A proposito di lockdown!

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A proposito di lockdown!

Che parola brutta il lockdown! Per chi non conosce l’inglese sembra una bestemmia o una parolaccia. Sto pensando che forse si è usato questo termine per la stragrande maggioranza che non mastica le lingue straniere, in questo caso l’inglese.
In quale fase siamo ora? Abbiamo passato la prima, a clausura strettissima, a causa della quale il nostro peso corporeo è lievitato di almeno cinque chiletti; poi abbiamo fatto un passo in avanti con la fase 2, con una sorta di semilibertà; finalmente siamo entrati nella fase 3, nella quale ci è stato concesso un di più, ma sempre con la raccomandazione, i. e. con l’obbligo, di portare la mascherina e mantenere la canonica distanza per non finire nella consolazione finale del “requiem…”, neppure cantato dai monaci benedettini ma chissà dalla voce arrochita di un prete di campagna.
Dico bene che siamo nella fase 3?
A me sembra di stare nella fase zero! Sì, perché la gente se ne strafrega di tutti i pericoli che si corrono andando in giro per una città come Roma, dove gli autobus sono nuovamente strapieni e le protezioni sono lettera morta.
Giorni fa in autobus una signora di mezza età, che improvvisamente sentì il bisogno di starnutire, si è tolta la mascherina e ha spruzzato la sua bava sul sedile vicino.
“Mala tempora currunt”!
Il caldo, come da programma,  è arrivato e viene spontaneo deporre la maschera!
La pandemia però non si è spenta, come si vuol far credere. Circola nel mondo e fa ancora copiose vittime. Vedi Bangladesh e i bengalesi positivi arrivati in Italia. Per carità, niente contro gli asiatici, ma è giocoforza impiegare ogni mezzo per contrastare la diffusione del virus.
Da quanto mi è dato constatare, vedo che la faciloneria regna sovrana. Chi pensa che  il male sia stato sconfitto sbaglia di grosso.
Pietrino Pischedda
Roma 11 luglio 2020

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