Poesie 1998

di Pietrino Pischedda

RM 16.1.98

Sensazione

Ho sensazione

che qualcosa cambia.

In peggio o in meglio?

Quando uomo perviene

a vertice d’esagerazione

allor c’è saturazione:

c’è come nausea,

senso profondo di vertigine.

Uomo non sa come scendere

a realtà ch’è sì umana.

Sensazione di cambiamento.

RM 19.1.98

Odiare

Quando tu affermi,

ripetutamente,

ostinatamente,

che nel tuo cuore

riposa l’odio

e lo scateni

quando ti pare,

sei uno stupido.

Odiare

è verbo da espulsione.

È ancora nei dizionari?

Quando un bimbo

legge “odio”

nei genitori,

impara a odiare.

Madre Teresa

ha forse odiato?

Odio genera odio.

Amore genera amore.

Sono frasi fatte?

Oh quanto vorrei

che odio non si facesse

e amore sempre ci fosse.

Pii desideri?

Basterebbe che fossero

umani.

RM 25.1.98

Perché

Mi son posto sempre

nella mia vita

dall’incipienza

della vita mia

tanti e curiosi

perché

e in fondo ’n fondo

sempre puer

io mi sono

perché mai

io non solvo

quei perché.

Perché

s’aman più animali

di persone?

Forse perché

persone

animali sono!

9.2.98

Karamazov ovvero pretesto

Due lunghe

lunghissime serate

all’Argentina,

soli noi due

a sentir dei Karamazov.

Senza te

un torpore

senza fine

posseduto m’avrebbe.

In te

mi beai

m’inebriai

mi rinnovellai

a contatto

con tua beltade

con tua bontade

con tua soavitate.

Come obliar

tuo parfum

ch’annusar

mi facesti

di tue membra?

Profumo di donna

vero

ammaliante

cicatrizzante.

Troppo brevi

quelle lunghe

serate

che ripeter

dovriam.

Lo spero.

Lo credo.

RM 13.4.98

Dolcezza

Dolcezza

sa d’astrattezza,

è vero!

Ma quando in te

concreta

essa si fa,

allor

tutta essa

s’assapora,

come mela

dolce e soave,

e si scordan

tutti i dissapori

di vita acerba

quotidiana.

Dolce tuo volto,

dolce tuo fare,

dolce tuo incedere,

dolce tutta:

non si potria

negare.

RM 25.4.96

Solitudine

Andiamo allo zoo!

Andiamo allo zoo!

Insistentemente

così mi ripeteva

oggi,

fin dal mattino,

la bambina,

dolcissimo fiore.

Non volli io andar.

M’ostinai a esser solo,

solo

nella mia inveterata

solitudine.

Due figure femminili

eran mio tormento:

una lontana

da me sospirata;

l’altra vicina,

amata.

Ne sofferse la bimba,

della mia solitudine.