Sognare: di Pietrino Pischedda

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Sognare

È inutile sognare una nuova vita ripescandola dai sotterranei del passato fatto di incontri più che sacrosanti e amichevoli. Ci vorrà del tempo, molto tempo, prima che si torni alla normalità. Tutto è all’insegna della provvisorietà, perché siamo noi che facciamo il provvisorio, noi che per indole siamo provvisori e mai risolutivi. Non abbiamo ancora capito che la tegola che ci è caduta sulla testa ha lasciato un segno profondo e ha stravolto le nostre abitudini. Niente è più normale e man mano che passano i giorni ci rendiamo sempre più convinti delle nostre fragilità. Aspettiamo il 4 maggio come una data da tempo agognata e promettente e invece ci siamo illusi, abbiamo sognato invano. Stride il fatto che le limitazioni siano ancora così forti e, per un certo verso, così coraggiose nei confronti della Chiesa, a cui continua ad essere impedita la possibilità di celebrare appieno la liturgia sacramentale. È in atto una discussione su questa materia. Sta il fatto che di fronte a un male così devastante tutti rimaniamo disorientati e sconcertati. Chi ha poteri decisionali deve attenersi al giudizio critico della scienza che scruta seriamente e responsabilmente il da farsi. Tutti vorremmo ripartire subito; abbiamo tutti fretta, non considerando il pericolo di una recrudescenza del virus  che vogliamo combattere a tutti i costi. Per un bel po’ di tempo niente sarà come prima. Certamente ne usciremo rinnovati, anche se toccati profondamente negli affetti più cari. Nelle metropoli la quotidianità assumerà una cadenza diversa che forse ci abituerà a rispettare regole comportamentali prima disattese.
Vedremo!
Aspettiamo intanto l’alba di un nuovo giorno!
Petrus Pischedda Scriptor
Roma 27 aprile 2020
Sognare
È inutile sognare una nuova vita ripescandola dai sotterranei del passato fatto di incontri più che sacrosanti e amichevoli. Ci vorrà del tempo, molto tempo, prima che si torni alla normalità. Tutto è all’insegna della provvisorietà, perché siamo noi che facciamo il provvisorio, noi che per indole siamo provvisori e mai risolutivi. Non abbiamo ancora capito che la tegola che ci è caduta sulla testa ha lasciato un segno profondo e ha stravolto le nostre abitudini. Niente è più normale e man mano che passano i giorni ci rendiamo sempre più convinti delle nostre fragilità. Aspettiamo il 4 maggio come una data da tempo agognata e promettente e invece ci siamo illusi, abbiamo sognato invano. Stride il fatto che le limitazioni siano ancora così forti e, per un certo verso, così coraggiose nei confronti della Chiesa, a cui continua ad essere impedita la possibilità di celebrare appieno la liturgia sacramentale. È in atto una discussione su questa materia. Sta il fatto che di fronte a un male così devastante tutti rimaniamo disorientati e sconcertati. Chi ha poteri decisionali deve attenersi al giudizio critico della scienza che scruta seriamente e responsabilmente il da farsi. Tutti vorremmo ripartire subito; abbiamo tutti fretta, non considerando il pericolo di una recrudescenza del virus  che vogliamo combattere a tutti i costi. Per un bel po’ di tempo niente sarà come prima. Certamente ne usciremo rinnovati, anche se toccati profondamente negli affetti più cari. Nelle metropoli la quotidianità assumerà una cadenza diversa che forse ci abituerà a rispettare regole comportamentali prima disattese. Vedremo!Aspettiamo intanto l’alba di un nuovo giorno!

Petrus Pischedda Scriptor

Roma 27 aprile 2020

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