Quales sumus, talia sunt tempora: di Pietrino Pischedda

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Quales sumus, talia sunt tempora!

Augustinus docet (Serm. 80, 8): per dire che i tempi seguono il nostro modo di comportarci; i tempi sono tali, quali noi siamo; non siamo noi ad assumere il colore del tempo ma è il tempo che prende le pieghe del nostro modo di pensare e di   agire.
È chiaro fin d’ora che qui non si  parla di tempo atmosferico, in quanto così l’assunto dell’Ipponate sarebbe fuorviante. Il tempo è la dimensione che l’uomo stabilisce nell’arco della sua vita terrena scandendola in momenti in cui è chiamato a dare atto delle sue azioni seguendo delle regole dettate dal vivere in comunione con tutti gli esseri viventi.
Spesso corre l’espressione: “mala tempora currunt.” Quanto risulta banale e inappropriato questo detto, soprattutto quando vogliamo deresponsabilizzarci e scaricare tutte le nostre malefatte su un qualcosa che in fin dei conti è astratto, come lo è appunto il tempo. Noi, però, non siamo astratti, non siamo fantasmi, non siamo esseri evanescenti, pronti a darcela a gambe non appena si presentano le rogne che noi stessi ci siamo procurati.
Dobbiamo interrogarci chi siamo noi, di che pasta siamo fatti, quali sono le nostre intenzioni, quali sono i nostri propositi, qual è il nostro modo di agire, qual è la nostra vita rapportata alla vita degli altri.
Noi dobbiamo essere noi, ciascuno nella sua individualità, nella sua onestà, nella sua interezza morale, nella sua responsabilità. In questo modo e in questo senso il tempo in cui viviamo, i. e. il corso temporale della nostra esistenza terrena, si caricherà dei colori tenui o forti che gli daremo, a seconda di quanto avremo saputo corrispondere concretamente con il nostro operato.
Siamo ancora in un tempo pandemico, benché vogliamo illuderci che non lo siamo! Siamo chiamati a vivere questo tempo e a gestirlo con tutte le modalità atte a cambiarlo nel bene di tutti.
Il tempo è il nostro “modus vivendi” costellato da un’infinità di particolari che mostrano ciò che realmente siamo, con pregi e difetti che fanno parte della nostra fragilità e transitorietà. Siamo noi che dettiamo la tabella di marcia al tempo fatto di  ore, di minuti e di secondi! Pensiamo che guai possiamo combinare anche in una frazione di secondo! Non possiamo colpevolizzare le nostre sbadataggini e le nostre distrazioni per esimerci dal pronunciare pubblicamente e singolarmente il “mea culpa”. Prima del “nostra culpa” c’è il “mea culpa”! Troppo facile dire “nostra culpa”! In questo modo esuliamo dal tempo e ci volatilizziamo nell’aria, pur di proclamare sempre la nostra innocenza e accusare gli altri!
Pietrino Pischedda
Roma 17 agosto 202

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