Muore il giorno

Muore il giorno
tra mille colori
che fortemente
impressi stanno
nella mia mente
mentre l’anno
nuovo lieve
va verso altri
giorni,molti giorni,
che segni indelebili
lasceranno sulla pelle
dura dell’uomo
alla fatica aduso,
finché per lui
sole non sarà
come nei tempi
che furono e che
mai torneranno.

Pietrino Pischedda

Immaginario

Tra quelle bacche
ci sei Tu
bacca preferita
del mio cuore
luminosa come il sole
rossa di pudore
splendore della Natura
atta a rallegrarmi
negli attimi fuggenti
perché sfuggevole sei
come ogni fiore
che solo sa di primavera.

Pietrino Pischedda

Il silenzio della sera

S’impone il silenzio,
com’è giusto,
in questo giorno
al voto sacrato,
in attesa di quel
che sarà il responso
dei Cives.

Cala la sera,
una sera piovigginosa,
e si fa notte
mentre s’odono i passi
frettolosi di chi ha deciso
di recarsi a compiere
un dovere,
anzi il dovere, oltre che
il diritto.

Qualcuno inciampa
sulle vie lubriche
dell’Urbe
o s’impantana con l’auto
nei fossati sempre più
frequenti.

Attendiamo in silenzio!

Pietrino Pischedda

Bel risveglio


Bel risveglio del mattino
con quel pizzico di luna
che sta ancora appesa
lassù solitaria in disparte
da un nugolo di nuvole
e da una soffusa luce
di alba radiosa che fa
bene sperare
dopo pioggia copiosa.

Così!

Pietrino Pischedda

Verso sera


Trascolora il giorno / verso sera / con un rosa / che sa di Donna / ammantata d’azzurro / che fa bene sperare.

Fuori, nel mio camminar, / vento pungente / m’afferra / che non s’addice / a Primavera.

La rosa nel giardino / sta con i petali / mesti e lacrimosi /
in attesa del Sole / di Pasqua/ unica Speranza / per gli irredenti.

Pietrino Pischedda

V e n e r d ì S a n t o

Venerdì ventoso,
freddo, come freddo
e pungente è il peso
della Croce imposta
ai poveri mortali.
Dura è la salita
al Golgota
con il grave legno
sulle spalle.
Bisogna morire
per poter risorgere!
Quale Uomo
può comprendere
questo mistero?
Dio che si è fatto
Uomo
s’è fatto carico
della Croce.
E quale Croce!
La croce appesantita
dalle nostre miserie quotidiane,
dalle nostre infedeltà,
dalla nostra superbia,
dal nostro odio sfrenato,
dalla nostra incapacità
di amare.
Fuori infuria il vento:
il vento delle nostre
passioni terrene,
che si placheranno
contemplando
la Croce
e il Crocifisso.
Pietrino Pischedda

Le barche dei ricchi


Le barche dei ricchi
dei poveri arricchitisi
chissà come
son ferme in porto
pronte a salpare!

Sembrano un clone
l’uno dell’altro
sputacchiato
dalla compressione
del pauper dilacerato
ridotto a essere verme
agli occhi dei benpensanti
dei benestanti
succhiatori dell’ultimo
sangue versato
nell’angolo remoto
dell’ultima strada.

Il derelitto
ha una misera barca
la barca di se stesso
che rema contro i marosi
da mane a sera
felice della condizione
sotto la stella
che par cattiva
a chi naviga nell’oro
ma che poi cattiva non è.

Al povero basta
la sua dignità
e più non vuole.

Pietrino Pischedda

Come un fiume in piena

Non arrenderti mai
nel tuo cammino irto
di spine che sanno
di acuto dolore
che feriscono il cuore.
Come un fiume in piena
travolgi le passioni
che si frappongono
al tuo andare e sii
libero d’agire
e di pensare.
Grande è il tuo animo!
Alimentalo con la fiamma
del tuo amore
che mai si piega
in questo mondo
dove vige la legge
dell’odio e della morte.
Pietrino Pischedda

Nostalgia


Quanta nostalgia di te,
sorella cara,
che ora abiti
l’Eterno,
fuori dagli intrighi
di questo mondo
disarticolato
senza pace alcuna.

Il tuo duplice nome,
Maria Angela,
ti s’addiceva
e ancor più
ti s’addice ora,
vivente tra i viventi
del Cielo.

Son trascorsi tre anni
o poco più,
ma il tuo ricordo
rimane vivido
nella mente e nel cuore,
perché la tua presenza
era speciale e mai
potrà cancellarsi.

Il mio sguardo
in questo giorno assolato
si protende verso l’Infinito
e vede Te insieme
ai nostri Cari
che condividono con te
la beatitudine
senza fine.

Pietrino Pischedda

Maggio


È l’incipit di un maggio
che odora di pioggia
scrosciante da nubi
basse da sfiorar i tetti
di queste contrade
non lungi dal mare
il cui borbottio m’è dolce
sentire come amico
che mai mi tradisce.

Il verde in tutt’ampiezza
fa da contrasto al ceruleo
cielo in assenza di sole.

Spicca il colore dei fiori
per dire che la Natura non
è morta ma sopravvive.

Nella mia terra,
Isola di sole,
vento e pioggia
infuriano impietosi
ma non piegheranno
l’animo forte di gente
a tenzoni più grandi
adusa.

Pietrino Pischedda

E tu lo sai

E tu lo sai che in fondo
al cuore tuo
c’è l’anima mia
come la tua
nel cuore mio.
Io lo so
e tu lo sai
più di me
che sai di cielo,
soffusa di aria celestiale
che a volte m’abbaglia
a volte mi confonde
al pensier della tua
presenza – assenza
ma che poi mi consolo,
perché io lo so che
tu sei beata
mentre io navigo
nel regno desolato
dei terrestri
che brancolano
alla ricerca della felicità
perduta.
Io porto nel mio cuore
la tua anima
e di ciò son felice.

Pietrino Pischedda

Qui parlano le pietre

Pietre antiche,
esposte al tempo,
ai millenni di atavica storia,
di una storia che ci appartiene,
che mai si estingue
finché dura il mondo.
Le strade dei Romani,
degli antichi Romani!
Quanti ricordi scolastici
quando si calpesta
la Regina delle Vie,
Regina Viarum.
l’Appia Antica!
Ogni pietra che tocco
sembra che mi parli.
Ave, Petre!
Ave, Caesar!
Un colloquio curioso,
quantunque fantasioso,
s’instaura
tra me e quelle pietre.
Pietre benedette
che parlano di storia,
della nostra storia.
Pietrino Pischedda