάσαι πεποίηκε καὶ μετασχεῖν καὶ τροφῆς ἥτις ἦν κυκεών, ἤτοι ἄλευρον ἀραιὸν καὶ ὑδατῶδες ἀφεψηθέν.

Si oltraggiavano a vicenda, perché Iambe, figlia di Celeo e di Metanira, sua ancella, coperta di oltraggi Demetra, che dolente era andata prima ad Eleusi alla ricerca di Core, la fece sorridere e partecipare anche al cibo, che consisteva in una bevanda di farina (κυκεών, ciceone), cioè farina di frumento non densa e acquosa,  bollita.

Petrus Pischedda trad.

6) Phot., Codex 239, 319b Bekker :

Οἱ δὲ ἀπό τινος Ἰάμβης θεραπαινίδος, Θρᾴττης τὸ γένος· ταύτην φασίν, τῆς Δήμητρος ἀνιωμένης ἐπὶ τῇ τῆς θυγατρὸς ἁρπαγῇ, προσελθεῖν περὶ τὴν Ἐλευσῖνα ἐπὶ τῇ νῦν Ἀγελάστῳ καλουμένῃ πέτρᾳ καθημένην καὶ διά τινων χλευασμάτων εἰς γέλωτα προαγαγέσθαι τὴν θεόν.

E i discepoli di una certa Iambe, servetta, di stirpe Tracia. Dicono che costei, essendo Demetra addolorata per il rapimento della figlia,  giunse ad Eleusi e sedutasi sul sasso chiamato ora Agelasto indusse la dea al riso con alcuni scherzi.

Petrus Pischedda trad.

7) Etym. M., 463, 23

‘Ἰάμβη’: Τινὲς ὅτι Ἰάμβη Ἠχοῦς καὶ Πανὸς θυγάτηρ· τὴν Δήμητραν δὲ λυπουμένην παίζουσα καὶ ἀχρηστολογοῦσα, καὶ σχήματα ἄχρηστα ποιοῦσα, ἐποίησε γελάσαι. Καὶ ‘ἰαμβεῖον’ εἴρηται, ἀπὸ τοῦ ἰαμβίζειν, τὸ ὑβρίζειν, ἀπὸ τοῦ ἰὸν βάζειν, ἢ ὡς βέλη βάλλειν τὰ λεγόμενα· ἢ ἀπὸ τῆς εὑρούσης γυναικὸς Βάκχης τινὸς, Ἰάμβης καλουμένης· ἢ ἀπὸ τοῦ ἴαν βάζειν. Ἡ γὰρ κοινὴ τῶν ἀνθρώπων φωνὴ ἴα καλεῖται.

Iambe: alcuni dicono che Iambe, figlia di Eco e di Pan, fece ridere l’afflitta Demetra scherzando, proferendo parole senza senso e facendo gesti inusitati. Ed è chiamato giambico, dallo schernire; lo schernire, dal dire parole velenose o proferire parole come saette; o da una baccante, chiamata Iambe, che lo inventò; o dall’emettere un suono. Infatti la comune voce degli uomini è chiamata suono.

Petrus Pischedda trad.

Imute (Ἰμούθη)

Madre di Asclepio, l’inventore della poesia.

Testimonia

  1. Stob., 1, 49, 44 :

Ἀλλ’ ἦν αὐτῷ διάδοχος ὁ Τάτ, υἱὸς ὁμοῦ καὶ παραλήπτωρ τῶν μαθημάτων τούτου, οὐκ εἰς μακρὰν δὲ καὶ Ἀσκληπιὸς ὁ Ἰμούθης.

Ma egli aveva per diadoco Tat, figlio dello stesso ed erede degli insegnamenti di questo, in breve anche Asclepio figlio di Imute.

Petrus Pischedda trad.

2) Stob., 1, 49, 69 :

βουλῆς δὲ ὁ πατὴρ πάντων καὶ καθηγητὴς ὁ τρισμέγιστος Ἑρμῆς· ἰατρικῆς δὲ ὁ Ἀσκληπιὸς ὁ Ἡφαίστου· ἰσχύος δὲ καὶ ῥώμης πάλιν Ὄσιρις, μεθ’ ὅν, ὦ τέκνον, αὐτὸς σύ· φιλοσοφίας δὲ Ἀρνεβεσχῆνις, ποιητικῆς δὲ πάλιν ὁ Ἀσκληπιὸς <ὁ> Ἰμούθης.

Per il consiglio, Ermes, padre di tutti e maestro tre volte grandissimo; per la medicina, Asclepio, figlio di Efesto; al contrario, per il potere e la forza, Osiride, dopo il quale tu stesso, o figlio; per la filosofia, Arnebescheni, ma al contrario per l’arte poetica, Asclepio, figlio di Imute.

Petrus Pischedda trad.

Isatis (Ἰσάτις)

Eusebio colloca Isatis tra i poeti anteriori a Omero.

Testimonia

  1. Eus., Praep. evang. 10, 11, 28 :

Περὶ μὲν οὖν τῆς καθ’ ἡμᾶς πολιτείας ἱστορίας τε τῆς κατὰ τοὺς ἡμετέρους νόμους ὅσα τε εἰρήκασιν οἱ παρὰ τοῖς Ἕλλησι λόγιοι καὶ πόσοι καὶ τίνες εἰσὶν οἱ μνημονεύσαντες, ἐν τῷ πρὸς τοὺς ἀποφηναμένους τὰ περὶ θεοῦ δειχθήσεται· τὸ δὲ νῦν ἔχον, σπευστέον μετὰ πάσης ἀκριβείας σαφηνίζειν ὡς οὐχ Ὁμήρου μόνον πρεσβύτερός ἐστιν ὁ Μωσῆς, ἔτι δὲ καὶ τῶν πρὸ αὐτοῦ συγγραφέων, Λίνου, Φιλάμμωνος, Θαμύριδος, Ἀμφίονος, Ὀρφέως, Μουσαίου, Δημοδόκου, Φημίου, Σιβύλλης, Ἐπιμενίδου τοῦ Κρητός, ὅστις εἰς τὴν Σπάρτην ἀφίκετο, Ἀρισταίου τοῦ Προκοννησίου καὶ τοῦ τὰ Ἀριμάσπια συγγράψαντος Ἀσβόλου τε τοῦ Κενταύρου καὶ Ἰσάτιδος Δρύμωνός τε καὶ Εὔκλου τοῦ Κυπρίου καὶ Ὥρου τοῦ Σαμίου καὶ Προναπίδου τοῦ Ἀθηναίου.

Circa dunque la storia del nostra politica, quella secondo le nostre leggi, quanto hanno detto gli storici greci e quanti e quali sono coloro che si sono ricordati, sarà mostrato nel trattato contro coloro che hanno fatto dichiarazioni riguardo alla divinità. Ma riguardo al presente, bisogna sforzarsi con ogni cura di chiarire che Mosè non solo è più vecchio di Omero, ma di tutti gli scrittori prima di lui: Lino, Filammone, Tamiri, Anfione, Museo, Orfeo, Demodoco, Femio, Sibilla,  Epimenide di Creta, che venne a Sparta, Aristeo di Proconneso, che scrisse l’Arimaspia, Asbolo il Centauro, Isatis. Drimone,  Euclo di Cipro, Oro di Samo e Pronapide ateniese.

Petrus Pischedda trad.

2) Plat., Leg. 657b :

Νομοθετικὸν μὲν οὖν καὶ πολιτικὸν ὑπερβαλλόντως. ἀλλ’ ἕτερα φαῦλ’ ἂν εὕροις αὐτόθι· τοῦτο δ’ οὖν τὸ περὶ μουσικὴν ἀληθές τε καὶ ἄξιον ἐννοίας, ὅτι δυνατὸν ἄρ’ ἦν περὶ τῶν τοιούτων νομοθετεῖσθαι βεβαίως θαρροῦντα μέλη τὰ τὴν ὀρθότητα φύσει παρεχόμενα. τοῦτο δὲ θεοῦ ἢ θείου τινὸς ἀνδρὸς ἂν εἴη, καθάπερ ἐκεῖ φασιν τὰ τὸν πολὺν τοῦτον σεσωμένα χρόνον μέλη τῆς Ἴσιδος ποιήματα γεγονέναι.

Oltremodo dunque quanto al discorso legislativo e politico. Ma là potresti trovare altre cose di poco conto: ciò dunque è vero e degno di considerazione per la musica, perché era possibile dare con sicurezza leggi  intorno a siffatte questioni affrontando melodie che offrivano per loro natura rettitudine. Questa sarebbe opera di un dio o di un uomo divino, appunto come là si dice che le melodie che si sono conservate per un tempo così prolungato sono state opera di Iside.

Petrus Pischedda trad.