capriolo

POESIE 1997

di Pietrino Pischedda

RM 1.3.’97
Stasera
Non sento nulla
stasera
inerte sulla poltrona
non dolore
non odio
non amore
non paura
speranza sì.
La speranza
di giorni canonici
per ripensare
e capire
il perché del trascorso
che fu
e non torna
ma che scava
ha scavato
nell’imperscrutabile
dell’io esistenziale
metabolico
catartizzato
parafrasato
ma anche nobilitato.
Eccome!
Assai nobilitato!

RM 1.3.’97
Stamattina
Un’idea strana
mi è venuta stamattina
nel risvegliarmi
tra le coperte che san di tepore.
E pensavo
al filosofo
accucciato in sua botte
su e giù
per le vie della pólis
beato in suo andare
in suo sofisticare.
Pensavo ai sottoponti
a foggia di botte
nell’Urbe
del fatidico DUEMILA.
DUEMILA!
DUEMILA!
Quante promesse per il Duemila!
Quanti ponti per il Duemila!
Una teoria
di gente satolla
ci scorre sopra.
Scricchiolano
quegli archi.
S’ode il pianto
di sotto.
È il pianto
di Diogene,
del bottepolita,
stanco di rotolare!

RM 10.1.97

Metrò…bus…alla nausea

Le vie sotterranee

sono infinite

a Roma come a Parigi

e così via.

Poi riemergi ad infilarti

in bus ancora per sterminate

strade nella città

eterna sconfinata.

Via Val Maggia

in Conca d’Or

è quella appunto

che si cercava,

un lunedì.

Per far che?

RM 3.9.97

Perché mi tormenti?

Perché mi tormenti

e non lasci libero

lo spazio della mia

congenita serenità?

Quella d’un tempo,

dei giorni belli,

che, forse, non tornan

mai, sì, mai più.

Sembra che mia vita

adusa sia a continui

combattimenti strani.

Se non fossi credente,

qual sarebbe pensier mio?

Mi sorregge Fede

profonda atavica,

che mi consente

d’esser testardo

e di non ceder mai.

Non tormentar mio cor,

sì provato assai,

in questi tempi duri.

Io scuso sempre,

ché d’animo nobil sono.

È forse mia pazienza

che crollar non mi fa.

Vedi mia Fedeltà,

vedi mia Donazione,

vedi mia Sicurtà.

Certo che tu vedi

e finta fai di non

accorgerti de’ miei guai.

Sei una spina

a mio fianco!

Qualcuno in confidenza

detto m’ha

che di salute trattasi.

Oh se credente non fossi,

quale ferita

in cor mio s’aprirebbe!

Chissa!

Non tormentarmi, Spina!

Non tormentarmi!

Vane promesse!

Illusion d’altro lavor!

Che facil sembra

a chi sta

dietro il bancon

ma in realitate

così non è,

credimi!

Non è!

RM 11.1.97

Indugiar

Lento l’andar

rischioso l’indugiar.

Stamane veduto ho io

homo d’anni carco

sul ciglio

con cipiglio

di voler traversar.

Le macchine non cessavan

transitar,

mentre lui,

or un piede

ora l’altro

avanti

disponeva

con l’intento di passar.

Inutile era

suo tentar

suo indugiar.

Ma quando passerà?

Passerà, passerà!

L’importante è aspettar!

RM 12.1.97

A denti stretti

(pubbl. in riv. Orizzonti)

Ci sono dei momenti in cui

non puoi contar neppure sui

risparmi che accumular tenti

ma proibito ti è per via di stenti.

Bisogna camminar a denti stretti,

ché se la rgheggiar vuoi a dì ristretti

in penuria profonda penar poi devi

senza trovar nessun che ti sollevi.

È bene in Provvidenza confidar

ma non più di tanto dei aspettar,

ché il Ciel t’aita se tu te movi,

diversamente in vergogna tu te covi.

A denti stretti sempre senza scampo

senza sorrider troppo a tutto campo.

La vita non è riso ma pianto,

s’attende sol da lei di noi l’espianto.

RM 15.1.97

Il bisogno

Il bisogno è povertà

è mancanza di carità.

Si fa sentire fin

nelle profondità

viscerali, perché in

realtà si traduce

in assenza di materialità

che presto ti conduce

alla tenebrosità.

Bisogno e fame fanno

uno sposalizio nero

e insieme sono un danno

di chi è prigioniero

nel carcere dell’insensibilità

di chi è nella sazietà.

RM 16.1.97

Zingarella

Ho visto stamane in bus

una zingarella spensierata,

felice, senza surplus,

con veste essenziale variegata.

S’arrampicava ai tubi su

e giù ripetutamente

infilandosi in quelli a vu

ed era libera sua mente.

S’accompagnava a lei donna

attempata, forse sua nonna,

che lasciava far così

in libertà senza legami

non curante dei dettami.

È vera libertà così?

RM 26.4.’97
Andare pensoso
L’andare pensoso,
onde achetar
il mio spirto
in questa città
sì vetusta,
a volte m’esalta
altre m’abbatte.
È perché io
sono cotal
o perché mutat’è
mente d’homo,
anch’egli
in suo andare
ansioso
sì amaro?
Sarà!
Intanto io,
io vado
in mio andare.

RM 26.4.’97
Supervalutato
Oggi
una supervalutazione
ho io sentito
d’un mio collega
nel lavoro.
Al che mi son detto:
- E io chi sono? -
Una lezione d’umiltà!

RM 26.4.’97
Tornino le bighe
C’è chi vorrebbe
ch’a Circo Massimo
tornino le bighe
a divertir quest’homo
di calcio e d’altro
satollo ormai.
Gira e rigira
la storia è sempre quella,
anche duemila anni dopo.
È come tornar
ai giochi d’infanzia.
La storia
è memoria
d’infanzie ripetute.
La storia dell’uomo.

RM 26.4.’97
Il coniglio
A volte mi diverto
a osservare il metabolismo
del coniglio
che rosica
continuamente
e immantinente
spara pallini
in quantita.
Sono miti
gli occhi
del coniglio,
ignari del male
ch’alligna
a ogni età.

RM 26.4.’97
Il sentire
Il sentire
mio
tuo
suo!
Modi di sentire
vari
strani
sensazionali
uguali
ineguali.
Concordia discors!
Armonia
di cori
di voci
di suoni.
Il mio orecchio
tende l’orecchio
a sentire
a percepire
non sa
che cosa.
Mistero!

RM 1.5.’97
Giorni belli
Giorni belli
pregustar fanno
il ver.
buono februar
promettente marzo
sole romano
che indori
i bei palazzi
nobili
austeri
e fai biondo
Tiber.
Vedo al passar
gente gaia assai:
anche i cenciosi
ch’escon di letargo
et hanno amico il tempo.
Anch’io
a gustar sto
questo tempo
che fugge
e non s’arresta mai.
Lo gusto
nel suo transitar
sfiatante
accattivante.
E per ora
sto cheto!

RM 5.5.’97
In aeternum
È incontenibile a sera
nel dì ch’alla festa prepara,
in questo gaio
tempo del ver,
la torma di giovani
ch’in frotta
escono di casa
a rallegrar
l’Eterna.
Cogitato sempre ho io
che d’etrno niente
saria a esto loco
sanz’allegria di piedi peregrini
che risonar fanno
vestigia vetuste
d’antiqui latini.
“Voces”: da sempre,
“in aeternum”.

RM 6.5.’97
Chiaccherio
Chiaccherio continuo
garrulo insensato.
Spari di suoni di sirene
di gendarmi in corsa
sfrenata in quest’Urbe
di caos, di gas esilaranti,
ove onor hanno maggior
a cani e felini
ch’a homo.
Sic.
Garrulio s’ode ancor
di gente
che viene che va.
Fa vulnus a miei sensi
a meo spirto
che cerca quiete.

RM 15. 5. 97

Ricerca di pace

Nei sentieri del mondo

sempre più mi confondo

e pace vo cercando

mia terra desiando.

R. La pace vera sta dentro di noi,

se tu la vuoi trovar la puoi.

Sono stato in Serbia Bosnia:

non vi dico che sbornia

di vergogna d’affanno

di pianto di danno.

R. La pace vera sta dentro di noi,

se tu la vuoi trovar la puoi.

La guerra ti spia

ovunque tu sia:

non puoi fidarti

se vuoi salvarti.

R. La pace vera sta dentro di noi,

se tu la vuoi trovar la puoi.

Porta alta la face

riconquista la pace:

sii l’angelo del mondo

d’amor non fecondo.

R. La pace vera sta dentro di noi,

se tu la vuoi trovar la puoi.

RM 27.5.97

Non so che dirti

in quest’ora sì dura.

Non so che fare:

s’ancor mendicare

la prova d’amore

o andar in estraneità

che san di bello

ma che ti lascain

flesso e peregrino.

È la calma l’arma

migliore per sì prova?

Vero è o non è?

Una due mille

preci basteranno?

Sto in attesa!

RM 28.5.97

L’ingenuità

È un logos che mi fa

sempre pensoso:

l’ingenuità!

A volte ci sbatto

e ciò mi fa male.

Allora io penso:

ma ingenuo non sono

e mi risollevo

e mi consolo

dandomi forza

per non esserlo più.

Cadute

ricadute.

È la mia vita.

Ma penso

d’ogni uomo.

RM 29.5.97

Il rigurgito

Il corpo dell’uomo è come il mare:

riceve

accoglie

accetta

a dismisura

si gonfua

rigurgita

nauseabondo

poi si calma.

Immaginate il cuore, la mente dell’uomo:

quanti incassi

quante voci

quante emozioni

quante gioie e tristezze

quanti pensieri

che poi s’affollano e traboccano.

L’uomo è un mare in bonaccia.

Attenzione al risveglio!

RM 30.5.97

Il rito del thè

Si ripete ogni mattina,

puntualmente,

dopo il risveglio,

una volta sbarbato,

ancora impigiamato,

il sacro rito orientale

con quel nettare sì salutare

che mi dà comfort

in tutto il mio essere

esistenziale.

Il thè mi apre le vie

della mente

dell’immaginazione

dei pensieri buoni

dei buoni propositi:

mi allevia

mi risolleva

mi fa cantare

m’ispira

al poetare.

Thè, bevanda inebriante

di caldi, dolci affetti.

RM 1.6.97

Nelle viscere della terra

Quando la scala mobile

mi porta nelle viscere della terra

mi sento come un prigione

insieme ad altri sventurati

in attesa della metropolitana.

E faccio subito una riflessione:

qui il traffico non è ‘ngorgato

ma il popolo è disciplinato?

Non sono, per dir, agorafobico

ma la ressa è tanto forte

che mi vien desir di luce.

Vedo poi il lungo articolato

come un verme,

un verme della terra,

strisciante sui binari,

ch’inghiotte altri vermi pensanti.

Non mi piacciono esseri viscidi,

m’aggrada invece la luce solare.

Quand’esco da quel vermicolaio

respiro alla luce del giorno

e mi sento rinato, nel cor.

RM 22.6.96

La caparbietà

Essere caparbio

significa essere

tenace

forte

di fronte ai casi della vita.

Una mattina calda

di giugno

ho incontrato

la “Caparbietà”,

tutta carne e ossa:

mi ha guardato

fissa negli occhi

e mi ha detto:

“Vai avanti,

non fermarti!”

Il sudore mi colava

fino ai piedi.

Caparbiamente

camminai.

Quando giunsi

in cima ad un colle

madido nella fronte

e nel resto del corpo,

incontrai l’Umiltà,

la quale sorridendo

mi disse:”Ora torna

laggiù e poi risali”.

Ed io caparbiamente

l’ordine ho eseguito

e poi son risalito.

RM 22.6.97

Delirio

La mia mente vaga,

a volte delira,

non per stanchezza

ma per ansietà.

Oh! l’ansietà dei miei giorni

sempre più brevi

mentre lunghi

molto più lunghi

vorrei

per fare

miriadi di cose

nel bene, naturalmente.

È un delirio

questa mia vita

fatta di prove

e riprove

alla ricerca dell’equilibrio

che sa non di terra.

Vedremo.

RM 22.6.97

L’aeroplano

Stava in terrazza

la bimba con la mamma

a prendere il sole assai caldo

di fine giugno.

A un certo punto

un aeroplano

in cielo passò

e in sua innocenza

la piccola a sua mamma

così esclamò: “Perchè

non lo prendi?”

Io sentii e annotai

in mia mente:

- Potessimo ogni aereo

afferrar in suo volo

e andare lontano

nell’aria rarefatta

che sa di stupor -

M’imbarcherei anch’io,

all’istante,

tanto per dimenticar.

RM 24.6.97

La persuasione

Persuadere al bene

non è impresa facile,

al male invece

è facilissima.

E dire che io

in mille modi

mi adopero ad essere

generatore

di onestà.

Ma con quali risultati?

Quasi zero!

RM 29.6.97

Maturità 97

È la prima volta

che sono Presidente

della maturità altrui.

Attorno a me

stanno i Commissari,

d’età di mezzo

o giù di lì,

anzi l’ultimo arrivato,

ch’ha sostituito il titolare,

è freschissimo d’anni,

appena dottorato,

ma par che sappia il suo mestiere.

Essere a capo

non è poi tanto arduo,

quando i collaboratori

son pieni di voglia.

Io, per parte mia, sfortunato non sono,

ché i miei

certamente

il loro dovere

fare sanno.

I Pensieri

ch’a noi sono affidati

tutti registrar si devon.

Praticamente

una tavolata

d’amanuensi

noi siam.

Le nostre Carte,

che sudate sono,

dei Posteri saran memoria:

memoria

d’un pezzo di carta,

testimone del passato,

passaporto per il futuro.

RM 5.7.97

Il desiderio

Scusa,

il mio desiderio

è sempre ardente.

E il tuo?

Fosse il tuo

come il mio,

tante cose

muterebbero

in tua

in mia

vita.

Dov’è tuo foco

d’un tempo?

Sembri non tu

più

quella d’un tempo.

E di ciò

mi dolgo!

RM 6.7.97

Sprazzi

Sprazzi brucianti

inediti

di felicità.

Poi

nuovamente

nel turbinio dell’essere

esistenziale

paradigmatico

a volte

nauseante

tra i cubi enormi

della città

esilarante

tossificante

piena di contrade

incontrollate

incontrollabili,

in cui spesso

la peggio hanno

i deboli

oltraggio

di mani sacrileghe

aduse al guadagno

facile

spensierato.

Ci son sprazzi di luce

assai rari.

Di essi noi ci accontentiam,

ch’altrimenti vita

tropp’erta sarebbe

assai.

RM 6.7.97

Diana

Le fote vidi stamane

un istante

in casa d’amico,

le immagini

di tuo corpo modello

aduso a modella,

tue forme intravidi

invitanti a convito

sereno appagante,

tuo volto miri

radioso qual stella,

diana stella.

Non altro io ho

che memoria di te

per immagine.

E questo mi basta.

Forse.

RM 7.7.97

Non sembra vero

Non sembra vero

ma appena mi sveglio

sento una gran voglia

di fare strafare

rifare il mondo

che in tanto disordine

pare, come lo è.

E poi mi dico

e mi chiedo

ripetutamente:

- A che vale

tutta mia possanza

mia virtute

mia trasparenza,

se altri non hanno? -

In questi miei pensieri

ogni mattina

pria dell’opre

mi crogiuolo.

Poi mi ripeto

e mi consolo

e riconsolo tra me

e me ripetendo:

- Qualcuno pur far

deve suo dover:

intanto ci provo,

altri seguiranno

ad andar

dove io vado -.

RM 8.7.97

Gioco di cani

Gioco di cani

agili in contorsione

senza pensieri

dopo che sazi sono.

Gioco di cani con gatti

che par meraviglia:

eppur avviene

che in natura

gatto sugga a cagna.

Gioco di cani con conogli

che scappar dovrian.

Regno d’animali

appare d’armonia.

Quello degli uomini

è ancora lontano.

RM 8.7.97

La Pubblicità

È una rompiscatole

continua

ammaliatrice

la Pubblicità.

Si presenta sorridente

suadente

conquistatrice.

Nessuno le resiste

ma ne viene soggiogato.

Guadagna persino

dai poveri che mezzi

non hanno.

Più è sazia

più vuole

e noi ci lasciamo

sugghiare.

RM 12.7.97

Problemi

L’uomo occupato ha sempre

problemi nella quotidianietà

esistenziale, al contrario

di chi coabita con la propria

neghittosità coessenziale.

Sembra che la gente niente

abbia da fare che pestare

gli altrui diritti per acquisirne

di propri in maniera, oltre

che ingiusta, pretestuosa.

Dov’è la giustizia, quella

umana – dico -, poiché

quella divina, nella mia

fede profonda, è intoccabile

e fuori da cavillose diatribe?

Si è costretti a lottare duri

senza mai fermarsi di fronte

agli insulti di gente insensata.

Il polso dell’uomo si testa

nella quotidiana problematicità.

RM 16.7.97

Perché non ridi?

Perché non ridi?

Così mi chiese

ier sera

la bambina,

meravigliata

ch’io ‘mbronciato

fossi alquanto.

Quando ridi?

continuò a dirmi

la piccola.

E io

nel mio sconforto

a lei feci capire

ch’in quel momento

non facile m’era

neppur d’abbozzar

un sorriso.

Risposi

che riso avrei

quando in serenitate

sarei tornato.

M’accorsi però

che l’innocenza

non ha bisogno

solo di parole

ma di fatti,

perché la donna

in erba

non cessò

dall’insistere

e dal chiedermi

di così tanto

e misterioso

diniego d’un sorriso.

Ciò mi portò

a riflettere

e a non persistere.

RM 16.7.97

Fonte della salute

Siamo a conoscenza del fatto che

molti esercizi aperti al pubblico

e gestiti da privati portano

i nomi più disparati e originali.

Passando un giorno per una via dell’Urbe mi attirò un’insegna,

posta sulla parte sovrastante

l’ingresso di una gelateria,

composta di parole significative:

“Fonte della salute”.

Lungi dal voler fare

la men che minima pubblicità,

trovo l’espressione dal “sapore”

-direi- sacrale e adattabile

- nella sua accezione – a campi

molteplici, ivi compresa – per l’appunto – la virtù

terapeutica – momentanea

ma efficace – esercitata

nella fattispecie dal gelato,

di cui gli italiani, e non solo,

vanno ghiotti, soprattutto nel tempo

della calura estiva.

La mia mente, che è abituata

a fare spesso voli di pensiero,

a siffatta visione, immediatamente,

trasferì quel mezzo pubblicitario al campo medico-omeopatico.

Trattasi infatti di un fatto

profondamente spirituale, di salute

- appunto – da cui scaturisce

l’integrità psico-fisica dell’uomo.

La medicina asiatica non

è altro che la Fonte, da cui

zampilla in maniera incommensurabile

Salute per tutti i popoli della Terra.

L’omeopatia è il “rinfrescante”

naturale, capace di riabilitare

le nostre membra stanche,

non tanto a causa di una fatica

sia pur fisica, quanto per

motivi intrinseci, reconditi,

del nostro stato interiore.

RM 18.7.97

Beatus vir

Beato l’uomo

che sa trovare la donna ideale

che sa appagarlo in tutti i suoi

desiri ch’immensi et ardenti

sono come vulcani ch’eruttan

fiamme a dismisura specie

quando davanti gli si paran

occhi cerulei di sì fatta angelica

fattura ch’in terra mai occhi

vider tanto bella e nobile.

Beato l’uomo

che soddisfazione sente in corpo

suo dopo una notte trapunta

di stelle stanti a guardare

il fiore vezzoso che giglio ha

conquiso per dar nova vita.

Beato l’uomo

che l’albeggiar con suo sorriso

saluta sperando in un viver

sereno e felice di giorno in giorno

senza mai stancarsi.

RM 20.7.97

Accensioni

Accensioni improvvise

stravolgenti

solitarie

non infrequenti

in questo mio mar

“esistenziale

a sconvolgermi

a dir chi sono

di che son capace.

Sprazzi

fuochi d’artificio

vampate

deliri momentanei

e poi

quiete

quiete d’estasi

di dolce

beatificante

incanto.

RM 24.7.97

Ho sognato

Ho sognato monti di sabbia

indorati e infocati.

Mi pareva vero

quel liquame giallastro

che scorrea giù a valle.

Io stavo estasiato

ritto qual statua

sur un sasso.

Più guardavo quell’oro

più la mia statua

ingialliva a partir

dalla testa sino ai piedi.

Io non sapevo

quel che mi fossi,

fino a quando non caddi,

confuso in mio capo,

dentro a quel fiume.

Solo allora compresi

e ne fui disfatto.

RM 25.7.97

Non è un trucco

Non è un trucco

la vita dell’uomo:

se tal ea fosse

non ci sarebbe motivo

dell’esistere in terra.

La vita è lotta

assai dura, incessante,

alla quale, pur volendo,

nessuno sottrarsi

mai potrebbe, mai.

È bello in agonia

sempre portarsi,

altrimenti ’sta vita

altro non saria,

veramente, che inganno:

inganno di noia costante.

RM 26.7.97

A volte

A volte

crediam noi di saper

chissà quante cose

e vogliam far creder

tutto ciò ad altri.

Il bello è che gli altri

fino a un certo punto

credon che noi siam

sì bravi come ci pingiam.

Quando però in error,

di quelli assai banali,

incorsi siam,

cadon allor tutti nostri

bollori d’esser dcienti.

Ed è ben che ciò sia,

ch’altrimenti noi parrem

d’esser sempre in bona via.

RM 2.8.97

Giornata di sole

Giornata splendida

di sole pieno

tipica d’agosto

nella spiaggia aprica

di S. Marinella.

La bimba fa  spaccate

la madre capriole

qual bona artista

ella è.

Un ragazzotto mostra

suo trofeo:

un polpo smisurato,

che, orgoglioso,

ai suoi amici

innalza.

C’è anche chi ostenta

suo sen al sol.

E va bene così.

RM 4.8.97

Nuovi sempre

Essere nuovi ogni giorno

è bene al corpo e allo spirito.

Perché mai non ho detto:

allo spirito e al corpo?

Perché io credo assai

che se corpo sta bene

anche spirto va su.

Persona ammorbata

in depressione è spesso.

Diversitate si ha

se è piena di Fede:

allor anche piagata

su col morale va,

ché fiammella c’è

costante a sostenerla.

S. Marinella  5.8.97

Un pomeriggio diverso

Disteso tra gli scogli

sto in spiaggetta solitaria

di S. Marinella:

una Sirenetta

accanto a me sta

giovane e bella

bronzeo suo corpo

affusolate sue membra;

ella tutto ostenta di sé,

tranne pudiche parti;

poco più in là

qualche famigliola,

in caldo pomeriggio agostano.

S. Marinella 5.8.97

Altro dolor

Al rientro da quel giorno

ch’a me felice parea,

perché diverso,

nova afflizione

a me ieri s’aggiunse

dopo che gioioso

in coro cantai,

quando io seppi

- e turbato ne fui -

che sotto ponte,

presso Tiber,

ove pericoli sono,

mie animule furo.

Ver è che ogni dì

sua pena porta.

Cerveteri, 8.8.97

Marina di Cerveteri

Bel pomeriggio

alla marina di Cerveteri

insieme alla famiglia;

con noi anche cagnetto

di un mese appena.

Gaia la gioventù,

ferrosa la sabbia,

acqua subito un po’ alta.

Davanti a noi due signore:

una di mezza età

abbastanza rinsecchita,

l’altra vecchierella

con le gambe a tromba.

Molto divertita la bimba.

RM 9.8.97

Dialogare

Se tu volessi

potresti dialogare.

Perché non vuoi?

Forse non puoi?

Oh se potessi

e volessi,

quanti mali

risolveresti.

Bisognerebbe scoprire

perché ti chiudi

a tutto.

Quale sarà la chiave

per entrare nel tuo mistero?

Se la possedessi

non esisterei a usarla

subito

per vedere dentro Te

e sanarti

finalmente.

S. Marinella 11.8.97

Sugli scogli del mare

Sugli scogli più alti del mare

stanno gl’innamorati

per ringraziare il cielo e il mare

di lor possanza;

giù all’ombra

i vetusti

a nasconder lor vergogne.

RM 13.8.97

Vorrei piangere

A volte vorrei piangere

a dirotto

ma non posso:

non una lacrima salta!

Segno che interno dolor

sì grand’è che fa preclusione

a pianto mio

che salutar sfogo sarebbe

a placar mie ire e tristezze.

Perché non piango?

Per mostrar ch’uom

forte sono?

Oh, non credo

e non penso in cor mio.

Ciò però crescer mi fa,

benché maturo io sia.

Perché son triste

e perché a pianto andar dovrei?

Risponder non so

o meglio non dovrei

o, al più, non vorrei.

Troppi segreti

s’attardano in cor mio

e non vorrei svelarli

a nessuno

neppure a gente mia,

che pianger essi potrian

dell’impossibilità

del pianto mio.

RM 14.8.97

Russa

Sedevo su panca

in attesa del treno

per l’Urbe.

Un attimo

e mi vidi accanto

dolce creatura

alta, ben fatta.

Mi disse che russa ell”era;

in treno accanto sedemmo.

Arrivati a stazione

la salutai.

Disparve ancheggiante.

La rivedrò?

Chissà!

Un sogno!

S. Marinella 16.8.97

Celeste creatura

Davanti a me,

a mo’ di scacchiera,

io l’alfiere

lei la dama, dolce fanciulla siede

in treno Roma-Cerveteri;

sembianze ha d’angelo,

occhiali scuri

a nasconder suoi occhi

sensuali;

sue gambe e braccia

uscite paion

da scalpello divino,

tanto son belle

e perfette.

Suo vestito turchese

pensar fa assai

a mia mente.

In treno per S. Marinella, 17.8.97

Altra dama

Altra dama oggi in treno

fortuna grande io ebbi

d’incontrarla davvero:

longilinea

abbronzata

assai giovane mi parea,

e certamente era:

capelli avea raccolti retro,

un vestititno blu,

per cui mirar potei

sue forme perfette.

leggea libro

poi smise.

Di lei solo il ricordo.

S. Marinella, 18.8.97

Alta marea

Sdraiato sul roccione

di fronte mi sta il mare

minaccioso con l’onde

luccicanti al sole.

Io mi sento beato

come appagato

dal turbinio dell’acque.

S’accendono i bassi fondali

e par che foco sprizzino

che neppur oceano

può quetare.

S. Marinella 21.8.97

Tra le rocce

Sto tra le rocce

dove caldo penetra

il sole della mia

vita segreta.

Sotto le rocce

sento un gorgoglio

insistente d’acqua

marina, desiderosa

di toccarmi, di lambire

i miei piedi stanchi

anneriti dal sole.

La brezza del mare

mi porta sollievo

dentro la roccia

che è bara della mia vita,

dei miei pensieri

arcani.

RM 1.9.97

Un giorno dopo l’altro

Passo dopo passo

a concretar miei sogni

d’una famiglia

unita assai.

Esperienza non basta mai.

Oh quanta,

quanta ce ne vorrebbe!

Quante vite?

E sarebbero sufficienti?

Quanti segreti

quante incomprensioni

quanti ritorni!

Ciò che par più strano

sono i ritorni:

frequenti

subitanei.

Vero è che c’è

vita novella

che tutelata va

a dispetto di ogni nostra

meschinità,

che altro non è se non

nostro egoismo.

Vita d’adulti

che misconosce

quella dei pargoli,

di verdi virgulti.

Un giorno dopo l’altro

alla conquista

di valori eterni.

È quanto si spera.

RM 1.9.97

Colleghi

Ho rivisto oggi

miei colleghi

dopo le ferie estive:

alcuni ammusoniti

altri nerastri

ma giulivi

altri ancor cordialissimi.

Quattro su tante

che tante non sono

porto m’han guancia.

Progresso indicibile

incredibile

in questi tempi sì freddi

ove il saluto è caro assai.

Figuriamoci un bacio!

La cultura non dispensa sorrisi.

Ciascun crede

d’esser, con error,

la cultura.